Cimitero Viterbo

Le disposizioni governative per il contrasto al contagio del  Covid-19 hanno imposto, tra le altre restrizioni, anche un freno ai comportamenti soliti, per la commemorazione dei defunti del 2 novembre, una ricorrenza particolarmente sentita dai cattolici, con l’abitudine cara di recarsi a pregare sulla tomba dei propri cari,  spesso in luoghi diversi da quelli di residenza.

sant'Odilone di Cluny
sant’Odilone di Cluny, foto tratta dal web

Una ricorrenza tra le più antiche di quelle recepite nella liturgia.  Fu  l’abate benedettino sant’Odilone di Cluny a fissare a cavallo dell’anno Mille al 2 novembre per l’ordine cistercense la data per la commemorazione dei defunti, poi riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa nel 1313.

In questa stagione resa difficile dalla pandemia, a ribadire il senso profondo e autentico di questa celebrazione, che segue e si collega strettamente con quella di Ognissanti del giorno precedente, ha contribuito un decreto della Penitenzieria apostolica, il più antico dicastero della Chiesa cattolica, non a caso da molti chiamato “il tribunale della misericordia”, che accompagna l’esigenza di evitare tali assembramenti, con disposizioni che quel senso spiegano e disciplinano.

Penitenziaria Apostolica

Il decreto stabilisce che  “L’indulgenza plenaria per quanti visitino un cimitero e preghino per i defunti anche soltanto mentalmente, stabilita di norma solo nei singoli giorni dal 1° all’8 novembre, può essere trasferita ad altri giorni dello stesso mese fino al suo termine. Tali giorni, liberamente scelti dai singoli fedeli, potranno anche essere tra loro disgiunti”. Ed inoltre “L’indulgenza plenaria del 2 novembre, stabilita in occasione della commemorazione di tutti i fedeli defunti per quanti piamente visitino una chiesa o un oratorio e lì recitino il Padre Nostro e il Credo, può essere trasferita non solo alla domenica precedente o seguente o al giorno della solennità di Tutti i Santi, ma anche a un altro giorno del mese di novembre, a libera scelta dei singoli fedeli”.

In questo tempo di coprifuoco ed alto rischio di contagi, la situazione per le persone più deboli, ossia anziani e malati, che si trovano impossibilitati ad uscire è più delicata. È stabilito che  “potranno conseguire l’indulgenza plenaria purché, unendosi spiritualmente a tutti gli altri fedeli, distaccati completamente dal peccato e con l’intenzione di ottemperare appena possibile alle tre consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), davanti a un’immagine di Gesù o della Beata Vergine Maria, recitino pie orazioni per i defunti, ad esempio le Lodi e i Vespri dell’Ufficio dei defunti, il Rosario, la Coroncina della Divina Misericordia, altre preghiere per i defunti più care ai fedeli, o si intrattengano nella lettura meditata di uno dei brani evangelici proposti dalla liturgia dei defunti, o compiano un’opera di misericordia offrendo a Dio i dolori e i disagi della propria vita”.

Restano ovviamente valide le altre condizioni stabilite lo scorso marzo per disciplinare la vita sacramentale in questa emergenza. In particolare, “Laddove i singoli fedeli si trovassero nella dolorosa impossibilità di ricevere l’assoluzione sacramentale, si ricorda che la contrizione perfetta, proveniente dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, espressa da una sincera richiesta di perdono (quella che al momento il penitente è in grado di esprimere) e accompagnata dal votum confessionis, vale a dire dalla ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale, ottiene il perdono dei peccati, anche mortali”.

Per quanto riguarda più in generale le celebrazioni con la presenza dei fedeli, gli ultimi decreti governativi lasciano invariato quanto stabilito nel Protocollo del maggio scorso sulla riapertura dei luoghi di culto ai fedeli. Indicazioni in merito sono state fornite dal comitato tecnico scientifico insediato dal governo per suggerire indicazione peril contrasto della pandemia. “Guanti non obbligatori per il ministro della Comunione che però deve igienizzarsi accuratamente le mani; celebrazione delle Cresime assicurando il rispetto delle indicazioni sanitarie (in questa fase l’unzione può essere fatta usando un batuffolo di cotone o una salvietta per ogni cresimando), la stessa attenzione vale per le unzioni battesimali e per il sacramento dell’Unzione dei malati; reintroduzione dei cori e cantori, i cui componenti dovranno mantenere una distanza interpersonale laterale di almeno 1 metro e almeno 2 metri tra le eventuali file del coro e dagli altri soggetti presenti (tali distanze possono essere ridotte solo ricorrendo a barriere fisiche, anche mobili, adeguate a prevenire il contagio tramite droplet. L’eventuale interazione tra cantori e fedeli deve garantire il rispetto delle raccomandazioni igienico-comportamentali ed in particolare il distanziamento di almeno 2 metri); durante la celebrazione del matrimonio gli sposi possono non indossare la mascherina; durante lo svolgimento delle funzioni religiose, non sono tenuti all’obbligo del distanziamento interpersonale i componenti dello stesso nucleo familiare o conviventi/congiunti, parenti con stabile frequentazione; persone, non legate da vincolo di parentela, di affinità o di coniugio, che condividono abitualmente gli stessi luoghi dove svolgono vita sociale in comune”.

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