In questo tempo scandito dal Covid-19 si è parlato di medici, paramedici, volontari, forze dell’ordine, sacerdoti e suore in prima linea giorno per giorno ognuno con il suo lavoro, ognuno con la propria mansione.
Nell’approssimarsi e poi nell’avvio della cosiddetta fase 2, si è parlato moltissimo di lavoro e pruduzione da far ripartire, si è parlato molto di che tipo e di che quantità siano odovrebbero essere i finanziamenti europei, si è parlato con dovizia di moltissimi altri aspetti della vita sociale, dal campionato di calcio ai ristoranti, dal momdo dello spettacolo al turismo.
Per la verità si è parlato anche di scuola, di lezioni via internet, di insegnanti e alunni, di modalità degli esami di maturità.
Quello di cui non si è parlato, o almeno se ne è parlato poco, è di bambini e adolescenti in quanto tali, di come stanno vivendo la pandemia e soprattutto di quali conseguenze avrà per loro questo periodo di isolamento e di distanziamento tra persone che, tradotto in bambinese, significa non poter giocare con gli amichetti e per quanto riguarda gli adolescenti, significa sprofondare in una realtà virtuale, ancora di più di quanto già non facciano.
Questo periodo difficile da gestire ci ha modificato e i piccoli hanno assorbito questo cambiamento. Del resto, siamo in una situazione mai vissuta prima dal Paese, da tutti noi, e se spaventa e disorienta gli adulti è impensabile che non abbia ripercussioni sui bambini e sui ragazzi.
Le sensazioni di instabilità e di precarietà provocano un’ansia nei genitori che ovviamente finisce per ripercuotersi sui figli.
Figuriamoci se ciò avviene in quelle famiglie dove le costrizioni hanno peggiorato situazioni già tese e precarie, nagari accentuando tensioni e conflitti. Sono lunghi tre mesi di ventiquattro ore ogni giorno in casa senza valvole di sfogo esterne.
Magari la ripresa dei bambini sarà veloce, secondo un vecchio luogo comune che peraltro non convince più di tanto. Ma con gli adolescenti (e oggi l’adolescenza sembra protrarsi ben oltre gli anni della scuola ) si tocca un tasto un po’ più complesso: vogliono capire, sapere, vogliono risposte, certezze. Vanno e devono sentirsi coinvolti, sentirsi parte della società.
Del resto sono il nostro futuro, e il cambiamento riguarda soprattutto loro. Nel processo di uscita da questa emergenza, così come nella rielaborazione di tutta questa vicenda, sarà necessario fornire loro gli strumenti adeguati per questo coinvolgimento.
Né basteranno la famiglia e la scuola, cioè le due principali strutture educative, a dare loro gli spazi di vita, i punti di aggregazione e di confronto checonsentano loro di superare i timori, di trovare ascolto e supporto per le loro esigenze.
È un compito che sollecita la società tutta. E in essa la comunità ecclesiale. Perché il punto non è tornare presto “come prima” ma riflettere davvero su cosa è veramente importante per loro, per il futuro, A bambini e adolescenti servono punti diriferimento, servono gli “eroi” ai quali rifarsi.
Per i cattolici, dalle più diffuse e incisive strutture della Chiesa universale alla meno conosciuta realtà della più piccola tra le parrocchie, gioverà tenere presentequanto detto da Papa Francesco in un’omelia di qualche tempo fa a Santa Marta, gioè di guardare “ai veri eroi che in questi giorni vengono alla luce: non sono quelli che hanno fama, soldi e successo, ma quelli che danno sé stessi per servire gli altri”.
E quindi a sentirsi chiamati a mettersi in servizio degli altri, a mettersi in gioco, perché “la vita è un dono che si riceve donandosi. E perché la gioia più grande è dire sì all’amore, senza se e senza ma”.

Laura Ciulli è una giornalista cattolica e una poetessa. Nel primo di questi aspetti ha svolto la sua attività come redattrice presso alcuni quotidiani online e come responsabile di cronaca giudiziaria e speaker radiofonica in varie emittenti viterbesi e della Sardegna. Ha co-fondato e ha diretto la testata TusciaMagazine.it, e da un anno la testata InfiniteRealtà.it. Corrispondente da Viterbo per Radio Radio nella trasmissione Doppia Vela Ventuno, realizzata in collaborazione con il ministero dell’Interno e con la questura di Viterbo e varie questure delle province del Lazio. L’ultimo impegno che ha assunto è la vicedirezione della testata giornalistica Sosta e Ripresa, fondata da Tommasa Alfieri, della quale ha ideato la versione online. Collabora anche con le testate online Il punto quotidiano.it e Ponte Adriatico.
Giornalista cattolica, dunque, come testimonia non solo la sua militanza durata per molto tempo nell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), che di per se stessa non costituirebbe una prova valoriale, e forse neppure il fatto che abbia frequentato l’Istituto di Scienze Religiose San Bonaventura da Bagnoregio, ma soprattutto la determinazione a improntare sempre più la sua attività pubblicistica e comunicativa all’attenzione peculiare alla verità, al confronto e alla verifica con la verità di ogni evento e di ogni notizia che il giornalismo cattolico dovrebbe avere. La sua crescita professionale in questo senso è stata continua, fin dalle prime giovanili esperienze. In questo si ascrive il servizio, a titolo completamente gratuito, che presta a Sosta e Ripresa, il giornale fondato da Tommasa Alfieri, un tempo periodico solo cartaceo e trasformato in quotidiano online soprattutto grazie al suo personale impegno. Un impegno sostenuto da un sempre più approfondito confronto con gli scritti della fondatrice e con il suo magistero laicale. Socia Anps, Associazione Nazionale Polizia di Stato, socia fondatrice del Gruppo Volontari Sezione Anps Viterbo, donatrice Avis ed iscritta al Gruppo DonatoriNati della Questura di Viterbo.
Come poetessa Laura Ciulli ha all’attivo alcune premiazioni e selezioni in concorsi nazionali come Aletti editore, Premio letterario IBISKOS, Associazione Amici dell’Umbria, Centro Culturale Internazionale d’Arte SEVER. Secondo la professoressa Biondolillo, quotata critica d’arte, “Accostarsi alla poesia di Laura Ciulli è come attraversare i sentieri di un mondo spirituale ove troviamo l’Io tramite un linguaggio poetico della ricercatezza del verso basato sull’accostamento della parola densa di significato concentrato sull’acquisizione dell’essenzialità…”
