Tommasa Alfieri

Maturare un’identità

Non abbiamo notizia di quando la Signorina Masa cominciò con il suo gruppo di giovani donne a tenere dei discorsi di formazione spirituale. L’intento di queste riunioni emerge chiaramente dal suo contenuto: occorre rafforzarsi e maturare in un’identità cristiana cristallina e capace di confrontarsi non tanto sul piano delle idee quanto più su quello dello stile di comportamento con la società. Inoltre occorre che questa identità maturi non solo nei singoli ma come gruppo, come famiglia laica e religiosa insieme.

Di fatto, le prime conferenze in questione di cui abbiamo registrazioni e trascrizioni risalgono al 1953-54, per poi avere un salto di quasi vent’anni dalle successive. Evidentemente molto materiale è andato perduto. Quello che abbiamo a disposizione ci permette però, di avere una certa idea sulla loro natura e sui loro contenuti. Non si tratta solo di argomenti isolati di carattere edificante ma ci sono dei veri e propri percorsi tematici volti ad approfondire, con una certa progressione, lo spessore della vita spirituale di coloro che volevamo appartenere alla Familia Christi.

Dopo aver trattato della “fede pura”, l’altro tema portante di queste “lezioni” del 1953 è la volontà. Insieme alla fede, essa ha tutta la fisionomia di un argomento “preliminare”, propedeutico a tutti gli altri. Lo è per la sua natura, in quanto la volontà è l’elemento di partenza, l’a priori da cui prende avvio ogni discorso sulla vita spirituale. Michel de Certeau, celebre storico della mistica, così si esprime a proposito dell’atto della conversazione spirituale:

“Per stabilire questi spazi dialogali c’è una prima, essenziale, condizione di possibilità. Essa riceve ovunque la forma di una restrizione esclusiva (non… che…): la relazione non tollera che persone interamente risolute, o che «l’hanno a cuore». Un «volere» costituisce a priori, che il sapere non può più fornire. Deve essere presente (nessuna decisione o conoscenza passata può dispensarne), pratico (è in atto), concreto (qui e adesso, impegna l’io), assoluto (senza restrizioni). Senza di esso, nessuna comunicazione spirituale. Dipende dalla categoria heideggeriana del «non senza», Nicht ohne. Tutto si gioca anzitutto su un volo che è proprio di ogni interlocutore. È la soglia di ogni parola. […]”.

Un vero performativo designa quest’atto, un presente dunque: voglio «Non: io vorrei… ma: io voglio», precisava Meister Eckhart. Tre secoli e mezzo più tardi, Surin cerca interlocutori che abbiamo fatto quello che egli chiama «il primo passo»: «una volontà determinata di non rifiutare niente a Dio» e «subito» – adesso e interamente. (Fabula mistica, trad it. S. Facioni, Jaca Book, Milano 2008, p. 191.)

La prima conferenza sul tema della volontà (ne seguiranno altre nei mesi successivi), risale al 1° marzo del 1953. Un quadrimestre formativo che deve essere uno dei più “pratici”, afferma Alfieri, e trattare quindi “di questa nostra facoltà, la più alta e la più complessa che noi abbiamo”. La volontà è la facoltà “che ci permette di amare, vale a dire di fare la scelta libera dell’oggetto verso il quale noi vogliamo portare tutti noi stessi”. Essa è anche “la più trascurata nella sua educazione, perché intorno a questa facoltà ci sono molte idee che non sono esatte e si prendono molti qui pro quo”. La formazione, tra le altre cose, deve aiutare la persona “a scoprire la tara della sua volontà”.

Tommasa Alfieri
Tommasa Alfieri

Il contesto è sempre quello di un gruppo di persone che stanno costituendo un gruppo attorno a un impegno di vita comune dedita al vangelo, è fondamentale per la formatrice Alfieri che si rafforzino non solo le motivazioni ma anche la consapevolezza di sé. Ma la forza della volontà e la sua illuminazione non sono finalizzate semplicemente alla formazione del carattere: si tratta, innanzitutto, di prepararsi a vivere bene la relazione con quel “Tu” a cui sarà consegnata la propria volontà: “Noi dobbiamo perciò pensare alla nostra volontà non come ad una potenza che si deve perfezionare, che si deve correggere e che deve poi pronunciarsi, espandersi, affermarsi, ma ad una potenza che deve correggersi, affinarsi, perfezionarsi per poter incontrare un’altra volontà, anzi la Volontà per eccellenza, che è quella di Dio”. Questo incontro è un “dramma acuto”.

L’immagine evangelica adottata da Alfieri per spiegare la fatica di Dio di attrarre l’uomo alla sua volontà è quella del Dominus flevit, del Signore-chioccia che cerca di radunare intorno a sé i suoi pulcini per farli crescere; ma il destino in cui incorre l’uomo sarà spesso un altro. (continua)

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