Una casa in comodato d’uso gratuito, in via della Pisana a Roma, affidata alla Comunità di Sant’Egidio per accogliervi i rifugiati che arrivano nel nostro Paese attraverso i corridoi umanitari.
L’ha messa a disposizione di Papa Francesco, che l’ha destinata a questo scopo, la famiglia religiosa delle suore Serve di Maria, di Catania. Un duplice gesto di gratuità e di solidarietà, quello delle suore e quello del Papa, nei confronti di chi non ha più nulla. Un gesto che risponde alla convinzione profonda del sentire cattolico, perché chi dà ai poveri presta a Dio.
Né stupisce più di tanto questo gesto, questa risposta concreta da parte delle suore all’indicazione del magistero della Chiesa, confermata con chiarezza dall’ultima enciclica “Fratelli tutti”, nella quale Papa Francesco ci invita ad accogliere i nostri fratelli che fuggono da guerre, persecuzioni e calamità, nel capitolo significativamente intitolato “La buona politica”.
La vicenda è stata resa nota questa settimana in un comunicato stampa del cardinale Konrad Krajewski, l’elemosiniere del Papa. La palazzina, chiamata Villa Serena, sarà presto una casa d’accoglienza per rifugiati, specialmente per donne con minori, donne sole. Può ospitare circa sessanta persone che saranno aiutate nei primi mesi del loro arrivo in Italia.
E sembra quasi naturale che alla guida di questa sinergia di buone volontà si collochi la Comunità di Sant’Egidio, da decenni impegnata, da prima a Roma, dove è nata nel quartiere di Trastevere tra un gruppo di giovani guidati da Andrea Riccardi, che si riunivano appunto nella chiesetta di Sant’Egidio, e poi via via in tutto il mondo, in un’efficace e sempre crescente azione di sostegno al bisogno di tanti e, soprattutto, di costante e costruttivo dialogo tra religioni e culture, di lavoro nel cantiere della pace.
Anche in questo caso, infatti, è ben riposta la fiducia nell’affidare la gestione di Villa Serena alla Comunità di Sant’Egidio, che ha al suo attivo dal febbraio 2016 la realizzazione dell’apertura dei corridoi umanitari per i rifugiati siriani, molti dei quali da tempo ammassati sull’isola di Lesbo – compresi i dodici che Papa Francesco portò con sé dopo la sua visita nell’isola – oltre che di profughi dal Corno d’Africa.
Questo progetto dei corridoi umanitari, autofinanziato, vede la collaborazione della Caritas italiana, della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e della Tavola Valdese, in un compito di alto valore politico oltre che umanitario.
I corridoi umanitari si prefiggono l’obiettivo di evitare i tragici viaggi nel Mediterraneo con i barconi che hanno causato la morte di un numero spaventoso di persone, tra i quali molti bambini. Un modo corretto ed efficace non solo sul piano del diritto internazionale, ma anche della lotta al traffico di esseri umani, troppe volte presa a pretesto per politiche che quel diritto contrastano.
Un compito, si potrebbe aggiungere, che in qualche modo rinverdisce e conferma quell’attributo giornalistico di “Onu di Trastevere” che la Comunità di Sant’Egidio si guadagnò per il successo della mediazione condotta nella guerra civile in Mozambico durata diciassette anni, con centinaia di migliaia di morti e milioni di sfollati interni e profughi nei Paesi confinanti. Proprio in Trastevere, fu firmato, il 4 ottobre 1992, l’accordo di pace, in un giardino nel quale si trovavano dei banani, che a quanti assistettero parvero un omaggio all’Africa. E sempre lì, in Trastevere, quattro persone avevano pazientemente tessuto un dialogo tra chi si combatteva in nome dell’ideologia e del potere, li avevano condotti in un quadro negoziale all’insegna dell’unità del popolo mozambicano, alla ricerca di ciò che unisce e non di ciò che divide. Due erano della Comunità di Sant’Egidio, il fondatore Andrea Riccardi, e un prete, Matteo Zuppi, oggi cardinale arcivescovo di Bologna, gli altri due un arcivescovo mozambicano, Jaime Gonçalves, ordinario di Beira, morto nel 2016, e un “facilitatore” del governo italiano, il socialista Mario Raffaelli, più volte sottosegretario agli Esteri e che poi, tra gli altri incarichi, avrebbe presieduto la conferenza di pace del 1992 – 1993 per il Nagorno Karabakh, la regione caucasica contesa tra Azerbaigia e Armenia, dove in questo queste settimane sono purtroppo tornate a parlare le armi. Perché quello della pace è appunto un cantiere che non si può chiudere mai.
Foto Villa Serena tratta dal Web

Laura Ciulli è una giornalista cattolica e una poetessa. Nel primo di questi aspetti ha svolto la sua attività come redattrice presso alcuni quotidiani online e come responsabile di cronaca giudiziaria e speaker radiofonica in varie emittenti viterbesi e della Sardegna. Ha co-fondato e ha diretto la testata TusciaMagazine.it, e da un anno la testata InfiniteRealtà.it. Corrispondente da Viterbo per Radio Radio nella trasmissione Doppia Vela Ventuno, realizzata in collaborazione con il ministero dell’Interno e con la questura di Viterbo e varie questure delle province del Lazio. L’ultimo impegno che ha assunto è la vicedirezione della testata giornalistica Sosta e Ripresa, fondata da Tommasa Alfieri, della quale ha ideato la versione online. Collabora anche con le testate online Il punto quotidiano.it e Ponte Adriatico.
Giornalista cattolica, dunque, come testimonia non solo la sua militanza durata per molto tempo nell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), che di per se stessa non costituirebbe una prova valoriale, e forse neppure il fatto che abbia frequentato l’Istituto di Scienze Religiose San Bonaventura da Bagnoregio, ma soprattutto la determinazione a improntare sempre più la sua attività pubblicistica e comunicativa all’attenzione peculiare alla verità, al confronto e alla verifica con la verità di ogni evento e di ogni notizia che il giornalismo cattolico dovrebbe avere. La sua crescita professionale in questo senso è stata continua, fin dalle prime giovanili esperienze. In questo si ascrive il servizio, a titolo completamente gratuito, che presta a Sosta e Ripresa, il giornale fondato da Tommasa Alfieri, un tempo periodico solo cartaceo e trasformato in quotidiano online soprattutto grazie al suo personale impegno. Un impegno sostenuto da un sempre più approfondito confronto con gli scritti della fondatrice e con il suo magistero laicale. Socia Anps, Associazione Nazionale Polizia di Stato, socia fondatrice del Gruppo Volontari Sezione Anps Viterbo, donatrice Avis ed iscritta al Gruppo DonatoriNati della Questura di Viterbo.
Come poetessa Laura Ciulli ha all’attivo alcune premiazioni e selezioni in concorsi nazionali come Aletti editore, Premio letterario IBISKOS, Associazione Amici dell’Umbria, Centro Culturale Internazionale d’Arte SEVER. Secondo la professoressa Biondolillo, quotata critica d’arte, “Accostarsi alla poesia di Laura Ciulli è come attraversare i sentieri di un mondo spirituale ove troviamo l’Io tramite un linguaggio poetico della ricercatezza del verso basato sull’accostamento della parola densa di significato concentrato sull’acquisizione dell’essenzialità…”

