Il gatto
Anche a non sentirlo, non c’è dubbio: è un gatto. Ma è un gatto particolare: ha una storia: e in questa un brutto guaio, una grande amicizia, un primato indiscusso ed ora una vecchiaia vivace, una giovinezza di espressioni e di atteggiamenti ed un sereno trascorrere del tempo.
Prima di tutto il nome: si chiama Benvenuto. Fu raccolto a Roma nell’angolo di una strada dove stava deponendolo una ragazza, inserviente in un vicino istituto. Evidentemente era di troppo e lo si abbandonava alla sorte.
Lo raccogliemmo e lo portammo all’Eremo; il nome saltò fuori subito ed affettuoso.
Benvenuto! Si ambientò, poi un giorno si presentò alla porta, vittima evidente di una rissa; un occhio rovinato. Subì una operazione e perse l’occhio. Ma è un gatto che ha una personalità coraggiosa: si riprese senza avvilirsi ed anzi maturò la sua posizione di capo di altri gatti che risiedono nella campagna dell’Eremo e vengono ogni giorno a mangiare al Convento.
Si dice degli uomini che spesso si comportano da “cani e gatti” non così Benvenuto con Tim, il cagnolino barbone, col quale strinse una commovente amicizia, rispettosa ed affettuosa. Di Tim poi, bisognerà un giorno parlare; è morto da qualche anno, non è più una “voce dell’Eremo”, ma il suo ricordo non è passato davvero. Anche i cani, spesso, meritano una memoria piena dì riconoscenza.
Andiamo avanti con Benvenuto: è un furbo.
Ama molto la finestra della cucina; non appena vede che dentro qualcuno si muove e si accende la luce a sera, con un salto ancora agile balza sul davanzale, si rizza sulle zampe posteriori e con quelle anteriori incomincia a raspare i vetri con le unghie, e non la smette finché qualcuno non apre e non gli dà il boccone che aspetta.
Allora fa salti di gioia… e perché non pensare che li fa più per il privilegio che gli viene accordato, fuori del pasto comune, che per la gola?
Bisogna pensar bene anche dei gatti.
Comunque, a qualunque ora si arrivi, di giorno e di notte Benvenuto lo sente e dopo meno di un minuto è lì, al portone e viene tra i piedi a salutare miagolando. Come farà ad essere sempre in attesa?
Commuove quell’attesa; fa pensare ad un cuore che desidera ed aspetta.
Buon Benvenuto, vecchio e caro Benvenuto: senza tante chiacchiere tu pratichi l’ospitalità che spesso gli uomini non sanno praticare…
L’ospitalità che il Signore Gesù avrebbe voluta e non ebbe e spesso non ha…
L’ospitalità più gentile e dolce: perché è tanto cristianamente dolce vedersi attesi!
Uno sguardo che accarezza la memoria. Dagli scritti di Tommasa Alfieri. Ed. Amici della Familia Christi 2010 Viterbo pag..139)
(Continua)
