Conoscere la debolezza
Fede e volontà, dunque, rappresentano gli elementi di partenza di un cammino di sequela cristiana e di vita come laici impegnati. Tuttavia, definite le coordinate fondamentali, occorre subito inserirsi nella dinamica di prova e verificare dal vivo la forza d’urto dei propri propositi. Così, da educatrice quale è, Alfieri a tenere in conto i propri punti deboli.
La Scrittura mostra in passi celebri la forza della propria debolezza – “Se ti presenti per servire il Signore preparati alla tentazione” (Sir 2,1); “quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor 12,10) – ma il passo che chiede Alfieri nella lezione del 29 marzo del 1953 è di sostare a guardare quello che chiama i “i difetti della volontà” e in tale contesto, lo scenario evangelico da cui prende avvio la sua riflessione è quello del Getsemani. Perché il Getsemani? Così risponde Alfieri: “Noi abbiamo preso per la nostra considerazione di oggi ed in questa settimana la parte del Vangelo di Matteo riguardante la preparazione della Passione del Signore, che costituisce il più alto e il più augusto atto di volontà che sia mai stato fatto sulla terra”.
Per comprendere i limiti e i difetti della nostra volontà Alfieri sembra percorrere una via paradossale, quella di contemplare il punto massimo in cui si esprime l’esempio di Cristo a riguardo. Questo paradosso si esprime nei termini di un lavoro sul limite, che possa quindi rappresentare per il credente che contempla il punto di passaggio per una dinamica di crescita: “Uniti a nostro Signore, noi possiamo, attraverso la Sua grazia, quello che per la nostra natura umana non sarebbe possibile. Più o meno, noi abbiamo aperto davanti a noi un campo vastissimo di possibilità, che sono connesse alla nostra buona volontà e garantite dalla grazia del Signore; domandano la nostra buona volontà iniziale e sono garantite, nel loro risultato, dalla grazia di Cristo”.
La crescita consiste proprio in questo nuovo equilibrio, in questo legame virtuoso tra la nostra determinazione e lo Spirito Santo che agisce attraverso di noi e la nostra fede. Fede e volontà, quindi, si ritrovano legati in una nuova sorta di complexio oppositorum, dove in realtà, il percorso compiuto farà di tale tensione una vera e propria sintesi.
Ecco come Alfieri rendere visibile questo movimento, sull’esempio di Gesù nel Getsemani: “Si avanza il desiderio umano, legittimo, se è possibile farlo. Poi c’è l’innalzarci alla volontà del Padre. Ma più su del mio desiderio è la Sua volontà. Poi il ridiscendere, se si può dire così, dalla volontà del Padre alla mia; la Sua volontà al di sopra del mio desiderio, la Sua volontà in me; e poi il compiersi in me della volontà di Dio: la croce di Gesù Cristo. C’è un po’ tutto il processo calmo, contenuto, ordinato, come doveva essere in Gesù ma c’è tutto il processo dell’atto di volontà che non viene fuori di colpo, come qualche cosa d’istintivo e di naturale”.
Il riferimento non esplicito potrebbe essere quello del ripetersi della preghiera di Gesù nel Getsemani, dove progressivamente il Signore trova la forza per accettare la volontà del Padre contro la sua repulsione a soffrire. Ma questa dinamica rimanda immediatamente alle nostre contraddizioni e alle nostre lotte interiori con le quali portiamo più o meno a compimento i nostri processi decisionali: “Molte volte noi desidereremmo il contrario di quello che dobbiamo volere. Lo desideriamo molte volte, nel bene anche, il contrario, desiderio nostro. Poi questa volontà che dobbiamo avere d’innalzarci al di sopra del nostro desiderio, di domandarci ciò che Dio vuole, di dire a Dio che vogliamo ciò che Lui vuole, di lasciarci alla sua operazione”.
Il nostro desiderio dunque è il grande ostacolo alla volontà di Dio, e la conformazione alla volontà di Dio chiede questo distacco da se stessi, non annullando la volontà ma aderendo con essa a Dio mortificando il proprio desiderio. Questa azione di liberazione interiore è quella che secondo Alfieri permette di oltrepassare la sfera del possibile, confermando ancora una volta l’intreccio fondamentale tra volontà e fede: “Omnia possibilia sunt credenti: tutto è possibile per chi crede; per stimolarci non a degli eroismi esteriori, a delle avventure spirituali ma per stimolarci ad andare avanti, là dove c’è uno sforzo che si presenta anche considerevole, perché noi sappiamo che noi, in Nostro Signore Gesù Cristo, possiamo offrire al Padre una volontà capace di cose grandi”. Lo sforzo, quindi, non è quello stoico di una rinuncia personale, ma quello della fede che rende effettivo il cammino e rende possibile ciò che prima non lo era.
