Andito Eremo Sant' Antonio Viterbo

Il muro antico

Eremo della Palanzana Tommasa Alfieri

Si può dire che i muri parlano? Penso di sì… almeno qui all’Eremo si sentono parlare. Certo è una voce senza suono (un controsenso?) ma arriva e dice. È la voce dei secoli nei muri?

Per questo i luoghi antichi lasciano una particolare impressione. Certo, poi svanisce: la vita quotidiana accavalla impressioni ad impressioni, voci a voci.

Ma quando si è lì tra le mura antiche, le voci, meglio la Voce, arriva.

Questo poi, in modo particolare, nei luoghi sacri antichi, nei luoghi che hanno udito le preghiere, le lodi, le aspirazioni di tanti cuori; tra i muri che hanno visto il susseguirsi di tante persone in colloquio con Dio, in ricerca acuta di un dono sempre più completo da farGli, in lotta coraggiosa per vincere e non volgersi indietro…

Salita una rampa di scale, si entra in una celletta in fondo al corridoio del Noviziato; è la cella di San Crispino da Viterbo. Tutto è silenzio: solo i muri parlano.

E ti viene nel cuore un’ondata di commozione: qui un’anima giovanile si è data a Dio secoli fa… e pare che da quei muri venga un appello, vivo, pressante, giocondo e solenne. Pare che le mura ripetano in un’eco crescente di darsi… darsi… darsi per la gloria di Dio e la salvezza del mondo. Quella finestrella che è tutta occupata dalla visione di un cipresso e da uno squarcio di cielo pare che dica anch’essa: “Guarda… prega… conquista… il mondo”. Può vedersi tutto dalla finestrella di una cella… quelle tavole del giaciglio coperte da una tela di sacco parlano anch’esse… “Come Cristo stenditi sul legno della Croce…” Ma questi muri parlano davvero! Non si riesce a fare un colloquio, si sta solo a sentire… Ma l’anima, dentro, risponde.

E li guardi uno per uno questi muri con l’intonaco povero ed imperfetto: come quello del corridoio di sotto, sul quale qualcosa è scritto, ma che il tempo e l’usura hanno reso indecifrabile… li guardi, li accarezzi con lo sguardo, daresti loro un bacio…

Tante anime che sono qui venute, si sono offerte al Signore; e quante che da qui sono andate al divino Abbraccio dell’Amore infinito…

Niente, qui, è passato, finito, annullato; tutto si è accumulato nella ricchezza di una Voce che da qui ti chiama, per nome, a salire, salire, salire, senza titubanze e senza paure.

(Uno sguardo che accarezza la memoria. Dagli scritti di Tommasa Alfieri. Ed. Amici della Familia Christi 2010 Viterbo pag. 44)

 

(Continua)

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