La campana dell’hortus

 

Non è una campana solenne, da campanile, alto nel cielo.

È una Campanella, di un campaniletto rustico e basso: tre o quattro metri da terra.

La si suona per chiamare per varie ragioni: dalle liturgiche alle casalinghe. Per l’andata in Cappella, o per andare a mensa in refettorio.

La Campanella non fa distinzioni di orari di maggiore o minore dignità o solennità.

Suona, viva, chiara, argentina, appena si tira la corda che la muove. E la si sente anche lontano, al pollaio, in fondo ai campi.

Fa pensare, questa Campanella: lo stesso suono per tutte le azioni della giornata. Qui tutto è, deve essere sacro, degno di un suono di campana.

Sacro ed umile: la Campanella suona da tre o quattro metri da terra, poco più su della testa delle persone che le passano accanto ….

Ma quel poco più su da terra basta perché la Campanella risuoni nell’aria ed il suo suono salga…

Fa pensare, questa Campanella: ammonisce, incoraggia ed invita a rispondere con gioia e sollecitudine camminando un poco più su da terra.

La fontana dell’Hortus

Tommasa Alfieri

Una cisterna, non un pozzo.

L’acqua arriva lì si raccoglie poi zampilla e se ne va alla lega: da qui va ad innaffiare l’orto.

Non ci si accorgerebbe che c’è l’acqua. Solo il chiocciolio dello zampillo, fresco e quieto.

Ci sono tanti fiori intorno alla cisterna. Tante rose e gigli profumatissimi.

Pare che anche l’acqua se ne imbalsami.

Acqua che zampilla e ricade per servire all’orto.

Ma ogni servizio deve venire da uno zampillo in alto… e deve essere zampillo di acqua fresca e pura.

 

Uno sguardo che accarezza la memoria. Dagli scritti di Tommasa Alfieri. Ed. Amici della Familia Christi 2010 Viterbo pagg. 79-82).

(Continua)

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