C‘è una domanda provocatoria (in senso positivo: provocante cioè riflessioni serie) che dovremmo porci un po’ tutti. La parola forse più usata in “politichese” da un un po’ di tempo è cittadinanza (a pensare male soprattutto in contrapposizione agli stranieri). Reddito di cittadinanza, pensione di cittadinanza e così via. Ma in Italia la cittadinanza ce l’ha anche la maternità?

Monsignor Lino Fumagalli e Mario Adinolfi

La risposta di oggi è sostanzialmente no, perché cittadinanza non significa solo condizione, ma diritti e doveri e soprattutto tutela. Una possibile risposta per un futuro da far incominciare il prima possibile prova a offrirla un progetto, una proposta di legge del Popolo della Famiglia, illustrata sabato 9 marzo a Viterbo, al teatro Murialdo, dal presidente di tale associazione politica, Mario Adinolfi, e dal vescovo Lino Fumagalli. In estrema sintesi si trattadi istituire un reddito di maternità, una misura strutturale che costerebbe relativamente poco e che tutelerebbe nei fatti il diritto delle donne di procreare,  di sottrarsi al ricatto economico e sociale che tanta parte ha nel diffondersi di una coltura di banalizzazione della vita, della quale l’aborto è un aspetto.

Monsignor Lino Fumagalli e Mario Adinolfi

“Si tratta di dare un assegno mensile ad ogni mamma per circa € 1000 per 8 anni e se per caso il figlio è disabile un vitalizio perpetuo. Questo permetterebbe che la maternità sia una libera scelta dei coniugi, liberi di avere figli”, ha sintetizzato  monsignor Fumagalli, ricordando che ormai le coppie si sposano tardi, per mancanza di un lavoro sicuro e questo comporta un rischio anche di denatalità. “Nel capoluogo della Tuscia è in aumento il numero degli anziani il 60% delle famiglie è composto da due persone e il 6% da una sola persona”, ha ricordato il presule.

Né questo significa scegliere necessariamente di sostenere una specifica forza politica:
“Questa non è una proposta partitica, che io sostengo non schierandomi”, ha detto Fumagalli, sottolineando anzi  l’importanza della presenza dei cattolici a livello trasversale, perché portatori di valori. E in proposito ha citato quanto scritto dal cardinale Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, sul fatto che “Questo è il tempo della semina per Chiesa: dove è la deve assumere la consapevolezza del suo ruolo, deve essere il sale della terra in ogni ambito”.

Un tema questo, al centro del dibattito culturale e sociale del mondo cattolico. In proposito,
il Vescovo ha ricordato come in un recente articolo su Vita Pastorale, anticipato dal SIR, il servizio di informazione religiosa della CEI,  padre Francesco Occhetta di Civiltà Cattolica abbia ribadito, in risposta a “chi invoca una terza primavera dei cattolici”, che la risposta sta ancora nel metodo indicato a suo tempo da don Sturzo, sendo il quale  “occorreva formare le coscienze dei cattolici prima di entrare nel campo politico. Altrimenti, il potere avrebbe cooptato i cattolici non formati”.

Sulla questione dell’impegno cattolico in politica e su cosa fare subito ha invece insistito molto  Adinolfi, che ha esordito proprio con la domanda “I cattolici che devono Fare”. Secondo l’ex parlamentare “svegliarsi e non dividersi”, anche se la politica è per sua stessa natura territorio di divisioni. A suo giudizio, infatti , se una parte “è promotrice di bene, riesce ad essere attrattiva”.

Il presidente del Popolo della Famiglia ha ricordato che da ormai cinque anni consecutivi,  l’Italia batte il record di denatalità. Ogni anno ci sono meno figli in Italia e quindi non regge il welfare. Il reddito di maternità potrebbe dare una una soluzione concreta e soprattutto immediata per invertire questa tendenza. Investire sulla famiglia, dare un sostegno concreto alla maternità, sarebbe decisivo per  il tessuto economico del nostro Paese. Perché la la crescita è collegata ai figli, la natalità crea ricchezza. Fu il boom della nascite nel dopoguerra a creare la condizione principale del successivo boom economico, a far arrivare l’Italia al 4° posto tra i Paesi più industrializzati.

La casa si costruisce intorno alla donna, la vita si afferma grazie alla donna. E dunque “È possibile che sia lasciata sola? Vogliamo riparare attraverso la parola diritti. La donna non è libera: il vero dramma è che hanno fatto diventare i figli dei pesi.  Culle piene perché questo Paese affonda. Il Popolo della Famiglia sente il dovere di indicare una soluzione”.

Infine Mario Adinolfi propone che “Alla donna va riconosciuta la capacità di poter scegliere, quindi. E se lo si fa da cattolici salvando una vita o tante altre, si è fatto un pezzetto di storia”. E conclude: “Se ripartiamo dai figli, per i cattolici diventa occasione di trasversalità”.

Guido Pianeselli

Presente in sala il coordinatore Lazio Nord del movimento, Guido Pianeselli ha definito, questa iniziativa  come “Un progetto unico, mai presentato, con oltre 30.000 firme al 28 febbraio, da presentare a maggio in Parlamento”.

Guido Pianeselli e Paolo Baldassarre

Con lui il coordinatore provinciale Paolo Baldasarre.

Assessore Antonella Sberna e Mario Mancini

Tra i politici viterbesi in teatro gli assessori comunali Antonella Sberna ed Alessia Mancini, il deputato Mauro Rotelli e i consiglieri comunali Matteo Achilli e Gianmaria Santucci.

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