Tommasa Alfieri, pH Laura Ciulli

Passi di un cammino

Nelle sue lezioni, Tommasa Alfieri propone un insieme di passi per trovare e conformarsi alla volontà di Dio. Il primo di questi è l’attenzione.

Per spiegare come si articola questa fondamentale postura richiama un esempio preso da Francesco di Sales: quello dei viandanti che si mettono a riposare sotto una pianta in una giornata nuvolosa; quando riappare il sole, però, ecco che alcuni aprono gli occhi stimolati dal calore e dall’effetto della luce e riprendono il cammino mentre altri calano il cappello sugli occhi e continuano a dormire.

San Francesco di Sales
San Francesco di Sales

Alfieri spiega il senso della metafora: “Ora, la volontà di Dio non si deve cercare affannosamente, ma bisogna stare attenti a quel gesto: quello di calare il cappello sopra gli occhi, la pausa del cappello sopra gli occhi […], di qui infatti viene la nostra naturale pigrizia”.

L’attenzione, dunque, la disposizione ad essere desti nel ricevere e seguire quello che Dio vuole per noi. A questo aspetto procede come immediatamente collegato quello della tensione alla perfezione. Per Alfieri la perfezione non è da intendere come il saper sempre qual è l’azione più perfetta da compiere, ma una disponibilità di fondo costante e fedele: “E nostro Signore me lo ha detto: “Nella volontà del Padre che voi siate perfetti”; me lo ha fatto capire Nostro Signore Gesù Cristo, mi fa intendere quello che sarà il mio Paradiso, quando il Signore me lo darà. Quindi questa unione di beatitudine perfetta con Dio. Il Signore mi vuole così, dunque io debbo cercare di andare un pochino avanti e di dimostrarmi capace di indovinare, a indagare con l’occhio dell’amico che vuole rispondere all’amico, indagare quello che egli desidera da me”. Con la perfezione si intende quindi, questa attitudine ad amare in anticipo, sullo stile del Dio che ci ha amato per primi (1Gv 4,19).

Il passo successivo fondamentale è quello della contemplazione. Rendersi capaci di sensibilizzare la propria volontà sintonizzandola con l’amore di Dio nella vita quotidiana, “di modo che io possa rendere conto abbastanza frequentemente del cosa voglio e del perché lo voglio”.

Per sintetizzare questo itinerario e giungere così a precisare l’attitudine contemplativa di questa ricerca essenziale della vita cristiana ancora una volta Alfieri usa un’icona evangelica per sintetizzare perché itinerario, e cioè quello di Maria, sorella di Marta e di Lazzaro (come molti altri esegeti, Alfieri la identifica con Maria di Magdala), che ascolta Gesù invece di badare alle faccende domestiche “Quando io penso alla Maddalena – noi, tutti quanti, più o meno, pensiamo così… – si pensa all’anima contemplativa, ma non all’anima contemplativa nel senso che ha scartato tutte le cose materiali e si è fermata lì; non è lo scarto delle cose materiali che fa l’anima contemplativa, che sarebbe molto facile. La contemplazione allora sarebbe un rubinetto facile da aprirsi: basterebbe avere la forza di volontà di scartare tutte le cose e allontanarle”. Chiarito a questo punto, in via negativa, il senso della contemplazione, essa è direttamente collegata alla questione in oggetto: “La contemplazione è la concentrazione della nostra volontà nella volontà di Dio e così ha detto il Signore alla Maddalena: “Porro unum est necessarium” una sola cosa è necessaria, “sola”; tutto il resto è pletorico, quel famoso di più cui si tiene ma è di più; ma una cosa è necessaria, una: fare la Sua volontà, e fare la Sua volontà con tutta la fondatezza di comprensione della sua volontà”.

Questo cammino di assimilazione alla volontà di Dio non è però individuale, ma comunitario. Ci sono gli altri con la propria diversità e con il modo in cui essi, accanto al mio, cercano il cammino per compiere la volontà di Dio.

C’è una visione sinceramente ottimista in Alfieri, una mistica che, attraversandoli, supera i conflitti inevitabili della diversità delle persone: il riferimento, nella speranza, è sempre Dio: “Non avremo volontà eguali, non avremo volontà rette nella stessa maniera né ferme nella stessa maniera; non ce le avremo. C’è una via che Tu tracci sul legno, c’è una via che Tu tracci sul marmo, c’è una via che Tu tracci sopra il ferro. È sempre una linea retta ma sopra elementi diversi, con una risonanza diversa. Siamo d’accordo, perché siamo tutti diversi, l’uno dall’altro e questo fa la varietà della creazione e dice la inesauribile volontà di Dio. Però la linea è retta, vale a dire: possiamo arrivare ad avere una volontà retta pur con il tipo che abbiamo della nostra volontà; come possiamo arrivare ad avere una volontà ferma pur con il tipo che abbiamo della nostra volontà”. Alfieri, da cristiana, ci ricorda l’essenziale: è volontà di Dio “la sola cosa necessaria”, è volontà di Dio la sua azione prima ancora della nostra, azione che ci guida e ci attrae a sé. (continua)

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