Parole dall'Eremo Tommasa Alfieri

La lega

 

Non è una fontana, né un laghetto, né uno stagno.

È una lega: questo è il termine comune adoperato per un grosso conservone profondo, non molto emergente dalla terra dove l’acqua viene convogliata perché salga, riempia fino all’orlo la lega e, catturata da una piccola diga, resti pronta per uscire poi, all’ora dell’innaffiatura, in un rivolo nutrito e saltellante nei condotti aperti di peperino.

Quando l’acqua è in magra la lega serve a non farla sperdere, troppo poco ed il rivolo troppo lento per rispondere alla sete di molte piante che non potrebbe raggiungere.

Quando l’acqua è tanta la lega serve a non farla sprecare giù per i canaletti dove sarebbe troppa e farebbe troppo bagnato intorno, ad averla invece pronta in quantità accumulata, al momento giusto, quando il sole non picchia più e la terra non più arroventata può essere bagnata.

Allora, con tutti questi ragionamenti si imprigiona l’acqua…; le si leva un po’ della sua libertà di correre, di infiltrarsi tra sasso e sasso, di uscire allegramente dall’alveo, di sparpagliarsi tra le erbe e i fiori spontanei…

No; deve cadere invece lì, dentro la lega, per riempirla, e ci vuole parecchio… sono migliaia e migliaia di litri… deve salire mano mano, increspando col getto la superficie, deve arrivare all’orlo. Allora una mano chiude la piccola diga, l’acqua che continua ad arrivare va verso il pollaio dove un poco serve sempre; e quella nella lega sta ad aspettare di andarsene quando, ad una data ora, una mano solleverà la diga e l’acqua liberata se ne andrà con ordine ed allegria dove deve andare, per arrivare dove deve arrivare… con la giusta misura e la giusta spinta, all’ora giusta.

Acqua imprigionata… sembra di aver mortificato una delle sue più belle caratteristiche, quella che incanta quando si contempla una sorgente… l’acqua che zampilla e corre…

Acqua imprigionata… ma tra poco correrà di nuovo: e avrà imparato ad essere docile, ad accogliere le disposizioni dell’agricoltore, ad essere obbediente…

L’acqua obbediente? Verrebbe da ridere!

Eppure è così anche per noi… anche per le corse della nostra volontà indipendente…

Ci fa bene imprigionarla o lasciarla imprigionare, mortificarla o lasciarla mortificare. È tutta ricchezza che cresce. Grazia che cresce, forza che cresce… ed è pronta per gli usi del Signore.

Non è che la lega mi piacesse in modo particolare, in certi momenti mi sembrava acqua ferma…

Ora, la sto guardando: quanto è profonda… all’uscita dalla sorgente l’acqua non mi era sembrata tanta!

Uno sguardo che accarezza la memoria. Dagli scritti di Tommasa Alfieri. Ed. Amici della Familia Christi 2010 Viterbo pag. 105)

(Continua)

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