Dopo giorni e giorni di preoccupazioni, pensieri e dubbi, ma anche di fede e speranza il pellegrinaggio lungo la via Francigena è ormai organizzato. Non resta che partire con coraggio e tanta determinazione confidando nella Provvidenza per tutti gli ostacoli, prevedibili e a sorpresa, che si sarebbero presentati nel lungo viaggio a piedi dal Piemonte a Roma.
Così il 14 luglio Quara parte caricata dei pesi indispensabili alla lunga transumanza. Via via lungo i giorni avrebbe sentito risvegliarsi istinti primordiali e consolidarsi la certezza che il suo compagno di viaggio, il suo padrone Ezio, non l’avrebbe mai abbandonata di fronte ad alcun ostacolo.

Sì, perché Quara è una asinella all’apparenza esile, ma resistente e tenace e forse aveva capito che l’attendeva un lungo viaggio attraverso la pianura piemontese e lombarda, l’appennino tosco-emiliano, le colline toscane a poi quelle laziali, fino a entrare in Piazza San Pietro a Roma per aiutare Ezio a concludere il suo cammino di fede. Del resto Quara ha lo stesso sangue di chi portò Maria da Nazareth a Betlemme e di chi portò Gesù nell’ingresso a Gerusalemme dove avrebbe si sarebbe realizzata la riconciliazione dell’umanità con Dio.
In realtà all’inizio Quara se la prese un po’ comoda ed Ezio dovette incominciare a ricredersi su tante cose, a partire dalla cognizione propria del tempo, visto che per il primo chilometro occorse un’ora, e che la cosa sembrava ripersi, il che a un uomo in pellegrinaggio può risultare fastidioso considerato che è come non essere padrone delle proprie gambe. Un andare tanto lento da far perdere la pazienza. Ma non si può e non si deve; c’è piuttosto da dimenticare la vita di tutti i giorni, per calarsi in questa nuova dimensione e riuscirvi non è cosa poca, né facile.
In questo lo avrebbe aiutato l’attenzione a Quara, perché tutto cambia in queste condizioni, a partire dai sentieri che si dovranno percorrere. Strade ben diverse da quelle frenetiche in cui il tempo tutto decide. Con Quara è impensabile e così piano piano Ezio si adatta accompagnandola, passo dopo passo, fermata dopo fermata, per brucare un boccone d’erba e per sostare proprio quando trova quella che più gradisce.
Ma è utile anche questo a dare senso al pellegrinaggio: l’asinella ammaestra il suo padrone a valutarne le necessità, il che fa parte del suo amarla. Sarà così possibile affrontare l’intero tragitto, con un’enorme serenità che cresce in Ezio con il farsi più attento alle esigenze di Quara che alle proprie. Una quindicina di chilometri al giorno, un po’ più un po’ meno a seconda delle difficoltà del terreno, sono il giusto tragitto da percorrere per non affaticarla e per affrancare se stesso dalla vita frenetica, spesso nevrotica, sempre in corsa contro il tempo.
Il passo dell’asinella non conosce tempo e si ferma non solo per gustarsi un filo d’erba, ma anche per… ascoltare. A volte, infatti, si bloccava improvvisamente, alzando la testa e le orecchie. Inizialmente Ezio non capiva il perché, ma una ragione c’era: dopo qualche minuto arrivava una bicicletta o qualche pellegrino a piedi al cui avvicinarsi Quara si rivelava guardinga per poi riprendere la sua strada. Per Ezio invece, giorno dopo giorno, è stato come sentirsi trasportato in un passato lontano, con le giornate scandite dall’alba e dal tramonto e ciascuna, pur nelle diversità dei percorsi, degli incontri e delle riflessioni, chiedeva le stesse incombenze.
