Nota del direttore responsabile: La notizia della morte di Hans Kung colpisce quanti nei decenni seguiti al Concilio Vaticano II hanno dovuto confrontarsi con la fatica del pensiero sulla Chiesa, hanno dovuto in qualche modo saggiare la propria fede nel crogiolo delle vicende storiche e in quelle della propria quotidianità. Se la teologia, il pensiero e il discorso su Dio, è quello della celebre, ormai proverbiale definizione “in una mano la Bibbia e nell’altra il giornale” del teologo protestante, Karl Barth, certo Kung in essa ha speso tutta la sua vita, anche dopo che gli fu tolta la qualifica di teologo cattolico e con essa la cattedra all’Università di Tubinga. Le opinioni su Kung restano diverse e contrastanti, né la sua morte è destinata a mutare questo fatto. Di certo, però, si può dire che Kung per tutta la vita ha cercato un vocabolario della lingua di Babele, quella comune a tutta l’umanità che la superbia degli uomini ha confuso e ancora confonde. Sosta e Ripresa affida il ricordo di Hans Kung a don Gianni Carparelli anche, forse soprattutto, nella convinzione che sia compito di tutti perseverare nella stessa ricerca di una nuova e possibile lingua di Babele. (p. n.)
Hans Kung lascia questa terra e questo mondo il 6 aprile 2021 a 93 anni. La stampa lo annuncia con il titolo: Il Teologo Ribelle. A me non sembra corretto che nell’immaginario collettivo resti impressa questa definizione. Ho letto molti dei suoi scritti (Dio esiste?, Chiesa, Credo, Ricerca delle tracce, Islam, Essere cristiani, Di Fronte al Papa, Teologia in cammino…) e da sempre ho seguito il suo progetto per una ‘Etica mondiale’ (la Weltethos). Il 13 ottobre 2011 viene eseguita dalla Berliner Philharmoniker, la sinfonia corale Weltethos dove l’ideatore Hans Kung desidera che nei sei movimenti si dia spazio ai valori fondamentali dell’etica mondiale: Umanità, Reciprocità, Non violenza, Giustizia, Sincerità, Solidarietà e dedicandoli alle sei più grandi tradizioni religiose dell’umanità: confuciana, induista, buddhista, ebraica, cristiana e musulmana.
Valori che non vanno, come scrive nella sua monumentale autobiografia: “Una battaglia lunga una vita” (2015, edizione Italiana), “attribuiti in via esclusiva a una religione, bensì espressi in modo affermativo come peculiarità particolari attraverso una citazione chiave della tradizione in questione e attraverso un recitativo introduttivo” (pag. 976-977). Quando, dopo la elezione a Papa di Joseph Ratzinger, che era stato suo collega nell’insegnamento, fu invitato a incontrarlo a Castel Gandolfo (24 settembre 2005), lo stesso Benedetto XVI commentò che aveva apprezzato molto: “… lo sforzo del professor di contribuire a un rinnovato riconoscimento degli essenziali valori morali dell’umanità attraverso il dialogo delle religioni e nell’incontro con la ragione secolare” (pag. 1030).
Kung non nascose il suo entusiasmo alla nomina di Papa Francesco con il quale ci fu uno scambio di lettere. Kung inviò anche al Papa il 13 maggio 2013, due suoi libri in lingua spagnola: ‘Ciò che credo’ e ‘Salviamo la Chiesa’. Il Papa lo ringraziò per il dono. Dall’indice della autobiografia non si può fare a meno di notare gli spazi entro i quali Kung si muoveva. Spazi immensi per una fede incarnata nella storia e non arrampicata sugli specchi. Interessante vedere che la parola “libertà” circola abbondantemente attraverso le 1172 pagine della edizione italiana dell’autobiografia. “Idee, Passioni, Speranze” sono il sottotitolo del testo e definiscono molto chiaramente il cammino luminoso di un pensatore della fede che vive di fede. Che non è un ribelle nel senso che viene dato da chi ha timore di pensare al di là… “out of the box”. Tutt’altro. Ci aiuta a riflettere e a tentare di capire la fede. Mi sembra di vedere in lui un ambasciatore ‘non autorizzato’ dei valori umani e cristiani nel mondo.
