Papa Francesco ha scelto di essere sepolto in Santa Maria Maggiore, una delle quattro basiliche maggiori di Roma, sulla sinistra della cappella Paolina e soprattutto vicino all’icona della Salus Populi Romani, l’immagine più venerata nella capitale della cristianità. La decisione, annunciata in un’intervista al canale televisivo messicano N+, è insolita, se si pensa che seguendo una tradizione risalente al IV secolo, moltissimi Papi, una novantina, riposano nella necropoli sotto la basilica di San Pietro in Vaticano, accanto alla tomba del primo di loro, san Pietro appunto, o sono stati traslati nella basilica stessa, dove lungo i secoli ne erano stati sepolti diversi altri.

Gli ultimi in ordine di tempo sono stati dopo la canonizzazione san Pio X, san Giovanni XXIII e san Giovanni Paolo II.
L’ultima eccezione fu centoventi anni fa con Leone XIII, sepolto nel 1903 in San Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma e del mondo, dove già c’erano le tombe di altri 21 Papi. Due sono sepolti in San Paolo fuori le mura e cinque proprio in Santa Maria Maggiore, per completare il conto delle tombe papali nelle basiliche maggiori di Roma.
Ma altre eccezioni non mancano per Papi che nel corso dei secoli hanno voluto essere sepolti altrove per motivi religiosi, per scelta personale, o in alcune circostanze lo sono stati per motivazioni storiche o politiche. Per fare solo qualche esempio, sempre a Roma, Pio IX, che morì nel 1878, venne sepolto nella basilica di San Lorenzo fuori le Mura, luogo che gli era molto caro e dove già riposavano altri quattro Papi. A Santa Maria sopra Minerva ci sono le tombe dei due Papi della Famiglia Medici, Leone X, all’inizio sepolto San Pietro dopo la sua morte nel 1521 e qui traslato dopo la morte di Clemente VII nel 1534.
Forse c’è un po’ di scelta identitaria, dato che le tombe di due Papi ‘toscani’ si trovino proprio nella stessa chiesa, sotto il cui altare sono le spoglie mortali della santa toscana per eccellenza, santa Caterina da Siena, laica consacrata domenicana e Dottore della Chiesa, co-patrona di Roma, dell’Italia e dell’Europa.
Per Papa Francesco la scelta è dettata dalla sua speciale devozione a Maria venerata sotto il titolo di Salus Populi Romani, di quella porzione cioè del popolo di Dio della quale è stato chiamato a essere vescovo, di quella Chiesa locale chiamata a presiedere le altre nella Carità. E di questa devozione, anche tralasciando gli esempi precedenti alla sua elezione a Papa, si sono avute numerose conferme, a partire dal fatto che a pregare davanti a quell’immagine si è recato prima e dopo ogni suo viaggio apostolico.
Tra l’altro, alla Salus Populi Romani fa fatto omaggio della rosa d’oro, seguendo un’usanza che trova le sue origini nel Medioevo e rappresenta il simbolo della benedizione papale. Nei secoli è stata donata sia a monasteri e santuari mariani sia personalità di spicco, come alcuni sovrani, per riconoscere l’impegno per la fede e il bene comune.
Se Papa Francesco confermerà la sua intenzione nelle disposizioni testamentarie, la sua tomba si aggiungerà a quelle dei cinque suoi predecessori sepolti in Santa Maria Maggiore e forse quel giorno, sarà un motivo in più per soffermarsi in preghiera in quella splendida basilica.
Foto tratta dal web

Laura Ciulli è una giornalista cattolica e una poetessa. Nel primo di questi aspetti ha svolto la sua attività come redattrice presso alcuni quotidiani online e come responsabile di cronaca giudiziaria e speaker radiofonica in varie emittenti viterbesi e della Sardegna. Ha co-fondato e ha diretto la testata TusciaMagazine.it, e da un anno la testata InfiniteRealtà.it. Corrispondente da Viterbo per Radio Radio nella trasmissione Doppia Vela Ventuno, realizzata in collaborazione con il ministero dell’Interno e con la questura di Viterbo e varie questure delle province del Lazio. L’ultimo impegno che ha assunto è la vicedirezione della testata giornalistica Sosta e Ripresa, fondata da Tommasa Alfieri, della quale ha ideato la versione online. Collabora anche con le testate online Il punto quotidiano.it e Ponte Adriatico.
Giornalista cattolica, dunque, come testimonia non solo la sua militanza durata per molto tempo nell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), che di per se stessa non costituirebbe una prova valoriale, e forse neppure il fatto che abbia frequentato l’Istituto di Scienze Religiose San Bonaventura da Bagnoregio, ma soprattutto la determinazione a improntare sempre più la sua attività pubblicistica e comunicativa all’attenzione peculiare alla verità, al confronto e alla verifica con la verità di ogni evento e di ogni notizia che il giornalismo cattolico dovrebbe avere. La sua crescita professionale in questo senso è stata continua, fin dalle prime giovanili esperienze. In questo si ascrive il servizio, a titolo completamente gratuito, che presta a Sosta e Ripresa, il giornale fondato da Tommasa Alfieri, un tempo periodico solo cartaceo e trasformato in quotidiano online soprattutto grazie al suo personale impegno. Un impegno sostenuto da un sempre più approfondito confronto con gli scritti della fondatrice e con il suo magistero laicale. Socia Anps, Associazione Nazionale Polizia di Stato, socia fondatrice del Gruppo Volontari Sezione Anps Viterbo, donatrice Avis ed iscritta al Gruppo DonatoriNati della Questura di Viterbo.
Come poetessa Laura Ciulli ha all’attivo alcune premiazioni e selezioni in concorsi nazionali come Aletti editore, Premio letterario IBISKOS, Associazione Amici dell’Umbria, Centro Culturale Internazionale d’Arte SEVER. Secondo la professoressa Biondolillo, quotata critica d’arte, “Accostarsi alla poesia di Laura Ciulli è come attraversare i sentieri di un mondo spirituale ove troviamo l’Io tramite un linguaggio poetico della ricercatezza del verso basato sull’accostamento della parola densa di significato concentrato sull’acquisizione dell’essenzialità…”
