Montefiascone – Rocca dei Papi, sabato 29 settembre 2018

Relazione  Raffaele Luise, presidente dell’Ucsi Lazio su “ Laudato si’: parola integrale per un tempo nuovo”

Per me è veramente un piacere parlare dell’enciclica di Papa Francesco “Laudato si’”, questo scritto profetico in un luogo che è assolutamente emblematico della vita viva, dell’ambiente naturale e umano, intimamente connessi secondo quella grande novità che è la formulazione della ecologia integrale come molo bene ha detto monsignor Fabene.

Mi permetterete, dopo questa cornice molto ben trattata, di entrare nel cuore di questa cornice. Mentre  noi siamo qui riuniti come giornalisti cattolici, a Milano una grande azienda sta tenendo un congresso estremamente importante intitolato “Un’azienda agricola a seminar la buona pianta” che pone appunto al centro la Laudato si’. Questo è un segno importantissimo della ricezione a livello culturale degli ambienti più lontani ma che sono anche centrali come quelli della produzione e distribuzione, in senso lato, di una cultura dell’economia.

Si sta dicendo una cosa molto importante: bisogna tendere al bene comune che va aldilà della sostenibilità, aldilà di un capitalismo dei puri algoritmi. Il capitalismo ha bisogno, in consonanza profonda con quello che dice Papa Francesco nell’enciclica, di una visione nuova, proprio sui  disastri che la nuova globalizzazione sta creando. E concepire il profitto, proprio come lo dice il Papa, non come punto di arrivo ma come conseguenza di un precorso che miri a creare ricchezza a 360 gradi.

Voi capite la novità che si sta producendo sotto i nostri occhi. Mentre tutti i parametri ecologici sono in negativo, tutte le progettazioni e gli impegni presi dagli obiettivi del millennio a quelli successivi a Rio e Parigi, sono disattesi. Tre catastrofi si stanno avvicinando abbracciate, intrecciate: la catastrofe economica con la crisi che continua e semina povertà; la catastrofe ecologica e la catastrofe psicologia spiritual – antropologica.

La mia relazione non vuole essere parenetico – esortativo ma ha un ambizione in più; vuole essere performativo, una parola laica che si traduce con conversione, parola nuova. Perché allora la Laudato si’ è parola integrale per un tempo nuovo? Due grandi intellettuali globali non credenti e anche più autorevoli in qualche modo, lo dico provocatoriamente nel senso più bello del termine, hanno definito al Ludato si’ il primo passo per una civiltà nuova. Perché è il primo passo? Perché come diceva Raimon Panikkar, noi abbiamo bisogno di mettere un nuovo ordine tra saperi che si sono troppo specializzati, di un sapere nuovo nella sua visione che corrisponda a quello che diceva monsignor Fabene: una visone nuova che sia capace di far dialogare, in una visione armonica nuova, tutti i saperi dell’umano.

E infatti il papa, in questa prima enciclica, primo suo documento, si rivolge ad ogni singolo uomo che calca la terra e ammira il cielo. Ricorda che tutto si tocca, ma questo non solo è la fisica quantistica tutta per intero, quindi la nuova fisica, la nuova cosmologia; ma tutto si tocca anche nell’interfaccia tra l’umano e le creature. Perché l’ecologia integrale è questo: interfaccia dinamica là dove si raccoglie perché dinamica, perché proposta nuova e profetica, il doppio grido dei poveri e delle creature minacciate dell’ambiente, della madre e sorella terra con una evocazione di una meravigliosa sensibilità umana, ecclesiale e spirituale come quella che proviene dall’America Latina.

Siamo figli delle stelle, dice il papa nell’enciclica, siamo della stessa natura, vicini, viviamo con gli steli d’erba. Nessun riduzionismo, il papa riconosce dall’interno questa costitutiva armonica della realtà. Questa costitutiva armonia dei saperi che va programmata, messa in pratica, deve diventare il respiro della nuova cultura. La Laudato si’ parte di una teologica della creazione. Come Francesco di Roma, il papa si rifà al cantino creaturale come quinta essenza di una nuova teologia della creazione.

Questa gloria del creato nell’enciclica passa attraverso una visione drammatica, il papa dice cose fortissime. Critica una scienza che non ha una visione completa, che viene  utilizzata tecnologicamente per ferire la terra, anche se ci sono dei nuovi germogli, delle nuove visioni importantissime. Passa attraverso l’analisi della cultura, della tecnologica, poi passa alla politica alla serva politica, dice il papa, politica meschina, totalmente subalterna alla tecnocrazia, all’economia, all’architettura, all’urbanistica. Queste cose devono essere centrate, devono diventare cruciale obiettivo dell’’umanità oggi e lì devono convergere tutti i saperi localisticamente. L’abbraccio è universale, Questa enciclica è planetaria in tutti i sensi ed è la prima che abbia questo respiro cosmico.

Tecnocrazia vuol dire paradigma di dominio delle centrali senza volto della finanza speculativa con le strumentazioni più raffinate della tecnologia dove le vittime sono la terra, le creature e i poveri. Allora, da questo respiro enorme, il papa da schiaffi da tutte le parti. E’  un percorso in immersione nel nostro tempo, questo che chiamiamo antropocene, dove viviamo la sesta estinzione di massa delle specie.

L’antropocene ha prodotto la scomparsa di circa il 60% delle specie viventi, vegetali e animali. Ma il papa dice di più, seguendo la mistica francescana e non solo; abbraccia tutto il cosmo. E’ una rivoluzione cultuale che deve guidare il tempo nuovo, ma soprattutto mettendo l’accento sull’ecologia integrale: tenere presente questo connubio tra umano e spirituale, dove l’umano ha una responsabilità più grande. L’uomo non è il padrone, è il mediatore tra il cosmo, la vita e l’umano. Sono intrecciati. L’ambiente è la culla della vita dell’uomo, ma è anche molto di più, è una sinfonia vivente di cui l’umano è responsabile. Allora l’intreccio è molto più ampio di quello che potrebbe considerare un’etica della responsabilità, una politica economica che si apre finalmente alla centralità dell’umano, dell’uomo a guardare l’abbraccio di tutto il bene comune. E’ un invito profondo.  

Ma cosa significa misericordia: è aver un cuore per i miseri, per chi soffre. E sono tutte le creature. Sono i poveri, sono anche i ricchi che vivono una depressione da ricchezza e una esasperazione sempre più disumana che lacera e trafigge anche il volto della cosiddetta classe abbiente.

Il papa ci ricorda che misericordia, è una mistica dagli occhi aperti che vuol dire avere gambe, occhi, cuore, mente e braccia per i miseri, per tutti. E’ un abbraccio cosmico all’umanità.

La dimensione di questa speciale, splendida enciclica è quella più nascosta di tessere insieme l’ordito del concreto, del politico, dell’antropologico e dell’economico con la trama dello spirituale in una nuova ottica antropologia spirituale che è appunto quella che vede la vita come sinfonia, come armonia. Oltre qualsiasi riduzionismo. Perché da anima a tutti i materialismi scientifici giusti, respiro a una visione che è l’unica possibile, quella cultural spirituale e invita i saperi e le religioni a dialogare tenendo vivi questi due cuori che sono uno solo, la nostra unica realtà: quella cosmica in cui c’è l’umano, il divino e le creature.

 

Condividi