Tutto incominciava all’alba con la strigliatura di Quara, la pulizia degli zoccoli, il controllo delle zampe e non solo, alla ricerca di eventuali ferite. Poi bisognava metterle il basto e stringerlo a più riprese perché lei si gonfiava per non sentirsi stringere troppo per poi sgonfiarsi e quindi le cinghie dovevano essere ritese portandole fino a renderle ben salde per favorirne un cammino senza troppa fatica. Legate quindi le borse laterali con tutto il necessario per Quara, più la tenda, il sacco a pelo, la cucina da campo, il materassino e quant’altro di utile si mettevano in cammino. Era un po’come dover preparare un bambino prima di andare a scuola.
Per luoghi sempre diversi, a partire dal tratto iniziale da Osasco (Torino) a Chivasso, lungo piccoli centri e zone rurali che non avevano né ostelli né altro per pellegrini e tanto meno per Quara. Un primo percorso obbligato fuori dalla via Francigena per evitare a Quara, l’attraversamento della cintura di Torino, con il suo traffico caotico e con inevitabili difficoltà da non sottovalutare. Ma… “aiutati che il ciel t’aiuta” e poi … laddove non funzionasse il proverbio, c’è sempre la Provvidenza che mai ti abbandona se la sai invocare.
Un aiuto ad Ezio lo ha dato l’unica cosa portata con sé dalla modernità, un telefono cellulare. Qualche telefonata al Comune o alla Pro loco del prossimo centro lungo il cammino o magari una ricerca su internet, e l’aiuto arrivava. La sindaca di Cercenasco, Teresa Rubiano, e li ha ospitati nella piazza del Comune, Quara in un cortile ed Ezio in un locale con i servizi igienici e una brandina usata dal militare di guardia durante le elezioni locali. E ha fatto portare fieno abbondante per Quara. Curiosa anche la sosta a Carignano dove una famiglia che già una volta, per un evento legato al percorso di San Francesco, aveva dato ricetto a una carrozza, li ha ospitati nel proprio giardino dove è stata piazzata la tenda per la sosta. Tutto questo primo tratto, comunque, era stato pianificato per telefono.
Arrivati a Chivasso entrarono nella Via Francigena dove venne in aiuto un elenco di ostelli B&B e altro per ospitare pellegrini. Ma era un problema la distanza tra tappa e tappa considerato che sono fissate in relazione al passo del pellegrino, 25-30 chilometri al giorno, troppo per Quara che a metà percorso doveva necessariamente fermarsi. Ezio non sempre trovava ricovero per telefono, ma incredibilmente incontrava sempre per strada persone che si offrivano di ospitarli con tanto di fieno, perché a dirlo in proverbio … “Dio vede e Dio provvede”. Quando trovò o posto in un B&B sito in un condominio, con un cortile piccolo piccolo, era rimasto senza fieno, ma notò un supermercato dove prese quattro chili di carote e due di patate permettendo così a Quara di pasteggiare comunque.
Lungo il tragitto capitava anche d’incontrare persone che offrissero loro qualcosa fosse anche solo acqua fresca, comunque più che gradita in quelle calde giornate sia da Ezio, sia da Quara. Una volta incontrarono un ciclista che andava in senso contrario e che dopo non molto tempo Quara si fermò, alzando la testa e le orecchie e attendendo immobile. Poco dopo, lo stesso ciclista tornò indietro salutando e continuando a pedalare fino a sparire al loro sguardo. Lo rividero arrivare molto dopo, ancora in senso contrario. Questa volta si fermò: “Mi sono permesso di portarle un caffè e un cornetto”, disse sorridendo
Giorno dopo giorno e passo dopo passo, in Ezio aumentava l’attenzione alla natura che li circondava o più propriamente la riscopriva. Pellegrinaggi ne aveva fatti tanti e sempre a tappa raggiunta andava a gustarsi la parte artistica delle città. Ma con Quara non poteva. Non poteva lasciarla sola perché sentiva che l’asinella aveva bisogno di una chiacchierata, di una attenzione, di un sorriso e di un abbraccio. Partecipazione e condivisione, tanto in cammino quanto a riposo, erano regole che aveva imparato.
