Stanno raggiungendo in queste ore l’Italia padre Pierluigi Maccalli e Nicola Chiacchio, rapiti in circostanze diverse e da anni prigionieri di gruppi armati del Mali.
La giunta militare al potere in Mali, dopo il colpo di stato del 18 agosto scorso che ha esautorato il presidente Ibrahim Boubacar Keita e il suo governo, ha annunciato ieri la liberazione dei due cittadini italiani, della cooperante francese Sophie Petronin e dell’ex ministro delle Finanze maliano Soumalia Cissè.
I quattro sono giunti ieri sera nella capitale maliana Bamako su un aereo militare partito dalla città settentrionale di Tessalit, dove si presume sia avvenuto il rilascio e i due italiani hanno subito proseguito per Roma, dove saranno sentiti già oggi dai magistrati romani e dai carabinieri del Ros. A suo tempo, il pubblico ministero Sergio Colaiocco, aveva aperto un fascicolo di indagine ipotizzando il reato di sequestro con finalità di terrorismo.
Sulla natura dei sequestratori, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, in un massaggio su Twitter afferma che i due «erano stati rapiti da un gruppo jahadista» ed esprime gratitudine «alla nostra intelligence, in particolare all’Aise (l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna) e a tutti coloro che hanno lavorato per portarli a casa». Non sono state diffuse informazioni ufficiali sul possibile pagamento di un riscatto.
Le affermazioni del ministro italiano sembrano comunque implicare ulteriori informazioni rispetto a quelle diffuse finora. La situazione nel nord del Mali e nei Paesi ai suoi confini è tale infatti da rendere impossibile affermare a priori che la responsabilità di simili azioni ricada su gruppi jihadisti. Tanto più che il rilascio è avvenuto dopo che lo scorso fine settimana la giunta militare aveva scarcerato, dopo una lunga trattativa con gruppi armati del nord, un centinaio di loro combattenti catturati e tenuti in detenzione.
Voci sull’imminente liberazione di Petronin e Cissè come possibile contropartita erano state diffuse dai media nei giorni scorsi. Peraltro, diverse fonti ritengono che i quattro fossero prigionieri del gruppo, sicuramente jihadista, conosciuto come Jama’a Nusrat ul Islam wa al Muslimin (Jnim), nelle cui mani potrebbero essere, oltre ai tre europei rilasciati ieri, altri cinque stranieri, il medico australiano Ken Elliott, la suora colombiana Gloria Cecilia Narvaez Argoti, il cittadino sudafricano Christo Bothma, la svizzera Beatrice Stockly e il rumeno Julian Ghergut.
Padre Maccalli, appartenente alla Società delle missioni africane (Sma), era stato rapito in Niger il 18 settembre 2018. La notoria prorosità delle frontiere nel Sahel rende possibile che il rapimento sia stato orera dello stesso gruppo maliano del quale era prigioniero al monento del rilascio, come pure che ci sia stato un passaggio da gruppo a gruppo, come spesso accaduto in simili situazioni. Originario della diocesi di Crema, già missionario in Costa d’Avorio per vari anni, padre Maccalli si trovava nella parrocchia di Bomoanga, nella diocesi di Niamey, la capitale nigerina. Era l’unico bianco a vivere in modo permanente a Gourmancé, il villaggio dove era stato rapito pochi giorni dopo essere tornato da una breve vacanza in Italia.
Quanto a Nicola Chaicchio si sa ancora abbastanza poco sulla data precisa e sulle circostanze del suo rapimento. Secondo la Menastream, una società di consulenza indipendente specializzata nel Sahel e nel Nord Africa, sarebbe avvenuto lo scorso anno in una località del Mali centrale dove si sarebbe trovato per turismo. Dei due non si avevano notizie dallo scorso 6 aprile, quando una testata nigerina, Air Info Agadez, aveva pubblicato un breve video di 23 secondi, poi rilanciato da Avvenire’ nel quale i due uomini apparivano prigionieri, con la barba lunga e vestiti con abiti tradizionali. «Mi chiamo Pierluigi Maccalli», di nazionalità italiana, oggi è il 24 marzo”, diceva l’uno. «Mi chiamo Nicola Chiacchio», diceva l’altro.
Dei quattro prigionieri rilasciati ieri, quella rimasta più a lungo nelle mani dei rapitori è Sophie Petronin, di 75 anni, rapita il giorno di Natale del 2016 nella città maliana di Gao Il settantenne Cissè, ministro dal 1993 al 2000 e per tre volte candidato alla presidenza, era stato invece rapito lo scorso 26 marzo mentre era impegnato nella campagna elettorale per le elezioni parlamentari nel Niafounke, la sua regione natale.
