“Sotto questo manto di Maria noi ci sentiamo protetti e sostenuti. Credo che molti di noi, più di una volta, inginocchiati davanti all’immagine della Madonna Liberatrice, abbiano invocato il suo aiuto e la sua forza”.
Lo disse il vescovo di Viterbo Lino Fumagalli lo scorso 2 febbraio, memoria liturgica della presentazione di Gesù al Tempio, aprendo la Porta Santa nella chiesa della Santissima Trinità, officiata dai religiosi agostiniani, e inaugurando cosi il giubileo straordinario, indetto per celebrare il VII centenario del miracolo ottenuto nel 1320, per intecessione Vergine, da allora venerata dai viterbesi con il nome di Maria Santissima Liberatrice.

La pandemia ha finora impedito a molti di varcare quella Porta Santa, ma c’è tempo per farlo fino al 2 febbraio prossimo e così benificiare dell’indulgenza plenaria per sé o in suffragio di un defunto, osservando le consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice).
La tradizione riferisce che nel maggio del 1320 un avvenimento straordinario terrorizzò la popolazione di Viterbo e la Madonna apparve nelle fattezze dell’immagine che si trovava nella piccola chiesa degli eremiti agostiniani e che la città fu salvata.
Il cielo, oscurato e invaso da segni eccezionali, aveva spaventato la cittadinanza che aveva invocato Maria, chiamata poi proprio Liberatrice. In memoria di questo intervento, da allora ogni anno a Viterbo c’è una solenne processione.
Ma cosa vuol dire varcare la Porta Santa, soprattutto tutto ora, nella Fase2 dopo il lockdown da pandemia per Covid-19. È un passaggio di purificazione, non è passare una porta qualunque. È accettare Dio, farlo agire in noi. È varcare il Mistero di Cristo che vive ed opera nella sua Chiesa. E noi siamo Chiesa.
In questo tempo caratterizzato dal coronavirus per noi cattolici è più che mai forte questo filo che ci lega all’Infinito. Dal nostro Battesimo, dalla Prima Comunione alla Cresima e ad ogni Messa partecipata abbiamo varcato, segnato quel particolare passaggio, quell’incontro con Cristo.
In una sua lettera, Papa Francesco indica le condizioni per vivere l’esperienza del Giubileo: compiere un breve pellegrinaggio verso una Porta Santa, aperta in tutte le cattedrali e nei santuari cattolici del mondo; vivere il sacramento della Riconciliazione e accostarsi all’Eucaristia. I carcerati potranno ottenere l’indulgenza giubilare anche “varcando la porta delle loro celle” e a tutti i sacerdoti, in questo tempo, è data la facoltà di assolvere le madri che hanno abortito e quanti hanno concorso a effettuare un aborto. Gli ammalati e gli anziani potranno vivere il loro Giubileo attraverso i mezzi di comunicazione.
Varcare quella porta non è recitare particolari preghiere in un santuario dove compiere questa pia pratica, o meglio non è solo questo. È sperimentare l’incontro con Cristo, compiendo atti di misericordia. È consolare, ascoltare, aiutare, supportare, compiere la ‘correzione fraterna’.
Nel marzo 2015, in occasione del Giubileo della Misericordia, Papa Francesco ci ha esortato così : “Attraversare la Porta Santa ci faccia sentire partecipe di questo mistero d’amore e tenerezza, abbandoniamo ogni forma di paura e timore, viviamo la gioia dell’incontro con la grazia che tutto trasforma”.

L’intercessione della Madonna Liberatrice, tanto cara ai viterbesi, ci aiuti a comprendere che attraversando quella porta possiamo scoprire la profondità della misericordia di Dio che ci accetta, ci accoglie così come siamo, venendoci incontro, cercandoci uno ad uno, proprio come dovremmo fare noi con il nostro prossimo.

Laura Ciulli è una giornalista cattolica e una poetessa. Nel primo di questi aspetti ha svolto la sua attività come redattrice presso alcuni quotidiani online e come responsabile di cronaca giudiziaria e speaker radiofonica in varie emittenti viterbesi e della Sardegna. Ha co-fondato e ha diretto la testata TusciaMagazine.it, e da un anno la testata InfiniteRealtà.it. Corrispondente da Viterbo per Radio Radio nella trasmissione Doppia Vela Ventuno, realizzata in collaborazione con il ministero dell’Interno e con la questura di Viterbo e varie questure delle province del Lazio. L’ultimo impegno che ha assunto è la vicedirezione della testata giornalistica Sosta e Ripresa, fondata da Tommasa Alfieri, della quale ha ideato la versione online. Collabora anche con le testate online Il punto quotidiano.it e Ponte Adriatico.
Giornalista cattolica, dunque, come testimonia non solo la sua militanza durata per molto tempo nell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), che di per se stessa non costituirebbe una prova valoriale, e forse neppure il fatto che abbia frequentato l’Istituto di Scienze Religiose San Bonaventura da Bagnoregio, ma soprattutto la determinazione a improntare sempre più la sua attività pubblicistica e comunicativa all’attenzione peculiare alla verità, al confronto e alla verifica con la verità di ogni evento e di ogni notizia che il giornalismo cattolico dovrebbe avere. La sua crescita professionale in questo senso è stata continua, fin dalle prime giovanili esperienze. In questo si ascrive il servizio, a titolo completamente gratuito, che presta a Sosta e Ripresa, il giornale fondato da Tommasa Alfieri, un tempo periodico solo cartaceo e trasformato in quotidiano online soprattutto grazie al suo personale impegno. Un impegno sostenuto da un sempre più approfondito confronto con gli scritti della fondatrice e con il suo magistero laicale. Socia Anps, Associazione Nazionale Polizia di Stato, socia fondatrice del Gruppo Volontari Sezione Anps Viterbo, donatrice Avis ed iscritta al Gruppo DonatoriNati della Questura di Viterbo.
Come poetessa Laura Ciulli ha all’attivo alcune premiazioni e selezioni in concorsi nazionali come Aletti editore, Premio letterario IBISKOS, Associazione Amici dell’Umbria, Centro Culturale Internazionale d’Arte SEVER. Secondo la professoressa Biondolillo, quotata critica d’arte, “Accostarsi alla poesia di Laura Ciulli è come attraversare i sentieri di un mondo spirituale ove troviamo l’Io tramite un linguaggio poetico della ricercatezza del verso basato sull’accostamento della parola densa di significato concentrato sull’acquisizione dell’essenzialità…”



