Anziani indifesi nell’epidemia del coronavirus

Non ci sono solo le inchieste della magistratura a denunciare un aspetto particolarmente iinquietante dell’epidemia di Covid-19: il direttore per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Hans Kluge, in una conferenza stampa ha detto che quasi la metà delle persone morte per coronavirus nel nostro continente, risiedeva nelle case di riposo. Il primo sentimento di reazione ad un’affermazione tanto terrificante è ovviamente l’indignazione, per l’incuria riguardo ai più deboli, per la nostra memoria stessa decimata.

Ma indignarsi non basta: bisogna riflettere seriamente sulle condizioni nei luoghi dove vivono i nostri anziani che per una qualunque ragione – o pseudo motivo – non possono abitare le proprie case nella stagione del tramondo della vita.

Bisogna riflettere per quanto riguarda il presente e, soprattutto, sulle decisioni da prendere e sui principi ai quali ispirare una vera ripresa dopo la pandemia di Covid-19, che tanto pesantemente ha colpito le nostre società.

Nella realtà documentata da Kluge, l’Italia non fa purtroppo eccezione.  Dall’inizio di febbraio ai primi di aprile ci sono stati 6.773 i decessi nelle cosiddette Residenze sanitarie assistite (Rsa) e nelle case di riposo in genere. Nel  40,2% dei casi le morti sono avvenute per Covid-19, secondo i dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità.

Il caso più eclatante di questa strage è quello del Pio Albergo Trivulzio di Milano, dove tra  tra marzo ed aprile hanno perso la vita cento ospiti.

La procura del capoluogo lombardo ha aperto un’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano,  per omicidio colposo ed epidemia colposa. Sotto inchiesta sono in particolare gli ingressi cosidetti ‘pringe’, ovvero il pronto intervento geriatrico per pazienti che provenivano dagli altri ospedali e trasferiti temporaneamente in degenza al Pio Albergo Trivulzio. Questi trasferimenti sarebbero, infatti, all’origine del focolaio della Covid-19, registrato proprio nella struttura.

Stabilire se ci sono state responsabilità penali, sempre individuali secondo i principi del diritto italiano, sarà appunto conpito  della magistratura, Né è lecito a nessuno un giudizio generalizzato e ingiusto nei confronti di quanti in questo tipo di strutture operano,  soprattutto, delle persone che si prendono cura, mettendo a rischio la propria vita ogni giorno, dei nostri ‘nonni’ positivi al Covid-19, spesso senza protezione adeguata, oberate di lavoro, sottoposte a turni massacranti.

Ma la domanda cruciale resta:  quanto vale la vita di una persona anziana? Questa è una vera tragedia umana, che colpisce pazienti fragili per età, in condizioni di salute problematiche, alcuni con problemi cognitivi, di disabilità intellettiva, fattori che sugli anziani incidono in modo particolarmente pesante. Su quegli  anziani che sono la nostra storia, la nostra memoria.

Come affermato da Papa Francesco negli scorsi giorni nella celebrazione della Messa a casa santa Marta: “Sono le nostre radici, la nostra storia. Loro ci hanno dato la fede, la tradizione, il senso di appartenenza a una patria”.

Non è solo la pandemia il problema, allora. Ma anche questa “cultura dello scarto“, che ci interpella tutti. Sempre e di fronte a una  strage che grida vendetta. No, anzi, chiede giustizia.

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