La croce della povertà, la croce della fame, la croce di ogni altra sofferenza possono essere trasformate, perché la Croce di Cristo è divenuta una luce nel nostro mondo. Essa è una luce di speranza e di salvezza. Essa dà significato a tutte le sofferenze umane” . Si era espresso così Papa Giovanni Paolo II nel suo viaggio a Delhi in India, il 1 febbraio 1986, ed è quello che da tanti anni compie padre Vincenzo Bordo, originario di Piansano, provincia di Viterbo, finito in Corea, seguendo gli imperscrutabili disegni di Dio. Ultimo tra gli ultimi in Corea del Sud, alla sequela di Cristo Gesù.

Il missionario degli Oblati di Maria Immacolata, ha creato alcuni importanti progetti come un centro per i giovani nella città di Seongam, a circa un’ora e mezzo da Seoul ed una mensa, coinvolgendo la popolazione locale, specialmente i giovani.

La struttura si chiama Casa di Sant’Anna ed è una chiara testimonianza di quanto la Chiesa opera per i poveri, gli emarginati. Padre Vincenzo Bordo si occupa degli ultimi dal 1992, quando ancora non si parlava di questa grave situazione e già accoglieva alla mensa almeno 200 persone tutte le sere.

Tra l’altro Padre Vincenzo Bordo proprio in un’intervista del 2020 a Vatican News aveva dichiarato che: “La Chiesa sudcoreana – entro i limiti di ciò che può fare – è in prima linea per gli aiuti economici e caritativi alle persone che soffrono in Nord Corea, questo è consentito…c’è tra i sacerdoti un clima di forte collaborazione, di lotta, di impegno per la riconciliazione delle due Coree. Il problema è che probabilmente ci sono troppi disparati interessi, nazionali e internazionali, perché tutto resti così“.

Eppure questo missionario degli oblati di Maria è sempre lì, accanto ai suoi fratelli in Cristo, tra gli alcolisti, i senzatetto, i ragazzi soli per la strada. Il suo cuore batte all’unisono con loro, tanto che gli è stato ufficialmente riconosciuto il Premio Ho-Am, ossia un diploma, una medaglia d’oro e 300 milioni di won coreani, equivalenti a circa 215 mila euro, nel giugno 2014. Una sorta di “Nobel coreano”, proprio in riconoscimento del suo operato, che in Corea può essere assegnato ad uno straniero per la categoria ”servizio alla comunità”, che premia proprio chi ha conseguito “risultati eccellenti nell’ambito del servizio sociale e contribuito alla crescita del benessere pubblico” e Kim Ha Jong,  Kim il primo martire coreano, Ha Jong ‘servo di Dio‘, questo è il suo nome in Corea, ha dimostrato il suo amore, la sua dedizione, la sua fede, il suo ministero sacerdotale, per il prossimo.

Ai Giochi olimpici invernali di PyeongChang, del 9-25 febbraio 2018,   padre Vincenzo Bordo è stato persino Teodoforo, è lui che ha portato la torcia, per espressa volontà del Comitato Olimpico.

Padre Vincenzo Bordo
Padre Vincenzo Bordo

In questi giorni è stato pubblicato nella Corea del Sud un suo libro: “L’amore mi nutre molto”, i cui proventi sono destinati per la Casa di Sant’Anna.

Una “storia di gratitudine” in Cristo Gesù, questo è padre Vincenzo Bordo, proprio come l’ha descritta in occasione del suo 25esimo di sacerdozio, lo scorso marzo 2021:

“Una vita  spezzata”.
Un’ esistanza donata.
Un’ anima afferrata.
Una storia di gratitudine… rese grazie

Quattro semplici parole  che ogni giorno , ormai da 25 anni,  ripeto a me stesso e alla comunità ogni volta che celebro la santa messa: “Gesù nella notte in cui fu tradito prese il pane, rese grazie, lo spezzo’, lo diede ai suoi discepoli……”.

PRESE IL PANE …

Signore…nello stesso modo Tu hai  preso  la mia giovane vita. Avevo diciotto anni, quando mi sono sentito avvolgere dalla tua tenue  esistenza: una sensazione bella, un momento di grazia e di felicita’. Ciò mi ha affascinato e conquistato a tal punto da convincermi a lasciare tutto per rispondere alla tua chiamata. Non ricordo le circostanze nei particolari ma sono  consapevole  che non sei entrato con la forza dirompente e impetuosa di un Dio onnipotente che sconvolge e turba tutto ma ho memoria solo della tua delicata presenza, della tua  tenerezza, del tuo dolce amore che hanno afferrato e sedotto il mio innocente spirito.

