Il cane

È proprio vero che ognuno ha la sua storia!

E quella di Flick e Flock non è una storia singolare, anzi piuttosto comune, ma con le sue sfumature delicate, gentili, patetiche.

Una storia… di cani, ma una storia nella quale anche la Provvidenza entra giacché “non si muove foglia che Dio non voglia”.

Tutti e due entrarono un giorno all’Eremo, da un buco della rete di cinta. Ce li trovammo sul piazzale dei pini, come due spettri affamati tutti costole e ossa. Li rifocillammo; poi sparirono, dallo stesso buco senza che li vedessimo andar via. Comunque, tappammo il buco.

Non avevamo bisogno di cani.

Passarono alcuni giorni: una sera, mentre arrivavamo da Roma all’Eremo sotto una pioggia torrenziale, là proprio là, dinnanzi al cancello esterno chiuso, chi c’era? Flick e Flock (il nome però è venuto dopo) zuppi colanti acqua da tutte le parti, fermi contro il cancello ad aspettare.

Era parecchio che dovevano star lì; l’acqua che avevano addosso li aveva resi quasi irriconoscibili.

La macchina si fermò, aprimmo il cancello e con una corsa trafelata tutti e due arrivarono al piazzale dei pini quasi con noi. Ci vennero intorno scodinzolando con movimenti umili che sembravano chiedere perdono di essersene andati via. Facevano tenerezza.

E allora? Anch’essi erano ospiti… la legge dell’ospitalità non può escludere nessuno… Frate lupo… frate cane… e allora che restino! Decidemmo. II cagnolo, un irrequieto meticcio nero, pieno di affetto, tutto leccate e guaiti ebbe il suo incarico: in un canile bello ampio all’ombra dei noccioli giù vicino al pollaio per tener lontana la volpe (ci hanno detto che essa sente l’odore del cane e non si avvicina); l’altra, una cagnola, che ha reminiscenze di cocker, all’abetaia dove può scorrazzare quanto vuole e farsi sentire al di là del muro, dove passa una strada campestre, ad ammonire chi avesse intenzione di andare a guardare al di là del muro.

Stanno bene tutti e due: al coperto nel canile con la loro ciotola che d’inverno è calda e ristoratrice.

Sono così entrati in comunità. E quando si passa loro vicino, chiamano abbaiando per avere un colloquio di amicizia con qualche carezza.

Flick e Flock erano sembrati ingrati; la prima volta avevano mangiato e se ne erano andati. Poi erano tornati, solo per mangiare? Non ci credo: ma poi che bisogno c’è di negare un sentimento che superi i tornaconti dello stomaco?

Anche tra i cani come tra le creature c’è “chi torna, perché una nostalgia è rimasta ed un rimpianto rattrista”.

E ci deve essere chi, senza tanti interrogatori, deve aprire un cancello e richiuderlo dopo averli fatti entrare, magari in una corsa affannosa di ritorno.

Uno sguardo che accarezza la memoria. Dagli scritti di Tommasa Alfieri. Ed. Amici della Familia Christi 2010 Viterbo pag. 137)

(Continua)

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