Quale aiuto ha offerto riflettere sul senso dell’impegno in questo giornale durante questo tempo difficile, da mesi e più ancora in questi giorni di festività appena trascorse?

La pandemia ci ha messo duramente alla prova. Ci siamo trovati a dover affrontare una situazione pesante, in molti casi culminata con la morte dei cari e con l’impossibilità di poter stare loro accanto. Contagi, mascherine, lockdown, distanziamento, Italia a zone. Praticamente stiamo vivendo in una nuova dimensione, attraversata con un cuore appesantito.

Sacra Famiglia, S. Natale

Eppure, nonostante tutto, in questo Natale 2020 al tempo del coronavirus, tutto è rinato ancora una volta: Gesù Bambino è ancora con noi; Maria e Giuseppe, ancora, tra restrizioni lo hanno accolto. La fede e l’amore li hanno aiutati, sostenuti, guidati. Ci siamo lasciati andare, abbandonati alla Natività in questo Natale segnato da paure, incertezze, contagi, dolore.

A guidare in questa comprensione quanti questo giornale leggono e più ancora chi lo fa, ha contribuito e contribuisce la riflessione sulla lezione dell’ispiratrice, della fondatrice di questa testata, la signorina Tommasa Alfieri.

Tommasa Alfieri
Tommasa Alfieri

Chi vi scrive, purtroppo, non ha avuto la grazia, il dono di conoscerla nella sua vita terrena. Eppure mi è stato concesso di stare con lei da strani segni del destino, circostanze, incontri, testimonianze che sento aver realizzato in me un disegno divino che mi ha accostato a questa donna così profonda, attuale e forte. Una donna che guardava oltre, che non si fermava all’apparenza, che si avvicinava agli ultimi, ai lontani, ai dubbiosi, per testimoniare concretamente il Vangelo, per andare oltre alla partecipazione domenicale alla Messa, troppo spesso risolta in una distratta adesione. La ‘signorina Masa‘, come la chiamavano affettuosamente i suoi ‘figli spirituali’ andava oltre. Agiva, consigliava, guidava, ammoniva, ascoltava.

Del resto, come la stessa scriveva: “Ogni anima giusta che vive sulla terra è una piccola lampada cui Iddio dona la luce della grazia perché essa faccia lume quaggiù“.

“Lume quaggiù”, dunque, in una società superficiale ed effimera che guarda all’apparenza, ai like, in un egocentrismo spesso, se non sempre penoso. Un lume per fare luce in queste tenebre dove Maria è “la più splendente lampada che il Signore abbia accesa mai nelle tenebre del mondo”.

Questo mi ha sorretta, aiutata, confortata in questi giorni bui e tristi per la sofferenza dei miei fratelli in Cristo, dilaniati dalla ferocia del coronavirus.

La professoressa Alfieri nel continuo spirituale colloquio con Maria scisse una volta che l’intelligenza della Madonna “operò sempre nella luce della fede, il tuo cuore visse un’alba costante di purezza, la tua volontà si consumò in un continuo chiarore di obbedienza”.

Maria SS. Ma

La Madre Celeste è sempre il faro in questo pellegrinare incerto e fragile, il suo silenzio è il silenzio della sua presenza nei nostri passi. Una fiammella che resiste a ogni vento, anche in un tempo difficile e tormentato, con questa pandemia, come affermato da Papa Francesco: “Siamo stati costretti dagli eventi a guardare in faccia la nostra reciproca appartenenza, il nostro essere fratelli in una casa comune. Non essendo stati capaci di diventare solidali nel bene e nella condivisione delle risorse, abbiamo vissuto la solidarietà della sofferenza”.

Di questa fiammella, anzi di questa fiaccola, Tommasa Alfieri è una di quei portatori che si susseguono nella vicenda di tutti noi, per illuminare di speranza, di fede e di carità la storia umana.

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