L’inaugurazione della mostra delle fotografie di Gianluca Belei sull’esperienza del trasporto della Macchina di Santa Rosa, mercoledì 20 settembre scorso, si è rilevata un’occasione felice per meglio riflettere sul significato profondo della devozione dei viterbesi e non solo per questa “santa a furor di popolo”, al di là degli aspetti folkloristici e commerciali che la ricorrenza ha visto via via quasi prevalere su quelli religiosi, cioè più propriamente identitari.

Gianluca Belei Laura Ciulli Ad aprire la serata è stato Pierluigi Natalia, direttore di Sosta e Ripresa – giornale che ha voluto realizzare la mostra per iniziativa della vice direttrice Laura Ciulli –  che in estrema sintesi, dopo aver ricordato il particolare rapporto di Belei con Sosta e Ripresa, che fu il primo giornale a fornirgli l’accredito stampa per seguire il trasporto della Macchina, ha tracciato un’ideale somiglianza tra il trasporto della Macchina e il pellegrinaggio cristiano.

Foto BeleiA questo intervento di apertura e presentazione della mostra è seguito quello dello stesso Belei, il quale ha spiegato il suo lavoro e il taglio di documentazione e di riflessione che ha voluto dargli, con gli scatti dei visi e dei momenti dell’intera festa di Santa Rosa, ben al di là quindi di una mera rappresentazione spettacolare della Macchina. Belei ha concluso comunicando il desiderio e la speranza di rendere la mostra itinerante.

Foto Belei Ha poi preso la parola Massimo Mecarini, presidente del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, che ha finanziato l’allestimento della mostra, al quale ha dato un contributo essenziale di lavoro Mariella Zadro, anch’ella collaboratrice del nostro giornale. Mecarini, in particolare, ha sollecitato la creazione di un Museo delle Macchine.

Raffaele Ascenzi, ideatore delle ultime “Macchine”, compresa “Gloria”, quella delle foto di Belei scattate tra il 2017 e il 2022, e della prossima, “Dies natalis” ispirata dal passaggio di Santa Rosa a Dio. Ascenzi ha parlato della sua esperienza professionale e umana legata a Santa Rosa e alle Macchine, dalla giovinezza, con la tesi di laurea in architettura proprio su la costruzione di una Macchina, fino alla maturità. La sua esposizione, ricca di spunti e di particolari non solo tecnici, è stata conclusa da un colloquio con don Gianni Carparelli sulle tappe significative del loro personale rapporto.

Hanno preso la parola anche Mario Mancini, Wanda Cherubini e Luciano Proietti. Mancini, presidente dell’associazione intitolata al viterbese beato Domenico Bàrberi, che è l’attuale editrice del nostro giornale e con esso organizzatrice della mostra, ha invitato a fare della devozione per Santa Rosa, che fece della ricerca della pace, nei cuori, nelle famiglie, con le città, con i vicini un segno tra i principali della sua esistenza, una spinta a concorrere con convinzione ed efficacia alla costruzione della pace nella nostra realtà contemporanea.

Cherubini, presidente della sezione viterbese dell’Unione Stampa Cattolica Italiana, anch’essa tra i sostenitori della mostra, ha concordato sulla necessità di dare adeguato spazio a uno stile che sappia coniugare cronaca e riflessione su quanto accade.

Proietti, presidente di ArcheoTuscia ha espresso soddisfazione per aver ha ospitato la mostra nella sua sede. La sede in questione, dove la mostra resterà aperta fino al 1° ottobre con ingresso libero dalle 16:00 alle 19:00, è la chiesa di Santa Maria della Salute, un luogo particolarmente significativo per Sosta e Ripresa perché la fondatrice del giornale, Tommasa Alfieri, volle illustrare un suo libro sulle opere di misericordia con le immagini delle sculture che ne adornano il portale.

Pubblichiamo il link del video dell’intera serata realizzato, così come le foto, da Mariella Zadro.

 

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