Fu ucciso da quattro sicari della Stidda, l’organizzazione mafiosa concorrente di Cosa nostra nell’agrigentino, mentre si stava recando in macchina al tribunale di Agrigendo.
Era il suo ultimo giorno di lavoro prima delle ferie che aveva posticipato. Speronarono la sua automobile bloccandola, cercò di fuggire a piedi nei campi che costeggiavano la strada, lo inseguirono e lo uccisero. Aveva 37 anni Rosario Livatino, il “giudice ragazzino” ucciso trent’anni fa, il 21 settembre 1990, Uno dei suoi assassini, nella confessione resa anni dopo, raccontò che un attimo prima di morire chiese «Che cosa vi ho fatto?».
Già, cosa aveva fatto, cosa faceva questo giovane magistrato? Soprattutto come lo faceva? Chi era? In una sua agenda aveva scritto: “Ho prestato giuramento: sono in magistratura. Che Iddio mi accompagni e mi aiuti a rispettare il giuramento e a comportarmi nel modo che l’educazione che i miei genitori mi hanno impartito esige”. L’educazione cattolica, l’educazione civica.
In Rosario Livatino la fede ha plasmato, ha dato forma alla professione. Questo era: testimone di una fede cristiana autentica, esempio di magistrato pienamente rispettoso dei valori della Costituzione, permeato della convinzione in una giustizia che non dove mai farsi vendetta, che nessun crimine, per quanto efferato, può esimere il giudice dal ricordare che il colpevole conserva comunque quei diritti propri della persona umana.
Per la Chiesa oggi Rosario Livatino è Servo di Dio. Due anni fa infatti, il 3 ottobre del 2018, proprio nel giorno in cui il magistrato avrebbe compiuto 66 anni, si è conclusa ad Agrigento la fase diocesana del processo di canonizzazione, ora passata alla Congregazione vaticana per la Cause dei Santi. E nell’occasione il cardinale arvivescovo di Agrigento, Franco Montenegro, ricordò appunto che “Rosario Livatino è la figura di un professionista colto ed estremamente consapevole. Credente convinto e praticante. La sua fede ha dato forma al suo servizio professionale”.
Proprio il pentimento e la conversione dei suoi aguzzini, unito alle numerose testimonianze della sua profonda fede, insieme a un fatto miracoloso attribuito alla sua intercessione hanno avuto peso in questa prima fase del processo di canonizzazione. Uno dei 45 testimoni escussi dal tribunale diocesano ha riferito che Livatino era solito stringere la mano dell’imputato al termine dell’udienza, un segno di come intendesse rendere realmente giustizia, giudicare in base ai fatti rispettando sempre e comunque la dignità umana dell’imputato.
Lo stesso cardinale Montenegro ha indicato nelle scorse settimane alla Congregazione per le cause dei santi quale postulatore generale in quella di Livatino l’arcivescovo di Catanzato Vincenzo Bertolone, che ha svolto tale incarico nei processi di canonizzazione di altri beati siciliani come Giacomo Cusmano, il fondatore del Boccone del Povero, Francesco Spoto, morto martire in Congo, e padre Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio assassinato da mano mafiosa il 15 settembre 1993.

Foto tratta dal web

Laura Ciulli è una giornalista cattolica e una poetessa. Nel primo di questi aspetti ha svolto la sua attività come redattrice presso alcuni quotidiani online e come responsabile di cronaca giudiziaria e speaker radiofonica in varie emittenti viterbesi e della Sardegna. Ha co-fondato e ha diretto la testata TusciaMagazine.it, e da un anno la testata InfiniteRealtà.it. Corrispondente da Viterbo per Radio Radio nella trasmissione Doppia Vela Ventuno, realizzata in collaborazione con il ministero dell’Interno e con la questura di Viterbo e varie questure delle province del Lazio. L’ultimo impegno che ha assunto è la vicedirezione della testata giornalistica Sosta e Ripresa, fondata da Tommasa Alfieri, della quale ha ideato la versione online. Collabora anche con le testate online Il punto quotidiano.it e Ponte Adriatico.
Giornalista cattolica, dunque, come testimonia non solo la sua militanza durata per molto tempo nell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), che di per se stessa non costituirebbe una prova valoriale, e forse neppure il fatto che abbia frequentato l’Istituto di Scienze Religiose San Bonaventura da Bagnoregio, ma soprattutto la determinazione a improntare sempre più la sua attività pubblicistica e comunicativa all’attenzione peculiare alla verità, al confronto e alla verifica con la verità di ogni evento e di ogni notizia che il giornalismo cattolico dovrebbe avere. La sua crescita professionale in questo senso è stata continua, fin dalle prime giovanili esperienze. In questo si ascrive il servizio, a titolo completamente gratuito, che presta a Sosta e Ripresa, il giornale fondato da Tommasa Alfieri, un tempo periodico solo cartaceo e trasformato in quotidiano online soprattutto grazie al suo personale impegno. Un impegno sostenuto da un sempre più approfondito confronto con gli scritti della fondatrice e con il suo magistero laicale. Socia Anps, Associazione Nazionale Polizia di Stato, socia fondatrice del Gruppo Volontari Sezione Anps Viterbo, donatrice Avis ed iscritta al Gruppo DonatoriNati della Questura di Viterbo.
Come poetessa Laura Ciulli ha all’attivo alcune premiazioni e selezioni in concorsi nazionali come Aletti editore, Premio letterario IBISKOS, Associazione Amici dell’Umbria, Centro Culturale Internazionale d’Arte SEVER. Secondo la professoressa Biondolillo, quotata critica d’arte, “Accostarsi alla poesia di Laura Ciulli è come attraversare i sentieri di un mondo spirituale ove troviamo l’Io tramite un linguaggio poetico della ricercatezza del verso basato sull’accostamento della parola densa di significato concentrato sull’acquisizione dell’essenzialità…”
