Il tino
In questo luogo non si va molto spesso. Passano i mesi e ci si entra di rado. Sistemano la pigiatrice, il torchio, le grandi tine antiche…
Arriva l’uva: questo è il tinello o, abbreviato, il tino. La vendemmia comincia: all’Eremo tutte o quasi le viti sono a pergola e costeggiano come a sottolinearle le varie terrazze digradanti fino al fondo della valletta.
Mano mano i grappoli pendenti vengono tagliati: fa quasi effetto pigiarli, apparentemente sciupandoli, nei bigonzi che vanno a raccogliersi alla tettoia che è innanzi al tino.
Qui comincia il lavoro: la motodiraspatrice getta via i raspi, il torchio schiaccia gli acini e li butta nella tina su su fino quasi a riempirla.
Si interrompe a sera, si continuerà domani: ed intanto si sorveglia la fermentazione, si controlla la temperatura, si guarda salire lo strato spesso delle bucce, si fanno pronostici.
Sono giorni fervidi di un lavoro particolare, che ha una gaiezza ed una solennità tutta propria…
Si fa il vino. Poi esso scomparirà in cantina, ma ora si vede. E questo vino servirà: è un vino semplice, schietto, senza alcun trucco. Andrà nelle piccole brocche della mensa comune, per il modesto uso quotidiano.
Ma andrà in una delle due ampolline portate all’Altare per la Mensa Sacrificale… Lo stesso vino… che diventa Sangue di Cristo.
Mio Dio, mio Signore, quale mistero! Lo stesso vino e le mani sacerdotali che prendono l’ampollina e le parole pronunciate…
Non è più vino! Non è più il nostro vino, semplice, limpido, schietto, il vino uscito dalla botte: non è più, non è più… È Sangue del Signore!
Quando in alcune solennità il Sacerdote dà alla comunità la Santa Comunione sotto le due Specie intingendo nel calice la Santa Particola, la commozione mi stringe il cuore… il sapore sembra lo stesso, ma non è più lo stesso…
È Sangue! Il Signore che trasforma… quante cose trasforma! e poi la indicibile trasformazione… il pane ed il vino nel Suo Corpo e nel Suo Sangue… qui, a casa nostra, prendendo gli elementi della nostra vita quotidiana li trasforma per trasformarci in Lui…
Mio Signore, come qui all’Eremo tutto ti tuffa ad occhi aperti nell’ammirazione sconfinata della Fede, nel gaudio della Speranza, nel torrente della Carità…
Passando vicino al tino mi sembra che anche esso faccia parte della Sacrestia… si può fare il Segno della Croce.
Uno sguardo che accarezza la memoria. Dagli scritti di Tommasa Alfieri. Ed. Amici della Familia Christi 2010 Viterbo pag. 101)
(Continua)