In cambio il modo del cammino di Quara lo portava istintivamente ad osservare più attentamente tutto ciò che lo circondava, da un insetto che si posava su un fiore al colore del fiore steso. Anche i profumi della campagna come dei boschi li sentiva più profondi, più pieni, più… inebrianti. E tanta attenzione al creato lo riempiva di gioia, serenità e gratitudine verso il Creatore. E di riconoscenza anche per Quara che lo obbligava a tante piccole soste.
Poi affrontarono il passo della Cisa, un valico che separa l’appennino ligure da quello tosco-emiliano alla cui sommità si arriva a circa mille metri di dislivello dalla pianura. Lo fecero lungo sentieri ripidi e difficili. A volte Ezio si caricava parte del peso portato da Quara per agevolarle la salita, oppure nei sentieri troppo stretti le toglieva le borse laterali con le quali non sarebbe riuscita passare. Talora alberi caduti ostruivano il passaggio e si doveva aggirare l’ostacolo passando tra fitti cespugli. Quara era davvero bravissima ad adattarsi a tutte le situazioni, ma a Groppo d’Aloisio si trovarono davanti a un ponte tibetano su un corso d’acqua e su quello certo non poteva passare. Dopo un momento di sconforto, Ezio ebbe l’idea di cercare un guado più in basso. Lo trovò, tolse a Quara tutto il carico che portò a spalla sull’altra riva e poi tornò a prendere l’asinella sperando di poter guadare anche con lei. Piano piano e sobbalzo dopo sobbalzo, rassicurandola continuamente, riuscirono a farcela. Ezio abbracciò, baciò e riabbracciò Quara tanta era la gioia del successo, convinto che a ottenerlo avesse dato un contributo essenziale la fiducia dell’asinella in lui.
Capitava anche di fare tappa in un B&B, dove c’erano pure i campi estivi per bambini. Qui l’asinella si faceva guardare, fotografare, accarezzare senza mai dimostrare timore nonostante la confusione. Sapeva di avere vicino Ezio che avrebbe pensato a tutto.
Arrivato in Toscana ci fu l’incontro con il delegato alla via Francigena in quella regione, Giovanni Corrieri, che avrebbe organizzato tutte tappe toscane in posti idonei per il pellegrino e per l’asinella facendo sempre trovare tutto l’occorrente per entrambi.
Completato il tragitto toscano, a Corrieri subentrò la delegata per la Francigena viterbese Alessandra Croci, altrettanto di aiuto lungo il percorso con precise e preziose informazioni.
Nell’entrare a Roma, sul sentiero di Monte Mario, un ultimo ostacolo: sbarrava loro la strada un grosso tronco impossibile aggirarlo poiché chiuso da entrambi i lati da rovi molto alti. Ezio si vide costretto a telefonare all’ufficio locale della Francigena per poterlo far rimuovere. Lo rassicurarono di una pronta attivazione, ma Ezio torno a chiamarli solo per ringraziarli, perché di interventi non ci fu bisogno. Quara, infatti, decise di poter saltare quell’ostacolo come avrebbe fatto un cavallo.

Ezio l’abbracciò, sentendo in modo ancora più chiaro come l’asinella fosse disposta a tutto per il suo accompagnatore. E lo dimostrò ancora entrando a Roma senza innervosirsi o spaventarsi lungo i circa quattro chilometri di via Trionfale dove le macchine sfrecciavano strombazzando e i passanti la fermavano continuamente per una foto o per un video.
Dopo settanta giorni entrarono in Piazza San Pietro, dopo un percorso misurato 990 chilometri. Ma in realtà avevano camminato molto di più: il contapassi Pacer, un altro strumento portato dalla modernità ne aveva registrati 1.276, al termine di un pellegrinaggio di fede arricchito anche dalla loro amicizia.
N.d.r: Per chi volesse ripercorrere tutto il tragitto di Quara ed Ezio, questi ha fornito il suo diario delle tappe. A imitazione di Sigerio, l’arcivescovo di Canterbury che nel IX secolo inaugurò, per così dire, la via Francigena, segnando appunto, su invito di Papa Giovanni XV, le 79 tappe del suo viaggio di ritorno da Roma a Canterbury.
