Il bivio

Nell’Eremo c’è un bivio: ce ne sono tanti altri ma questo è importante. Ad un certo punto, dopo alcune diecine di metri di un bel viale pianeggiante, questo di colpo si divide in due branche o per meglio dire, dal viale principale se ne stacca un altro a sinistra, a colpo d’occhio più stretto e più breve.

Da che parte si va? Si prosegue o si devia? Un bivio è sempre una decisione da prendere soprattutto se, come in questo caso, il termine in ambedue le parti è assolutamente coperto dai rami folti e pendenti dei castagni.

Ora lo si sa, dopo tanto tempo, dove vanno a finire, ma la prima volta no! Solo verde e groviglio di rovi.

La scelta fu subitanea: continuammo il viale principale dal quale l’altro devia, a sinistra, come un ramo dal tronco.

È lungo! sembrava più corto, sembrava che dopo poco si sarebbe scoperto il termine… invece no. Si snodava nel bosco e alberi a destra, alberi a sinistra, alberi in fondo e basta.

Finalmente, mano mano si stagliò sempre più netta una grande Croce fatta di tronchi, alta su di un capitello antico messo a modo di base, proprio a chiusura del viale, al centro di un emiciclo scoperto, ombreggiato da un grandissimo stupendo lecce.

La Croce! avevamo imbroccato il viale della Croce! Fu una scoperta che commosse ed allietò il cuore. La Croce del bosco! Il segno più bello tra i castagni dell’Eremo! Avevamo scelto bene. Ci fermammo: l’edera avvolgeva la Croce e la vestiva di verde. Ci parve di aver scoperto la firma di Dio sull’Eremo. Vexilla Regis!

E l’altro ramo del viale dove finiva? Tornammo indietro, curiosi. Non si poteva camminare svelti tra i rovi che ingombravano un po’ tutto, nel loro incomposto crescere di molti anni.

Arrivammo al bivio. Prendemmo l’altro ramo del viale principale. Piuttosto breve: in fondo una bellissima fontana con in alto su di un pilastro una conchiglia di peperino che faceva scendere dai bordi ondulati e muschiosi rivoli di acqua limpida e gorgogliante. Bella, certo. Chissà come è finita lì? Sembrava più da villa che da Eremo.

Sono passati molti anni da quella prima scoperta. Ancora oggi d’istinto si prende il “viale della Croce” senza certo trascurare il “viale della fontana” che d’estate è tutta frescura.

Ma si è che il Segno della Croce sazia. Tutto, intorno ad essa appare sacro: terra, pietra, alberi, fiori, uccelli… Quel segno cambia il valore di ogni cosa…

Bivio all’Eremo, bivio nella vita, tante volte…

Beato chi, spesso ad occhi chiusi, sospinto dallo Spirito, sceglie il viale della Croce.

 

Uno sguardo che accarezza la memoria. Dagli scritti di Tommasa Alfieri. Ed. Amici della Familia Christi 2010 Viterbo pag. 89).

(Continua)

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