Nota della Direzione

Riceviamo e pubblichiamo un contributo inviatoci da Lampedusa, il cui autore preferisce mantenere l’anonimato. Dopo averne accertato l’identità, Sosta e Ripresa rispetta questa condizione.

A volte crediamo che l’Inferno sia un luogo posto sotto il suolo terrestre, pieno di tenebre, fiamme e punizioni eterne. Non ci si rende conto – invece – che gli inferi esistono anche sulla terra. Lo scorso settembre, a Lampedusa, un’isola che un linguaggio almeno superficiale potrebbe chiamare “abbandonata da Dio”, più di cinquemila anime sono state accolte allo sbarco dalle forze dell’ordine, da militari e da volontari. La realtà di quelle situazioni a volte viene gonfiata o addirittura non viene mai riportata la cruda verità nel suo quotidiano. Lampedusa da sempre è la meta di coloro che scappano dai loro Paesi, che lasciano le loro case e le loro vite obbligati dalla guerra o dalla fame. Tra quelle persone ci sono donne, bambini/e “ingannati/e” da chi sfrutta criminalmente il loro bisogno di cominciare una nuova vita, avere un lavoro, una casa, magari perché costrette a fuggire da leggi “religiose” che di religione ne hanno poca, da luoghi dove il loro credo viene anzi strumentalizzato per infliggere punizioni e comportamenti violenti pagarti dai più deboli della società.

Dalle navi che li hanno soccorsi in mare scendono a Lampedusa bambini senza genitori accompagnati da sconosciuti, ragazzi che per anni hanno percorso il deserto dalle loro regioni di provenienza al mare in condizioni spaventose spinti dalla speranza di trovare tranquillità e serenità. E fra loro, purtroppo, possono trovarsi anche individui che non hanno un passato “eccellente” con la giustizia e sperano di poter ottenere asilo politico. Molti arrivano con una conoscenza buona della lingua italiana, altri cercano di far finta di non comprendere e alcuni parlano solamente la lingua araba e francese. Poi ci sono quelli di Paesi africani anglofoni, come i camerunensi e nigeriani che invece interagiscono con le autorità locali e di soccorso in inglese.

Migranti Lampedusa All’arrivo “pretendono” la visita medica in infermeria, dopo che da un diffuso passaparola hanno appreso di non doverle pagare, di poter essere curati da professionisti della sanità senza dover spendere un soldo. Le condizioni igieniche sono pessime, alcuni sono malati di scabbia, altri hanno patologie di altro tipo vista la scarsità di cure nei luoghi da dove provengono. C’è chi ha ferite infette. Ci sono mamme che hanno bisogno di allattare i loro piccoli e bambini che tra tutte quelle difficoltà sorridono a chi li accoglie. C’è chi scende al porto con una busta e chi invece con nulla, chi piange e chi invece cerca di aggirare i controlli.

Migranti Lampedusa Peccato che non sempre mezzi di informazione premino come dovrebbe essere il grande lavoro delle forze dell’ordine, dei militari e di molti volontari che si impegnano a tutelare senza pregiudizi situazioni incontenibili. Sarebbe non solo immaginabile, ma doveroso descrivere la loro opera a contatto con quella realtà dove sofferenza, dolore, paura e rimpianto prendono il sopravvento.

Foto tratte dal web

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