La preghiera e la consapevolezza del contributo che può offrire – che offre – alla pace sono stati  il motivo conduttore, il senso, lo scopo e non è azzardato dire il risultato  del 34° incontro “Uomini e Religioni”, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, quest’anno a Roma.

La condensazione quest’anno in una sola giornata, la partecipazione contingentata in osservanza alle misure di prevenzione del contagio del Covid-19, non hanno tolto nulla all’intensità di questo appuntamento che si rinnova negli anni, proseguendo nella storia quel cammino incominciato nel 1986 ad Assisi, dove Giovanni Paolo II chiamò i rappresentanti di ogni religione, se non a pregare insieme, a stare insieme per pregare.  Un appuntamento che anno dopo anno ha aggiunto mattoni al cantiere per la pace.

E questa intensità è stata percepita, respirata si potrebbe dire, anche da quanti hanno potuto esserci solo con un collegamento via internet.  Si è dipanata nei luoghi della preghiera, la basilica di Santa Maria in Aracoeli per i cristiani, riuniti insieme con il cattolico Papa Francesco e con l’ortodosso Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli; la sinagoga di Roma per gli ebrei, siti diversi all’interno dei Musei Capitolini per i musulmani, per i buddisti e per i rappresentanti delle altre religioni.

Nessuno si salva da solo-Pace e Fraternità” era il titolo dell’appuntamento di questo 20 ottobre 2020. Nessuno solo si è sentito, nessuno fratello a minor titolo. Questa convinzione, questa intensità si è resa ancora più visibile nell’incontro finale in piazza del Campidoglio, dove erano convenuti con i rappresentanti religiosi quelli delle istituzioni, della diplomazia, della politica che chiunque abbia fede in Dio e nell’uomo sollecita a essere buona politica, a farsi davvero servizio. Per l’Italia, Paese ospitante, c’erano il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i ministri degli Esteri Luigi Di Maio e dell’Interno Luciana Lamorgese, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, il sindaco di Roma Virginia Raggi.

Santa Maria in Aracoeli, 20 ottobre 2020

Si è pregato per i popoli di ogni Paese devastato dalla guerra o da conflitti interni, dalla Siria alla Libia, dalla Bielorussia alla regione del Nagorno Karabakh, dove il pruridecennale contrasto tra Armenia e Azerbajan è tornato a farsi cruento, alle terre martoriate in Africa, in Asia, ovunque. E si è pregato per l’umanità intera accomunata in queste ore dalla sofferenza per la pandemia del Covid-19, perché ricerchi davvero e trovi quell’unità, quel vicendevole sostegno necessario nella lotta al contagio che sta dilagando.

Fraternità, dunque, perché  “Nessun popolo, nessun gruppo sociale potrà conseguire da solo la pace, il bene, la sicurezza e la felicità. Nessuno” , come ha detto Papa Francesco. Fraternità che deve nutrirsi  della coscienza di essere partecipi di un’unica umanità,  “Deve penetrare nella vita dei popoli, nelle comunità, tra i governanti, nei consessi internazionali. Così lieviterà la consapevolezza che ci si salva soltanto insieme, incontrandosi, negoziando, smettendo di combattersi, riconciliandosi, moderando il linguaggio della politica e della propaganda, sviluppando percorsi concreti per la pace”. E poco prima, parlando ai cristiani,  aveva  invitato a una riflessione vera, a interrogarci su tutti su cosa significa esserlo, perché purtroppo  “Siamo specialisti nel mettere in croce gli altri pur di salvare noi stessi. Gesù, invece, si lascia inchiodare per insegnarci a non scaricare il male sugli altri” .

Nessuno si salva da solo

Parole, convinzioni condivise da quanti partecipano a questo cantiere di pace ricco dei mattoni della fede, del sentire religioso. Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio,  ha definito bene lo stile e in significato di questo incontro: “Abbiamo pregato gli uni accanto agli altri, perché la preghiera è la radice della pace, che purifica il cuore dall’odio e chiede a Dio la fine di ogni guerra”.

Il patriarca Bartolomeo I  ha ricordato  che “Dobbiamo cominciare col curare la nostra casa comune, dentro la quale ci troviamo tutti, figli di questa umanità e di ogni cosa creata da Dio”. Il rabbino capo di Francia, Aim Kordia, ha aggiunto che: “La nostra fraternità ha bisogno di esercitarsi nell’incontro, nel dibattito, a volte perfino nella discussione animata, ma sempre nella speranza di trovare l’altro, per poter trovare se stessi”.

