Ormai è una realtà: viviamo in una società che insegna alle donne come difendersi dallo stupro, invece di insegnare agli uomini a non stuprarle. Per non parlare delle molestie sessuali sul posto di lavoro. E accade anche nel mondo del giornalismo italiano. Si tratta purtoppo, infatti, di una microsocietà nella quale spesso le donne rimangono soffocate in una rete di allusioni e battute, quando non di ricatti più o meno espliciti e persino pesanti comportamenti fisici, il tutto magari banalizzato come cameratismo da redazione.

Se ne è parlato la scorsa settimana  nella sede della Federazione Italiana Stampa Romana (FNSI), a Roma, dove è stata presentata la prima indagine in merito curata dalla  Commissione Pari Opportunità della Fnsi, con la consulenza di Linda Laura Sabbadini.

I dati dell’indagine, ottenuti attraverso un questionario anonimo, al quale hanno risposto 1132 giornaliste di quotidiani, radio, televisione. rivelano un quadro preoccupante. Il 42% delle intervistate sostiene di aver subito molestie nell’ultimo anno, per non parlare dell’80% che è stata oggetto di battute e sguardi sessisti, il 51,9% ha avuto pressioni, richieste e il 35,4% ha subito, invece, dei veri e propri ricatti sessuali.

Tutto questo indica un clima favorevole, a questa situazione, così diffuso, variegato e impunito, se si pensa, inoltre, che solo il 2,2 denuncia nel caso di molestie particolarmente gravi. Avvengono per lo più in redazione, anche se un 27% si registra fuori, nei servizi. La maggioranza degli autori sono superiori, come direttori o  capi redattore. Si evidenza di più, quando la posizione è più subalterna e assume connotazioni che possono tradurla in ricatti.
Il compito del giornalista è così quello di capire come affrontare e raccontare equamente un tema così delicato senza, ovviamente, cedere ai pregiudizi. Nell’interessante incontro formativo è emerso che ci vuole un intervento pesante, alla radice e la stessa indagine, dovrebbe essere oggetto di osservazione per contrastare questo clima.

Raffaele Lo Russo
Raffaele Lo Russo

Per il segretario Fnsi Raffaele Lo Russo “C’è molto da fare, ci vuole un salto culturale con corsi di formazione, con un impegno deontologico e sindacale”.

Le molestie sembrano quasi inamovibili. Non se ne registra infatti una diminuzione rispetto al quadro di un quinquennio fa.

Susanna Camusso
Susanna Camusso

Di una situazione che si ripete sistematicamente e puntualmente ha parlato Susanna Camusso, segretaria generale della CGIL, secondo la quale “Combattiamo una battaglia contro i mulini a vento. La non denuncia è figlia della non fiducia, della solitudine e la sensazione che nulla può essere modificato.”

Gli uomini sono complici tra di loro, rispetto al rapporto con le donne. La stessa CGIL, prosegue  Camusso,  ha deciso di avviare corsi di formazione per uomini, con una scelta che non è stata presa bene a livello dirigenziale.

Per quanto possa essere evidente che molestie e  violenze sessuali nel mondo del lavoro siano contrarie ai principi di pari opportunità e al lavoro dignitoso, abbiano  impatto pesante sulla salute e sull’ambiente familiare e sociale, danneggino reputazione e produttività delle imprese, le cose non cambiano. Le donne che ne sono vittime  o cambiano lavoro, o escono dal mondo del lavoro.

“È un problema atavico, bisogna
entrare in empatia con i telespettatori, abbattere i muri tra la vittima e chi ti sta seguendo”, ha sostenuto Giuseppina Paterniti direttore Tg3. È importante, quindi, essere presenti in maniera forte sui social e sui programmi di intrattenimento.

Così come lo è portare la nostra parte alle nuove generazioni con le insegnanti e con le scuole.

Silvia Garambois

Per Silvia Garambois, “Il lavoro è uno strumento fondamentale per rendere autonome le donne anche nella denuncia”.

Bisogna costruire una rete di accoglienza con i soggetti demandati (avvocati, ispettorato), e cercare di impedire paura e ritorsione da parte dell’azienda e l’alleanza con le istituzioni della  stampa è importante, ha un suo peso.

Maria Corbi

Segnali di cambiamento, per fortuna non mancano, come ha sostenuto, in riferimento ad alcuni passi fatti nella sua testata, Maria Corbi, giornalista de La Stampa, secondo la quale tale cambiamento  “Deve avvenire attraverso un’alleanza. Avere le donne nei luoghi di decisione, vuol dire modificare le logiche maschili”.

Le aziende devono prendere consapevolezza del fatto che se non cambia la mentalità, possono essere danneggiate. Una donna direttore è segno di un cambiamento culturale.

Ci sono purtroppo grandi vuoti di educazione e, come ha sottolineato Marina Marcelloni,  presidente dell’Inpgi, “È complicatissimo parlare di molestie, le donne devono denunciare al Consiglio di disciplina, non bisogna affossare il diritto delle donne di essere rispettate”.

In definitiva, dove le colleghe sono supportate dal sindacato, dove c’è il dialogo, la situazione migliora. Il quadro è negativo anche a livello europeo, non tutti sono sensibili a queste tematiche. Quindi, spingere, parlarne per arrivare a risultati.

Fare rete, una rete di protezione che sappia contenere, arginare e sconfiggere questo fenomeno. Occorrono comunicazione, formazione, prevenzione, convinzione e continuità sul contrasto  di questa situazione.

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