Singolare concezione di Democrazia
“Si me freghi sul prezzo della carbonella, figuramose sul resto”, così Alberto Sordi nel film Il Marchese del Grillo.
L’Assessorato al welfare della Regione Lazio la scorsa estate inoltrò lo schema di Piano Sociale Regionale 2025-2027 (1) alle seguenti “entità”: Consulta regionale per i problemi della disabilità e dell’handicap; Tavolo regionale di confronto permanente sul tema della disabilità; Tavolo regionale della rete della protezione e dell’inclusione sociale; Consulta regionale delle Aziende pubbliche di
Servizi alla Persona ASP; Consulta regionale per la cooperazione sociale; Osservatorio politiche sociali; Tavolo terza età.
Chi sono e che fanno queste “entità”? L’ho chiesto a presidenti di Associazioni di volontariato attive sul territorio della Tuscia. Ecco le risposte:
-ultima riunione a cui ho partecipato circa un anno fa si erano fatte proposte e si era ipotizzato un piano di cui poi si sono perse le tracce.
-Tizio ha fatto parte, forse ancora, di una entità regionale, ma non saprei quale. Un’altra entità era presieduta da un Signore della Protezione Civile della provincia. Una volta ci venne anche a parlare ma non ricordo chi fosse.
-Alcune mi sono note, altre no. Il regionale della mia associazione partecipa ad alcuni tavoli ma non so quali. Non ne conosco la composizione. Per me sono entità distanti e non so se e quanto abbiamo peso. Vedo i sindacati sempre presenti e mi chiedo che ci stanno a fare. Io non ho mai ricevuto informazione da organi regionali, mai. Fra questi organismi e il nostro territorio non esiste collegamento. Forse, dovremmo crearlo.
-Se non è cambiato, Caio faceva parte della Consulta regionale per i problemi della disabilità e dell’handicap. Le altre entità non le conosco.
-Sempronio fa parte della Consulta regionale per i problemi della disabilità e dell’handicap. E comunque i membri sono ancora tutti di Roma e sul territorio non c’è rappresentanza. Almeno non c’era, ora non so. Ma non ho mai avuto idee chiare.
Su queste risposte ha merito riflettere.
Mi permetto per prima cosa di evidenziare e commentare alcune frasi stralciate dalle risposte.
-“un piano di cui poi si sono perse le tracce”: è un vecchio trucco far perdere le tracce di chi c’era, di cosa si è detto e quando.
-“i sindacati sempre presenti e mi chiedo che ci stanno a fare”: bella domanda. E per caso non c’è disallineamento con l’art. 4 della 117/17 (Riforma del Codice del Terzo Settore)?
-“sul territorio non c’è rappresentanza”: può essere diversamente se chi siede in quelle “entità” non è espressione del territorio?
-“fra questi organismi e il nostro territorio non esiste collegamento.”: sic.
Non so a voi, ma a me è tornato in mente Il Castello di Kafka.
Ma procediamo. Nel marzo del 21, la Regione Lazio avanzò una timida proposta (2) di apertura alla partecipazione delle Associazioni di volontariato del territorio: del tipo, per capirci, di quelle che hanno dato le risposte su riportate. La “timida proposta” della Regione Lazio prevedeva l’istituzione di un “Consiglio regionale del Terzo settore” composto da 28 membri. 18 di questi 28 sarebbero stati “designati”. Solo dieci, fra i venti che fossero stati eletti dalle Associazioni di volontariato del
territorio, avrebbero fatto parte dei 28.
Avete capito bene: solo 10, dei 20 eletti dalle Associazioni di volontariato del territorio, sarebbero divenuti membri di quel “Consiglio”. Cioè: gli eletti avrebbero contato al 50%.
I “designati” non eletti sarebbero stati: sei di cooperative sociali più rappresentative (decise da chi?); sei dell’associazione di ETS più rappresentativa nella regione (decisa da chi?); un rappresentante del CSV Lazio; tre dei sindacati (quali sindacati? Anche questi fra i più rappresentativi? E decisi da chi?); uno di Anci Lazio; il Direttore della Direzione regionale competente in materia; un segretario, funzionario della Direzione regionale. In totale18 su 28: la maggioranza.
Davanti a questa singolare concezione della democrazia, alcune associazioni di volontariato attive sul territorio rivendicarono pari dignità per tutti e 20 i rappresentanti da loro eletti equiparandoli tutti e 20 ai rappresentanti “designati” e non eletti. Sarebbe difficile non essere d’accordo con la loro rivendicazione.
Per quanto “singolare” fosse la concezione della democrazia alla base della “timida proposta”, tuttavia, di questa si sono perse le tracce. Forse, anche quella “timida proposta” basata su quella “singolare” concezione della democrazia era sembrata eccessiva. Forse hanno pensato, in Regione Lazio, è meglio continuare ad “interagire” solo con “entità” regionali non elette ma designate e
sconosciute sul territorio. Si sarebbero evitate spiacevoli complicazioni: una potenziale maggioranza in mano di eletti, avrebbe complicato e reso meno “scattante” la democrazia.
Comunque, cambiata la Giunta, sulla “timida proposta” scese l’oblio. Per contro, resto convinto che occorra riproporre quel tentativo, migliorandolo senza timidezza e soprattutto per azione del territorio. Se non sarà fatto dalle Associazioni di volontariato del territorio, difficilmente lo faranno i componenti, non eletti, di “entità regionali” del tipo di quelle delle quali sopra era parola e difficilmente lo farà la attuale Giunta della Regione Lazio.
Quanto sopra può sembrare poca cosa ai non addetti ai lavori. A loro può sembrare che le sorti della democrazia non si giocano a questo livello: ben altri e ben più gravosi sarebbero i problemi che attanagliano la DEMOCRAZIA: li rimando alla battuta del Marchese del Grillo sul prezzo della carbonella.
Raimondo Raimondi – Presidente della Consulta del Volontariato di Viterbo
(1) https://www.regione.lazio.it/notizie/schema-piano-sociale-regionale-2025-2027
(2) https://volontariatolazio.it/wp-content/uploads/2021/10/RegioneLazio_Deliberazione119_2021.pdf