Poi  la lettura dell’Appello di Pace che i bambini hanno  consegnato agli ambasciatori e ai rappresentanti della politica nazionale ed internazionale.

Infine  l’accensione del candelabro di pace da parte dei  religiosi, con scambio di un segno di pace.

20 ottobre 2020, Campidoglio

APPELLO DI PACE

Convenuti a Roma nello “spirito di Assisi”, spiritualmente uniti ai credenti di tutto il mondo e alle donne e agli uomini di buona volontà, abbiamo pregato gli uni accanto agli altri per implorare su questa nostra terra il dono della pace. Abbiamo ricordato le ferite dell’umanità, abbiamo nel cuore la preghiera silenziosa di tanti sofferenti, troppo spesso senza nome e senza voce. Per questo ci impegniamo a vivere e a proporre solennemente ai responsabili degli Stati e ai cittadini del mondo questo Appello di Pace.

In questa piazza del Campidoglio, poco dopo il più grande conflitto bellico che la storia ricordi, le Nazioni che si erano combattute strinsero un Patto, fondato su un sogno di unità, che si è poi realizzato: l’Europa unita. Oggi, in questo tempo di disorientamento, percossi dalle conseguenze della pandemia di Covid-19, che minaccia la pace aumentando le diseguaglianze e le paure, diciamo con forza: nessuno può salvarsi da solo, nessun popolo, nessuno!

Le guerre e la pace, le pandemie e la cura della salute, la fame e l’accesso al cibo, il riscaldamento globale e la sostenibilità dello sviluppo, gli spostamenti di popolazioni, l’eliminazione del rischio nucleare e la riduzione delle disuguaglianze non riguardano solo le singole nazioni. Lo capiamo meglio oggi, in un mondo pieno di connessioni, ma che spesso smarrisce il senso della fraternità. Siamo sorelle e fratelli, tutti! Preghiamo l’Altissimo che, dopo questo tempo di prova, non ci siano più “gli altri”, ma un grande “noi” ricco di diversità. È tempo di sognare di nuovo con audacia che la pace è possibile, che la pace è necessaria, che un mondo senza guerre non è un’utopia. Per questo vogliamo dire ancora una volta: “Mai più la guerra!”.

Purtroppo, la guerra è tornata a sembrare a molti una via possibile per la soluzione delle controversie internazionali. Non è così. Prima che sia troppo tardi, vogliamo ricordare a tutti che la guerra lascia sempre il mondo peggiore di come l’ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità.

Ci appelliamo ai governanti, perché rifiutino il linguaggio della divisione, supportata spesso da sentimenti di paura e di sfiducia, e non s’intraprendano vie senza ritorno. Guardiamo insieme alle vittime. Ci sono tanti, troppi conflitti ancora aperti.

Ai responsabili degli Stati diciamo: lavoriamo insieme ad una nuova architettura della pace. Uniamo le forze per la vita, la salute, l’educazione, la pace. È arrivato il momento di utilizzare le risorse impiegate per produrre armi sempre più distruttive, fautrici di morte, per scegliere la vita, curare l’umanità e la nostra casa comune. Non perdiamo tempo! Cominciamo da obiettivi raggiungibili: uniamo già oggi gli sforzi per contenere la diffusione del virus finché non avremo un vaccino che sia idoneo e accessibile a tutti. Questa pandemia ci sta ricordando che siamo sorelle e fratelli di sangue.

A tutti i credenti, alle donne e agli uomini di buona volontà, diciamo: facciamoci con creatività artigiani della pace, costruiamo amicizia sociale, facciamo nostra la cultura del dialogo. Il dialogo leale, perseverante e coraggioso è l’antidoto alla sfiducia, alle divisioni e alla violenza. Il dialogo scioglie in radice le ragioni delle guerre, che distruggono il progetto di fratellanza inscritto nella vocazione della famiglia umana.

Nessuno può sentirsi chiamato fuori. Siamo tutti corresponsabili. Tutti abbiamo bisogno di perdonare e di essere perdonati. Le ingiustizie del mondo e della storia si sanano non con l’odio e la vendetta, ma con il dialogo e il perdono.

Che Dio ispiri questi ideali in tutti noi e questo cammino che facciamo insieme, plasmando i cuori di ognuno e facendoci messaggeri di pace.

Roma, Campidoglio, 20 ottobre 2020

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