Certamente la sua visione di Chiesa non è clericale ma sinodale. Come dovrebbe essere. Il Concilio invitava ad aprire le finestre della Chiesa affinché potesse entrare l’aria nuova e fresca di un mondo in cambiamento e per far uscire un’aria rinnovata di fede incarnata e non solo devozionale. In chiusura della sua autobiografia Hans Kung offre una sua preghiera nella lingua degli uomini di oggi. Termina così:
“ … Così tranquillo e fiducioso, pongo anche il mio futuro nelle tue mani. Siano molti gli anni o solo poche settimane, mi rallegro di ogni nuovo giorno che mi è donato e lascio a te in piena fiducia senza preoccupazione e angoscia, tutto ciò che mi attende. Perché tu sei come l’inizio dell’inizio e il centro del centro come anche la fine della fine e il fine dei fini. Ti ringrazio mio Dio, perché tu sei misericordioso e la tua bontà dura in eterno. Amen. Così sia” (pag. 111-12).
Nel mio immaginario colorato di fede, vedo il Signore che apre la porta al sacerdote Hans Kung, lo abbraccia e gli dice: “Benvenuto. Mi hai capito più di tanti altri. La Chiesa te ne sarà grata”.
Forse già lo è. Che riposi in pace, nella Pace.
Nato a Viterbo nel 1942. Studi classici a Viterbo. Specializzazione in Teologia presso il Laterano e in Scienze della Educazione presso l’Università Salesiana a Roma. Negli anni 1970-75: Insegnante di psicologia e pedagogia nel Seminario Regionale de La Quercia, di Religione presso l’ITIS di Viterbo, e di Etica Sociale e Deontologia presso la scuola di specializzazione per Fisioterapisti a Villa Immacolata di San Martino al Cimino (Vt). Nel 1975 parte per il Brasile dove ha svolto il suo servizio nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima e nella baraccopoli (favela) di San Carlos. Nello stesso tempo fu invitato (visiting professor) a insegnare Etica Sociale e Introduzione al Cristianesimo nel biennio universitario della Università Cattolica (PUC) di Rio de Janeiro, e come terapeuta presso l’Istituto INFA, sempre a Rio de Janeiro. Ha passato mesi nella missione di Oyapoque in Amapà, sostituendo un padre del PIME malato di malaria. Dal Brasile fu invitato ad aiutare la comunità Italiana a Offenbach on Main (Germania) e poi in Canada (Toronto, Montreal. Vancouver), dove iniziò un programma di Comunità terapeutica per giovani con problemi di dipendenza da sostanze. Il programma è conosciuto come caritas.ca/school of Life. Per le persone affette da problemi di salute mentale o doppia diagnosi diede vita al programma Mens Sana, e per le ragazze, insieme alle suore passioniste, al programma Mater Dei, ora conosciuto come “sister carmelina’s home for women”. Ha anche prestato servizio pastorale in diverse parrocchie multilingue: italiano, inglese, portoghese e spagnolo. Il suo lavoro di terapia delle dipendenze “High on Life”, è stato pubblicato con la collaborazione di Michael Tibollo, ministro della sanità (per le dipendenze e la salute mentale) in Ontario-Canada. Il lavoro delle sue organizzazioni ha ricevuto diverse onorificenze e riconoscimenti sia dal governo canadese che quello italiano.
È autore di più di 40 pubblicazioni in italiano, inglese e portoghese su temi come: pedagogia dell’intervento terapeutico, racconti e favole, poesie, manuali educativi per le famiglie, temi di spiritualità e religiosi. Editorialista, con centinaia di articoli, sulla stampa italo-canadese: il cittadino (Montreal nel Quebec), Il Corriere Canadese (Toronto e Ontario); ospite regolare di programmi radio (CHIN) e televisione (OMNI e Telelatino). Hanno presentato i suoi libri: i cardinali Loris Capovilla e Fortunato Frezza, i vescovi di Viterbo Dante Bernini e Lorenzo Chiarinelli, Don Luigi Ciotti, padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp., il vescovo Pedro Casaldaliga in Brasile, il vescovo ausiliare di Toronto John Boissoneau.
Ha passato periodi più o meno lunghi in territori di missione: Uganda con amici medici del CUAMM, India (Kolkata, nelle missioni di Madre Teresa), Ecuador a Simiatug con Padre Sandro Chiecca e i Quechua, Seong- nam (Corea del Sud) nell’opera di Padre Vincenzo Bordo (Anna’s House). Infine è stato con Migrantes in Inghilterra, nella missione Italiana di Enfield.
Attualmente vive a Viterbo, dove ha prestato servizio pastorale a Canepina (Vt) e presentemente opera a Castel d’Asso (zona etrusca di Viterbo), dove segue una piccola ma attiva comunità alla ricerca di vivere il messaggio cristiano oltre le abitudini devote. Don Gianni continua a pubblicare lavori, anche provocatori, sulla Liturgia che dovrebbe essere il luogo del cambiamento della Chiesa e della sua presenza nel mondo, come scrive Benedetto XVI.
È collaboratore abituale di Sosta e Ripresa per la quale ha curato per diversi mesi la rubrica Spezzare la Parola.
