Superato il clamore delle vittorie degli atleti italiani alle Paralimpiadi di Tokyo, superato il sentimento di profondo orgoglio, è opportuno fermarsi a riflettere sul messaggio che questa squadra vincente ha lasciato: da una fragilità si può arrivare a vivere con forza e soprattutto con dignità.

Aldilà del ricco medagliere, restano indelebili tanto segni che possiamo leggere dal loro operato, perché questi giovani atleti, non si sono celati dietro la loro disabilità, le loro sofferenze, gli ostacoli. Anzi, sono andati oltre, oltre le barriere mentali.

Papa Francesco
Papa Francesco

Viene in mente, così, quanto espresso da Papa Francesco in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità del 2020, quando aveva sottolineato che “La fragilità appartiene a tutti” e che “è importante promuovere una cultura della vita, che continuamente affermi la dignità di ogni persona, in particolare in difesa degli uomini e delle donne con disabilità, di ogni età e condizione sociale“.

Sappiamo bene le loro storie dolorose, i problemi, le avversità. Nonostante tutto sono stati capaci di dimostrare a tutto il mondo, oltre che a loro stessi,  che comunque anche se non si vince, non ci si arrende mai.

Bebe Vio, Paralimpiadi Tokyo
Bebe Vio

L’esempio più eclatante quello dell’atleta delle Fiamme Oro  Bebe Vio, che ha vinto due medaglie, a dispetto dei terribili momenti vissuti negli scorsi  mesi, quando era in ospedale, dopo che  era stata aggredita da un pericoloso batterio.

Una vera lezione di vita, medaglie indelebili che portano a considerare che ci si rialza sempre.

La disabilità ci svela la fragilità dell’essere umano, il dramma di un dolore che è difficile vivere in una società sempre più effimera ed alla ricerca dell’edonismo. Eppure, sono ” testimoni privilegiate di umanità. Possono insegnare a tutti che cosa è l’amore che salva e possono diventare annunciatrici di un mondo nuovo, non più dominato dalla forza, dalla violenza e dall’aggressività, ma dall’amore, dalla solidarietà, dall’accoglienza, un mondo nuovo trasfigurato dalla luce di Cristo, il Figlio di Dio per noi uomini incarnato, crocifisso e risorto”, disse Giovanni Paolo II al Giubileo delle persone con disabilità nel dicembre 2000.

Del resto San Paolo nella Seconda Lettera ai Corinzi scriveva: “Quando sono debole, è allora che sono forte“, proprio come è avvenuto alle Paralimpiadi di Tokyo.

Foto tratte dal web

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