Tra le tante immagini devozionali che accompagnano la vita di ciascuno di noi un posto di rilievo ha certamente quella del  Sacro Cuore di Gesù, la cui solennità si celebra il venerdì della settimana seguente a quella del Corpus Domini, cioè oggi, seguita il giorno dopo da quella  del  Cuore Immacolato di Maria.

Quell’immagine di Gesù che mostra l’ovale con il suo cuore irraggiato dalle fiamme e circondato da una corona di spine sormontata da una croce, venne dipinta per la prima volta nel 1760 da Pompeo Batoni, pittore già conosciuto perché ritrattista di Papi e sovrani, ma la cui fama resta legata a quel quadro, tuttora conservato in una cappella della chiesa del Gesù a Roma.

Pompeo Batoni
Pompeo Batoni

Proprio quella cappella dal 1929 è il luogo dove famiglie e singole persone si consacrano al Sacro Cuore.

L’immagine peraltro non è un’idea del pittore, ma gli fu suggerita dalle rivelazioni fatte dal Salvatore nel XVII secolo alla mistica francese Margherita Maria Alacoque, una monaca visitandina del convento di Paray le Monial, rese poi note dal suo confessore, il padre gesuita Claude La Colombière.

Santa Margherita Alacoque “Il Divino Cuore mi fu presentato come in un trono di fiamme, più sfolgorante di un sole e trasparente come un cristallo, con la piaga adorabile; esso era circondato da una corona di spine e sormontato da una croce”, si legge negli scritti di Margherita Maria Alacoque.

La testimonianza della mistica francese ebbe tale risonanza che  già nel 1685, cinque anni prima della sua morte, in Francia si celebrava la festa del Sacro Cuore.

Prima che fosse estesa alla Chiesa universale passò oltre un secolo e mezzo. Lo fece infatti nel 1956 Pio IX, che otto anni dopo proclamò beata  Margherita Maria Alacoque. Per la canonizzazione bisognò attendere più di altri cinquant’anni. Avvenne infatti nel 1920 durante il pontificato di Benedetto XV. Qualcosa di simile accadde anche per padre  Claude La Colombière: beatificato nel 1929 da Pio XI, fu canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1992.

A entrambi, comunque, la Chiesa deve gratitudine per questa particolare devozione. E per la verità un contributo in questo senso va riconosciuto anche a   Pompeo Batoni e a quell’immagine da lui dipinta e cara a tanti di Gesù, vestito con una  tunica rossa, il colore del martirio, e con un manto blu, il colore del divino, che con la mano destra indica il suo cuore e con lo sguardo peretrante  accarezza chi lo osserva.

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