La Madonna conosciuta con il titolo di Beata Vergine Maria di Guadalupe, della quale la Chiesa fa memoria liturgica questo 12 dicembre, è oggetto di una venerazione che dal Messico (Guadalupe, sulla collina di Tepeyac, è un luogo oggi inglobato nella sterminata metropoli di Città del Messico) si è estesa subito in tutta l’America latina, in Spagna, a tutte le popolazioni di lingua spagnola e ormai in tutto il mondo (luoghi di culto a lei dedicati ci sono persino in Giappone). Secoli prima di Lourdes e Fatima, Guadalupe fu il luogo di apparizioni mariane, tra il 9 e il 12 dicembre del 1531, al giovane aztheco convertito al cristianesimo Juan Diego Cuauhtlatoatzin. A tali apparizioni si accompagnò un fatto tutt’ora inspiegabile ricorrendo alla scienza: sul povero tilmàtli di Juan Diego, un mantello di rozza tela di agave, rimase impressa l’immagine della Vergine, raffigurata come una fanciulla meticcia – in un’epoca in cui il meticciato era ancora una realtà minoritaria – con un mantello verde tempestato di stelle. Il mantello dopo mezzo millennio sta ancora lì, nella basilica dedicata alla Vergine che ingloba dal 1976 il santuario consacrato nel 1622, a sua volta al posto delle originarie cappelle erette già nel XVI secolo.
Quel mantello ha una storia paragonabile solo a quella della Sindone. Ogni perizia effettuata su quella sacra raffigurazione si è rivelata ogni volta inspiegabile, al puto da essere definita immagine acherotipa, ossia non è stata fatta dalla mano dell’uomo. Basti pensare al mistero delle sue pupille, nelle quali moderni ingrandimenti fotografici hanno rivelato essere impressi i volti di tutti quelli che testimoniarono il miracolo, per non parlare dei due angeli dipinti che si deteriorarono dopo qualche tempo, mentre l’immagine della Madonna è ancora intatta, nonostante che la tela d’agave si deteriori in quel clima, dall’atmosfera ricca di salnitro, al massimo in vent’anni.
Nel 1791 si rovesciò accidentalmente acido muriatico sul lato superiore destro della tela. Dopo meno di un mese, senza nessun trattamento, si ricostituì il tessuto danneggiato. Né a distruggerla fu sufficiente una bomba che collocò ai suoi piedi nel 1921 Luciano Pèrez, un attentatore inviato dal governo anticlericale dell’epoca: l’esplosione danneggiò il santuario, ma il mantello e il vetro che lo proteggeva rimasero intatti.
Come detto, era il 9 dicembre del 1531 quando una figura appare sulla collina di Tepeyac, all’epoca alla periferia nord di Città del Messico, e parla a Juan Diego dicendogli: «Sono la perfetta sempre Vergine, madre del Verissimo Dio per il quale si vive». Chiede al ragazzo di andare dal vescovo e riferirgli che vuole che lì venga eretta la “sua piccola casa sacra”. Alla quarta apparizione la Vergine Maria, il 12 dicembre, nonostante che fosse inverno, chiede a Juan di salire sulla collina, per raccogliere dei fiori. Sono rose di Castiglia, un vegetale all’epoca sconosciuto in Messico. Gliene fa riempire il mantello e gli dice di portarlo al vescovo Zummarràga che finora non gli aveva creduto.
Quando il giovane apre davanti al vescovo il mantello su questo appare l’immagine di Maria, raffigurata in piedi, a mani giunte, il suo viso è leggermente inclinato e gli occhi socchiusi sono rivolti in basso, verso di noi, per ricordarci che l’Amore Misericordioso di Dio è per tutti gli uomini, indistintamente. Il vestito è rosa, decorato e con una cinta viola annodata sotto il seno (un segno che tra gli aztechi indicava la gravidanza) rivelando l’imminente maternità. I capelli scuri sono avvolti, come detto, da un manto tempestato di stelle. Già gli astronomi azthechi dell’epoca scoprirono subito che sono disposte in modo da rappresentate il cielo notturno visibile da Città del Messico il 12 dicembre. Questo particolare, trasmesso solo dai racconti dell’avvenimento, fu confermato nel 1980 dagli studiosi Mario Rojas Sanchez e Juan Homero Hernandez Illescasn.
