Il Natale all’Eremo
Anche l’Eremo si prepara al Natale
Arroccato sulla costa del Monte, ancora di più guarda questi giorni il cielo. La stella cometa! La stella dell’Annuncio, il Messia viene!
In lontananza, a sera le luci dell’abitato. Il mondo che aspetta e non aspetta… e il desiderio di gridare “ed il Verbo si è fatto carne e abitò tra noi ed abita tra noi!”
Quanto abbiamo bisogno di stare vicino al Signore per avere la voce calda, forte, convinta. Quanto abbiamo bisogno di stare in silenzio per trovare le parole giuste, quanto abbiamo bisogno, per camminare nelle strade rumorose, di conoscere il raccoglimento della natura che mette erba e muschio ad attutire i passi.
Il rosignolo viene ogni mattina all’aia ad aspettare che si apra la porta e gli arrivi una briciola di pane. Ma è impaziente e arriva a entrare fin nel corridoio.
Fa freddo, non è facile trovare di che beccare. Ma lui sa la Provvidenza della briciola ed aspetta. Noi aspettiamo la grande, la immensa Provvidenza: il Salvatore! E ci punge nell’anima il pensiero di chi non lo aspetta, di chi sta laggiù tra quelle luci, senza fulgore che fanno luce fuori e lasciano buio dentro… e la preghiera sale da questo monte perché gli occhi si aprano, gli occhi di tutti, tutti…
Quanto è bello maturare nel silenzio la grande verità. “Egli si fece carne…” portarla laggiù nella molteplicità delle ricerche e degli interessi e dirla con la gioia irradiante della Fede, con il calore della Carità fraterna, con il servizio silenzioso e delicato e poi… e poi tornare quassù dove il rosignolo aspetta ogni giorno la sua briciola per andarsene, dopo che l’ha trovata, in canto. E dove la voce dei pastori giunge come un’eco tra i lecci e i pini e lascia tanta pace.
Dall’Eremo questo è l’augurio.
La voce del vento
Il silenzio non è muto: parla con tante voci che lo arricchiscono, lo perfezionano, ne mostrano la profonda bellezza.
Stasera all’Eremo si è alzato il vento: libeccio, maestrale, non è turbinoso, travolgente, ma robusto, a grandi folate. Scuote i rami degli alberi, fa rotolare le foglie sui piazzali e poi… ulula, tenta di scuotere le finestre e di passare fischiando tra i battenti.
Pare una voce che voglia entrare, una voce forte, ma che non sciupa il silenzio… che non fa paura. Pare la voce del Creatore che vuol farsi intendere dalle sue creature, dalla sua creatura; e la cerca, la chiama, la interroga, la invita, la prende, la trasporta, la stacca e la libera dalla terra, per avvicinarla a Sé in un vortice di Carità.
È un vento che parla. Viene di tacere, dentro, senza commenti. Viene di ascoltare, quasi che una Parola, un Invito misterioso debba arrivare a ognuno di noi che stiamo guardando, nel quasi buio, da dietro la finestra.
Guardando come se si dovesse vedere qualcuno. “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito” (Gv.3-8).
Soffia dove vuole… non sai da che parte viene né dove va…
Verrebbe voglia di uscire all’aperto, di ricevere quel vento in pieno petto, di farsi portar via dal mistero dello Spirito, che opera nell’anima la rinascita e la salvezza.
Uno sguardo che accarezza la memoria. Dagli scritti di Tommasa Alfieri. Ed. Amici della Familia Christi 2010 Viterbo pagg. 131-134)
(Continua)