LO SPEZZO’….

Signore… tante sere, dopo una giornata di duro lavoro al servizio dei poveri, ritorno a casa e sento che il mio corpo è spezzato dal dolore e dalla fatica. I piedi gonfi mi fanno male. Le ossa sono a pezzi. I muscoli sfibrati. Dopo tanto amore donato mi rimane solo un fisico frantumato dalla sofferenza.  Altre volte e’ il mio spirito che è lacerato da una nascosta solitudine, dove Tu,  l’ amato,  non sei li’ dove desidero incontrarti. Sei assente. Allora anche il mio animo. avvolto dalla tenebra e dal dubbio, sprofonda in un baratro buio, senza fine. Poi ci sono giorni in cui il mio cuore è schiacciato, da un malessere indicibile. In quei momenti desidererei  solo l’ abbraccio caldo ed umano di una compagna di vita che mi sappia comprendere e ascoltare. Accogliermi in quella  profonda inquietudine. In quel momento di un amore impossibile un grido straziato e dirompente sgorga dal mio intimo: “ Perche’ Dio, perche’?”. Ma in quell’ arcano abbandono Tu taci, silente ed irraggiungibile.

RESE GRAZIE…

Signore… dopo questi attimi di smarrimento mi rendo conto che tutta la mia vita è penetrata solo dalla Tua grazia. Tutto quello che mi circonda: il Centro per la gente di strada, con i suoi 450 ospiti giornalieri, le quattro case famiglia con i trentacinque ragazzi abbandonati, i seicento volontari, i collaboratori, la comunità oblata, la salute, la confortevole casa dove vivo. Tutto cio’ è dovuto alla Tua generosità, alla Tua potenza gloriosa ed infinita. Tutto è un Tuo dono gratuito e stupendo.  Tutto è un miracolo della Tua infinita bontà e misericordia. Allora stupito ed estasiato da questa amorevolezza che mi avvolge mi rimane solo la lode, il ringraziamento, la benedizione. Si’ Tu

sei presenza viva, stupenda ed operante nella mia misera vita.

LO DIEDE….

Signore… Sento che questi venticinque anni di sacerdozio sono profondamente immersi nel Tuo mistero pasquale, dove morte e resurrezione sono vissute in uno stesso drammatico ed esaltante attimo: “CHINATO IL CAPO DIEDE LO SPIRITO”. Li’ vita e morte  sono combinate in un escatologico intreccio d’amore e d’angoscia che solo un cuore amante può percepire. Come nel parto felicità e sofferenza sono intrinsecamente uniti in un  istante di profondo dolore e di nuova vita, così sento che questa mia esistenza donata e’ avvolta da questo venerabile triduo pasquale dove decesso cruento e gioioso inizio si incontrano in un sublime abbraccio.

Osservando, infine, le sorelle e i fratelli che mi sono compagni in questo cammino, mi rendo conto che questa vita afferrata, spezzata, donata e ricolma di tante grazie appartiene ad ogni uomo e donna che ama.  LA VITA DI OGNUNO DI NOI, SACERDOTE O LAICO CHE SIA, E’ UNA EUCARESTIA QUOTIDIANA: infatti chi ama è  PRESO dall’Amore, si DONA all’amato, si SPEZZA per amore, è una persona che LODA E RINGRAZIA perche’ affascinato da questo enigmatico e imperscrutabile vivere. Così mi piace ricordare il mio e il vostro venticinquesimo di amore… sacerdotale.

Signore… solo ora, dopo un cosi’ lungo cammino durante il quale Tu sei stato sempre al mio fianco, sono consapevole…. Che non sono stato io ad offrirti generosamente la mia vita….ma che sei stato Tu ad offrirti a me….

Che non sono stato io ad amarti entusiasticamente…ma Tu mi hai avvolto del tuo incommensurabile  amore…Tu non io…

Sì, mi rendo conto che continuo ad amarti…. perche’ da Te amato.

p. Vincenzo Bordo Omi, missionario in Corea del Sud

Foto tratte dal web

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