Parlo delle elezioni in arrivo e del commercio già iniziato. La politica rischia di trasformarsi in un grande mercato rumoroso senza parole comprensibili. Almeno per me. Per cui perdonatemi questa riflessione che nasce dal pensiero di un cittadino che, capisca o no, andrà a votare. Vengo anche da un “mondo” con il quale non tutti si sentono a casa e spesso per ragioni oggettive, ma che non sono sufficienti per buttarlo via. Il bambino, cioè l’essenza e la sostanza del mio universo di credente, non è tutto da buttare via anche se l’acqua è un po’ sudicia e da cambiare. Il mondo della politica e di chi lo gestisce non dovrebbe essere solo nelle mani degli stipendiati che in qualche modo sono stati scelti per andare al Parlamento.

Né basta dire che in una democrazia il voto è del popolo, per cui il parlamento è espressione della volontà popolare. Questo discorso riempie la bocca dei comizi, ma non racconta la verità dei fatti. Siamo veramente preparati per esprimere una “volontà informata e formata”? Io ho dei dubbi, sentendo quello che si dice nei bar o nelle strade o anche nei sondaggi politici preelettorali. Si sente di tutto e di nulla. E non basta aver letto: “La psicologia delle folle” (di Gustave Le Bon) che anche Mussolini si gloriava di averlo letto e riletto, per diventare un buon politico o, meglio, un servitore del bene comune. Né pretendo di avere soluzioni a breve termine. Per cui, mi dispiace pensarlo, andrà come andrà, e da cittadino rispetterò le decisioni della maggioranza di coloro che andranno a votare, augurandomi di incontrare altrettanto rispetto.

Parole grosse, vero? Inviterei però i miei concittadini, e per me città corrisponde a nazione e anche molto al di là, a riflettere anche informandosi per avere una coscienza formata e poi capace di fare decisioni che servano al paese non solo alla propria “casta”. In altri ambienti si usava dire: informarsi, poi capire e valutare per poter agire e non solo muoversi e chiacchierare. Quale è il mio compito cercando di valutare le mie scelte anche con gli occhi degli altri? E’ la formazione della coscienza, centro propulsore delle decisioni. Perché in gioco ci sono problemi di cui tutti parliamo e per i quali tutti proponiamo soluzioni, anche se a volte i pulpiti da cui arrivano rendono certe prediche non poi tanto attendibili.

Si parla di moralità pubblica o di etica. Si parla di onestà. Si parla di fiducia nelle istituzioni. Si parla di trasparenza. SI parla di giustizia. Ed è positivo “vedere che l’umanità sia giunta a intuire l’esistenza di comportamenti che sono al di sopra del puro interesse personale”.

Card. Carlo Maria Martini Lo scriveva nel 1993 il Card. Martini nel suo “Il Vocabolario dell’Etica” sottolineando che “la grande parola dell’Etica è: tu puoi fare di più e di meglio… qualcosa di più bello e grande nella tua vita che circondarti di cose superflue…”. Ma diceva anche citando altri che “quanto più una società è carente di moralità pubblica, più se ne parla… le grandi epoche di riflessione sull’etica sono le epoche di transizione in cui si verificavano molti episodi di corruzione”.

Mons. Dante BerniniIl vescovo Don Bernini che molti hanno conosciuto e apprezzato, riproponeva questa riflessioni in un Incontro a Camaldoli per gli universitari della Fuci, nel 2013.

Come tornare ad avere fiducia nelle istituzioni e nelle persone che inviamo al Parlamento? Perché tanta fiducia non c’è e non si può andare avanti annebbiati dal sospetto. Non ci sarebbe collaborazione, quindi non ci sarebbe vera democrazia. Si sarebbe tentati di andare avanti, arrangiandosi e facendo quello che ci pare pensando solo a sé stessi.

Aldo MoroAbbiamo presente il pensiero politico di Aldo Moro? La sua acutezza, visione del futuro e trasparenza intellettuale? In altri campi e con altre parole si parla di: senso della giustizia, autorevolezza, prudenza nel cammino proposto e temperanza, saper far uso delle cose. Che poi sarebbe vivere l’impegno politico che è di tutti, non solo di chi viene votato, all’insegna della carità. Non della carità-elemosina come viene intesa dai media, ma vivendo l’impegno pubblico nello stile del servizio. Una “politica con il grembiule”, con una economia dal volto umano e non solo santificata con la corona del PIL.

Richiederebbe questo una formazione e studio ma non solo intellettuale (con temi come: politica internazionale, lingue, arte, poesia, filosofia e storia, economia umana, culture…) e con l’animo aperto al mondo che cambia, che si incontra e si scontra, alla ricerca di un dialogo globale. Ci vorrebbe, e forse da qualche parte già c’è, una “scuola per politici e amministratori”. Come quella che ha formato in passato gente seria e competente, attenta al bene comune, quello vero.

Clément OlivierRicordo un altro pensatore, francese, deceduto nel 2009, Clément Olivier che nel suo “Il Potere Crocifisso” indica tre itinerari per una resurrezione anche politica: la bellezza, la morte, l’amore. La bellezza della vita e dell’incontro. La morte dell’egoismo e degli interessi personali. L’amore disinteressato come guida nei percorsi della storia. Utopia? Me ne rendo conto. Ma se non vediamo e speriamo nel meglio, affogheremo nel pantano del quale ci stiamo lamentando.

Foto tratte dal web

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