Il corridoio del chiostro
Corridoi silenziosi, piccole arcate che prendono la luce in alto e la riflettono senza violenza… quanto basta, perché qui si è più per pensare che per vedere, con occhi curiosi.
Il silenzio nell’Eremo assume dimensioni vaste: non è solo assenza di rumore, è assenza di ciò che distrae, dissipa, occupa, inutilmente per l’anima, un posto.
Tutto deve staccare, liberare, ispirare, concentrare. Tutto deve aiutare il dentro.
Ma senza egoismi: il mondo è fuori, sì, sembra tanto lontano, ci si può quasi dimenticare che esista… ma nell’Eremo c’è la Eucarestia e la Croce… c’è quindi il “mondo” per la salvezza del quale Cristo Signore si offre al Padre.
C’è quel “mondo” di cui ognuno di noi è parte e responsabile; ma c’è per arricchire il silenzio di preghiera, di invocazione, di offerta.
Il chiostro
Un chiostro. Anzi un chiostrino, piccolo, semplice, di mattoni. Un pozzo, dei fiori. Tutto l’insieme ti dà un senso di calma, di chiarezza, di pace. Nessun rumore, neanche di quelli che vengono dalla natura: fruscio di animali, vento tra i rami del bosco, grondare di pioggia; nulla.
Pare che il tempo si sia fermato: nessun orologio batte le ore. Si pensa bene alla eternità, qui nel chiostro, quando si è soli. E ci si resterebbe, per accorgersi poi che il tempo passa solo quando la fetta di sole che batte sul piancito, spostandosi mano mano, sparisce: ed è sera.
Il richiamo soave dell’eternità è una delle grazie che vengono dall’Eremo. Ed è la grande grazia per interpretare il tempo, viverlo, offrirlo e consumarlo. Nell’Amore del Signore
(Uno sguardo che accarezza la memoria. Dagli scritti di Tommasa Alfieri. Ed. Amici della Familia Christi 2010 Viterbo pagg
. 40-43).