Dopo le apparizioni, aumentarono considerevolmente i battezzati, tanto che i missionari francescani dovettero svolgere grandi celebrazioni collettive. Questo evento miracoloso è stato, infatti, un grande impulso per la conversione delle Americhe e ancora oggi è una grande lezione di evangelizzazione.
Il 12 dicembre 1981, Papa Giovanni Paolo II, nel 450° anniversario delle apparizioni di Nostra Signora di Guadalupe aveva detto che «Un altro aspetto fondamentale proclamato dal messaggio guadalupano è la maternità spirituale di Maria verso tutti gli uomini, tanto intimamente unita alla maternità divina. Infatti, nella devozione guadalupana appare da principio questo tratto caratterizzante, che i Pastori hanno sempre sottolineato e i fedeli hanno vissuto con fiducia certa. Un tratto appreso nella contemplazione di Maria nel suo singolare ruolo all’interno del mistero della Chiesa derivatole dalla sua missione di Madre del Salvatore».

Laura Ciulli è una giornalista cattolica e una poetessa. Nel primo di questi aspetti ha svolto la sua attività come redattrice presso alcuni quotidiani online e come responsabile di cronaca giudiziaria e speaker radiofonica in varie emittenti viterbesi e della Sardegna. Ha co-fondato e ha diretto la testata TusciaMagazine.it, e da un anno la testata InfiniteRealtà.it. Corrispondente da Viterbo per Radio Radio nella trasmissione Doppia Vela Ventuno, realizzata in collaborazione con il ministero dell’Interno e con la questura di Viterbo e varie questure delle province del Lazio. L’ultimo impegno che ha assunto è la vicedirezione della testata giornalistica Sosta e Ripresa, fondata da Tommasa Alfieri, della quale ha ideato la versione online. Collabora anche con le testate online Il punto quotidiano.it e Ponte Adriatico.
Giornalista cattolica, dunque, come testimonia non solo la sua militanza durata per molto tempo nell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), che di per se stessa non costituirebbe una prova valoriale, e forse neppure il fatto che abbia frequentato l’Istituto di Scienze Religiose San Bonaventura da Bagnoregio, ma soprattutto la determinazione a improntare sempre più la sua attività pubblicistica e comunicativa all’attenzione peculiare alla verità, al confronto e alla verifica con la verità di ogni evento e di ogni notizia che il giornalismo cattolico dovrebbe avere. La sua crescita professionale in questo senso è stata continua, fin dalle prime giovanili esperienze. In questo si ascrive il servizio, a titolo completamente gratuito, che presta a Sosta e Ripresa, il giornale fondato da Tommasa Alfieri, un tempo periodico solo cartaceo e trasformato in quotidiano online soprattutto grazie al suo personale impegno. Un impegno sostenuto da un sempre più approfondito confronto con gli scritti della fondatrice e con il suo magistero laicale. Socia Anps, Associazione Nazionale Polizia di Stato, socia fondatrice del Gruppo Volontari Sezione Anps Viterbo, donatrice Avis ed iscritta al Gruppo DonatoriNati della Questura di Viterbo.
Come poetessa Laura Ciulli ha all’attivo alcune premiazioni e selezioni in concorsi nazionali come Aletti editore, Premio letterario IBISKOS, Associazione Amici dell’Umbria, Centro Culturale Internazionale d’Arte SEVER. Secondo la professoressa Biondolillo, quotata critica d’arte, “Accostarsi alla poesia di Laura Ciulli è come attraversare i sentieri di un mondo spirituale ove troviamo l’Io tramite un linguaggio poetico della ricercatezza del verso basato sull’accostamento della parola densa di significato concentrato sull’acquisizione dell’essenzialità…”