Per poter maturare questa sintesi tuttavia, è fondamentale prendere consapevolezza della dignità e dell’essenziale valore della volontà e della libertà che ne risulta. La partenza dalla propria volontà è imprescindibile per rendere possibile quello che nella logica del cristianesimo può essere solo un atto d’amore, ovvero la nostra risposta a Dio. La consapevolezza è il primo passo per Alfieri per maturare la donazione della propria volontà a un altro: “E allora rifletto su che cosa ne faccio della mia volontà e a che cosa la riduco e a che cosa l’ho ridotta in altri tempi e a che cosa ho fatto servire la mia volontà”. La purificazione della volontà passa inevitabilmente attraverso la conoscenza di se stessi.
Questo ‘esame di coscienza’ permetterà poi la visione dei difetti particolari, sui quali Alfieri fa un elenco che diventa un campionario delle debolezze umane: “Quindi è venuto già implicitamente fuori il difetto di una volontà non schietta, non leale con noi stessi. […] È venuto fuori il difetto dell’incostanza, di una volontà non costante. […] Ne è venuto fuori il difetto della volontà vagabonda, inconcludente, che comincia e non finisce, che non arriva mai a concludere qualche cosa; abbozza sempre, abbozza sempre ma non ha mai niente di terminato e di completo”. A questi, – la volontà non retta, volontà duplice, volontà incostante, volontà incerta e debole – si aggiungono altri difetti della volontà che da questi più grandi prendono piede: l’inclinazione alla ricerca continua del piacere a cui occorre opporre una volontà che non si lasci trascinare; la volontà “indipendente” da intendere come la volontà che “tende a fare il comodaccio suo”, quindi la volontà individualista, che “girando a destra, girando a sinistra, girando per di qua, girando per di là, io finisco a fare quello che voglio”; la volontà impaziente; la volontà oppressiva e costrittiva; la volontà ingiusta; la volontà illogica.
La lunga disamina di Alfieri è un processo di autoconoscenza che deve servire per l’ascesi personale e la maturazione di una libertà più autentica, quella che servirà appunto per amare Dio e il prossimo. Il metodo che viene proposto per avviare questa ascesi di liberazione è pratico e immediato. Alfieri suggerisce di prenderne uno alla volta, perché “intaccare un difetto è, per conseguenza, intaccare tutti gli altri. Noi non siamo fatti a compartimenti stagni; siamo uno; quindi, se tu colpisci fortemente un difetto, tocchi tutti gli altri”. L’elenco di Alfieri è accompagnato da continue digressioni sul modo di affrontare questi difetti, prendendo spunto ora dalla propria esperienza, ora dalla tradizione cristiana, in particolare dai padri del deserto.
La riunione si chiude con delle note pratiche sulla Settimana Santa che si sarebbe celebrata di lì a breve. Il contesto di questa conferenza è tutt’altro che casuale. Alfieri non pensa in astratto, formando al progetto di vita, ma cala queste linee fondamentali nel momento presente, quello della preparazione a vivere la festa più importante per la sua comunità, a cui arrivare con una volontà rinata per essere libera. (fine)

Edoardo Carlo Prandi nasce a Milano nel 1977. Dopo il diploma dell’Istituto Tecnico Commerciale si laurea in Filosofia all’Università degli Studi di Padova con un tesi su Michel de Certeau di cui promuove tutt’ora la ricerca attraverso il sito www.micheldecerteau.eu e varie pubblicazioni sull’autore. Tra le sue pubblicazioni figura il libro “Il nuovo della sostanza”, edito da Sosta e Ripresa nel 2015.
Ha collaborato a Genova dal 2003 al 2006 presso l’Associazione San Marcellino di Genova come animatore sociale a servizio delle persone senza dimora. Ottiene il Baccalaureato in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e un Master di Comunicazione ed editoria presso l’Istituto Comunika di Roma. Per Cittadella Editrice ha pubblicato con Laura Orbicciani Giuseppe sulla figura del padre putativo di Gesù. Vive e insegna Religione Cattolica presso i licei dell’Istituto M. Massimo di Roma.
