Raimondo Raimondi, presidente della Consulta del volontariato di Viterbo, conosce bene l’importanza dei volontari, sia quelli delle associazioni del Terzo settore, sia dei privati cittadini che intendono impegnarsi per il bene comune.
“Il Comune di Viterbo definisce i beni comuni urbani come quei “beni, materiali, immateriali e digitali, che i cittadini e l’amministrazione riconoscono essere funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali della persona, al benessere individuale e collettivo, all’interesse delle generazioni future” ricorda Raimondi.
“Lasciamo perdere i beni “immateriali e digitali” e parliamo di quelli “materiali”: sicuramente una fontana è materiale e, se è pubblica e sta a Viterbo, si può dire che sia un bene comune urbano materiale.
La “cura” con la quale viene trattato questo tipo di bene comune urbano è stato recentemente oggetto di polemiche. Questi hanno contribuito lodevolmente a far pulire la fontana del Vignola, bene comune urbano materiale nonché insigne opera d’arte. Il problema, ora, è tenerla pulita e averne “cura”, assieme a tutte le altre fontane forse meno prestigiose ma comunque beni comuni urbani materiali.
Costoso? Dipende! Sarebbe molto economico, ad esempio, tenerli puliti attivando una collaborazione fra Comune e cittadini.
Possibile? Sì, in base a un regolamento specifico approvato nel novembre 2017 dai consiglieri comunali, fra i quali c’era l’attuale Sindaca che intervenne dichiarando che al regolamento ha “tenuto” e sul testo di quel regolamento ha “lavorato”.
Il regolamento ricalca quello del Comune di Bologna del 2014. Il Comune di Viterbo intendeva, con esso, disciplinare la “collaborazione tra i cittadini e l’amministrazione” al fine di “perseguire l’interesse pubblico”, “adiuvando … la realizzazione di interventi su progetti presentati da cittadini singoli e associati” e inseriva al primo posto fra i “principi generali” la fiducia reciproca come base della collaborazione. Inoltre, disponeva che “la collaborazione con i cittadini attivi è prevista quale funzione istituzionale dell’amministrazione ai sensi dell’articolo 118 ultimo comma della Costituzione”.
I nobili intendimenti che compaiono nel regolamento del Comune di Viterbo sono analoghi a quelli che compaiono in quello del Comune di Bologna.
Peraltro, dall’approvazione del regolamento è stato attivato solo un patto: a novembre del ’22, per la manutenzione ordinaria della fontana di Piazzale Porsenna nel quartiere di Santa Barbara. Il patto è scaduto a novembre del ’23 e da mesi l’associazione, firmataria del patto scaduto, ne ha richiesto il rinnovo all’amministrazione. Nessuna risposta.
En passant: a Bologna sono stati attivati oltre 1200 patti di collaborazione per la “cura” di fontane ed altri beni comuni. Questa proporzione (1200 patti a Bologna, 1 solo a Viterbo e non rinnovato) deve far riflettere.
Si parla di cittadinanza attiva per la gestione dei beni comuni: i cittadini e i volontari sono pronti a collaborare, come mostra il caso della fontana di piazzale Porsenna. Occorre, però, che l’amministrazione tiri fuori dai cassetti il regolamento, lo diffonda e lo sostenga attivamente.
Certo, la fontana del Vignola richiede per la sua “cura” risorse economiche e personale specializzato, vista la sua rilevanza artistica. Ma l’amministrazione intelligente (quella di Viterbo lo è) saprebbe, con i patti di collaborazione, risparmiare sulla “cura” dei beni comuni urbani come la fontana di piazza Porsenna, non prestigiosi dal punto di vista artistico, per dirottare le risorse così risparmiate verso la “cura” professionale dei beni comuni urbani artisticamente prestigiosi, come la Fontana del Vignola.
Saprà l’amministrazione dimostrarsi all’altezza della sua intelligenza, saprà promuovere il regolamento in vigore da ben sette anni e approvato anche dalla attuale Sindaca?” si chiede Raimondi.


