Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv, 15, 13).

Ci sono due modi per testimoniare l’adesione a questa parola del Signore: spendere la propria vita nel servizio agli altri ed essere pronti a sacrificarla. C’è una giovane donna, che questi modi ha vissuto entrambi.

Si chiamava  Emanuela Loi. Era agente scelto della Polizia di Stato, morta nella strage di via d’Amelio, domenica 19 luglio del 1992 quando, alle 16:58, a Palermo, esplode  l’autobomba che uccide il giudice Paolo Borsellino e i cinque poliziotti della sua scorta.

Di quella scorta faceva parte questa ragazza solare, piena di vita. Non aveva ancora  25 anni. Era nata a Sestu, in provincia di Cagliari, nel 1967, amava i bambini, voleva fare la maestra, tanto da ottenere l’abilitazione e provava, nel frattempo, tutti i concorsi. Seguendo la sorella partecipò anche  al concorso in Polizia, vincendolo a pieni voti.

Sempre sorridente, ma anche determinata e ligia al dovere, finisce a Palermo. Sono anni difficili. La Sicilia, tra gli anni ’80 e ’90, è dilaniata dall  mafia. Emanuela, come raccontano i familiari, ha paura, ma non si tira indietro. Dopo il ruolo di piantone, le affidano la scorta all’allora onorevole Sergio Mattarella, al quale avevano ucciso il fratello Piersanti, presidente della regione Sicilia.

Successivamente, nel giugno del 1992, viene destinata alla scorta del giudice Paolo Borsellino. Un mese prima che prendesse servizio in questo compito, il 23 maggio, era stato ucciso il giudice Giovanni Falcone, la moglie Laura Morvillo e la scorta nella strage di Capaci.

Emanuela Loi
Emanuela Loi

Tutti, lui per primo, sanno in quei giorni che il prossimo bersaglio sarebbe stato Borsellino. Far parte della sua scorta significa rischiare ogni istante di saltare in aria. Emanuela Loi non si sottrarre al proprio dovere. Rinuncia persino alle vacanze in Sardegna, perché a suo dire avrebbe privato delle ferie un collega.

Altruista, una donna altruista nel quotidiano. Tenace, responsabile fino all’ultimo, probabilmente sempre più conscia dei rischi, dei problemi, delle difficoltà. Rimane al suo posto, per proteggere con i suoi colleghi il giudice Borsellino, agnello presto immolato, conscio anche lui del sacrificio che presto avrebbe compiuto in nome del dovere, ma anche  da uomo di profonda fede, alla sequela del Vangelo. La mafia li attende in quella domenica, dilaniando i loro corpi, ma non la loro anima, i loro pensieri, il loro ricordo.

Emanuela era una giovane donna ed era una lavoratrice. “Il contributo delle donne è impareggiabile per l’avvenire della società”, disse Papa Francesco alla vigilia della Giornata Internazionale della donna. E sempre il Papa, citando la sua enciclica Laudato si’, in un discorso rivolto ai lavoratori cattolici Papa Francesco disse che “Il lavoro non è soltanto una vocazione della singola persona, ma è l’opportunità di entrare in relazione con gli altri: «qualsiasi forma di lavoro presuppone un’idea sulla relazione che l’essere umano può o deve stabilire con l’altro da sé” (Lett. enc. Laudato si’, 125). Il lavoro dovrebbe unire le persone, non allontanarle, rendendole chiuse e distanti“.

Emanuela Loi, la giovane poliziotta sarda, ha incarnato fino alla morte questi valori che sono il pilastro di una società civile. A lei onore e profonda stima per la grande eredità che ci ha lasciato. Il suo esempio di sacrificio, abnegazione, coerenza la rendono un emblema, un simbolo.

Emanuela Loi, Parco Terni, Anps Terni
Parco intitolato a Emanuela Loi a Terni

A lei sono state dedicate scuole, strade, piazze per mantenere viva la sua memoria e per insegnare a tutti noi che la mafia, come il male, va combattuta, fermata. Come i suoi colleghi morti in quella e in altre stragi di mafia, Emanuela Loi  è medaglia d’oro al valor militare. Per chi crede nell’amore del Signore è anche qualcos’altro.

Foto tratte dal web

Foto del parco intitolato ad Emanuela Loi per gentile concessione dell’Anps Sezione Terni

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