Greccio, il  borgo medievale in provincia di Rieti, arroccato a 705 metri di altitudine, sulle pendici del Monte Lacerone, da quasi secoli appare quasi una nuova  Betlemme nel cuore dell’Appennino laziale.

Il santuario francescano che vi sorge è legato legato, infatti,  alla rappresentazione del primo presepe vivente che san Francesco volle nella notte di Natale del 1223.

Del grande messaggio di pace d’amore lasciato in questo luogo dal Poverello di Assisi è icona anche l’affresco con la Madonna che allatta Gesù Bambino, con l’infinita tenerezza che trasmette del  muto dialogo tra Madre e Figlio, tra noi e la nostra Madre Celeste attraverso Gesù.

Admirabile signum, Papa Francesco a Greccio

Vengono in mente le parole di Papa Francesco nella lettera apostolica “Admirabile signum”, firmata nella prima domenica d’Avvento durante la sua visita a Greccio: “A fare il presepe si impara da bambini … mi auguro che questa pratica non venga mai meno…anzi, spero che, là dove fosse caduta in disuso, possa essere riscoperta e rivitalizzata”.

Riscoprire e rivitalizzare, due inviti per cogliere l’essenziale, proprio a Greccio, così caro a San Francesco, che a un signore del luogo il Poverello di Assisi disse: “Ecco vorrei che in qualche grotta della montagna che possiedi facessi collocare una mangiatoia con il fieno e vi conducessi un bue e un asinello così come erano a Betlemme. La notte di Natale verrò lassù e, tutti insieme, pregheremo nella grotta”.

Greccio

Nel martirologio romano alla data del 4 ottobre si ricorda la memoria liturgica di san Francesco, “… che dopo una spensierata gioventù, ad Assisi in Umbria, si convertì a una vita evangelica, per servire Gesù Cristo che aveva incontrato in particolare nei poveri e nei diseredati, facendosi egli stesso povero. Unì a sé in comunità i Frati minori. A tutti, itinerando, predicò l’ amore di Dio, fino anche in Terra Santa, cercando nelle sue parole come nelle azioni la perfetta sequela di Cristo, e volle morire sulla nuda terra“.

C’è in queste parole l’essenziale di san Francesco, che si è lasciato trasformare da Cristo, diventando “tutto di Dio”. Libero attraverso la povertà, libero per Dio, nell’amore incondizionato per tutti, per gli ultimi, i diseredati.

Un santo amato non solo dai cristiani, ma anche  da  chi è  lontano dalla religione, ma si ritrova in quegli  ideali di giustizia, di riconciliazione, di pace che furono suoi.

Ancora oggi, in questo tempo di incertezza e di ingiustizie che anche la pandemia del Covid-19 ha contribuito ad aggravare, il messaggio del santo assisiate  mantiene intatto e forse rende più urgente il suo significato.

Padre Enzo Fortunato ofm conv
Padre Enzo Fortunato, Ofm Conv

Sono, dunque, da condividere la considerazioni fatte dal portavoce del Sacro convento di Assisi, padre Enzo Fortunato Ofm Conv,  in un’intervista al Corriere della Sera:”Siamo in strada tra la gente, pronti ad abbracciare il lebbroso proprio come faceva il santo di Assisi. Nessuno lasciato solo. Nessuno abbandonato al proprio destino.  Nessuno ai margini della società“.

Assisi, Crocifisso di San Damiano
Assisi, Crocifisso di San Damiano

Guardando tutt’ intorno in questo santo luogo non si può fare a meno di pensare alla preghiera scritta da San Francesco:

O alto e glorioso Dio,

illumina le tenebre
del cuore mio.

Dammi una fede retta,
speranza certa,
carità perfetta
e umiltà profonda.

Dammi, Signore,
senno e discernimento
per compiere la tua vera
e santa volontà.

Amen.

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