Spezzare la Parola, ph laura ciulli

La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

Don Gianni Carparelli
Don Gianni Carparelli, foto Mariella Zadro

In questo cammino per il resto dell’anno liturgico ci accompagnerà don Gianni Carparelli.

14 marzo 2021, Domenica IV di quaresima – Anno B 

Come il serpente nel deserto… (Gv 3, 14-21)

Il serpente. Nelle culture universali nasconde un messaggio che si dice ‘criptato’. Vive nelle viscere della terra, presso corsi di acqua, striscia e si insinua, periodicamente cambia la sua pelle, affascina e terrorizza… Il suo veleno è fonte di morte e di vita come antidoto. Io ne sono attratto e ne ho paura. Mi affascina andare a vederli nelle gabbie di cristallo dei giardini zoologici, ma entrave nelle capanne dell’Amazzonia con un bastone per farmi strada pensando di proteggermi. Il bastone di Asclepio, o Esculapio, è simbolo di guarigione legato alla medicina e, pensando al cambiamento periodico (ogni sei o più mesi) della sua pelle, ricorda anche che è simbolo di rigenerazione.

La pelle non è elastica per cui mentre il serpente cresce deve mutarla per non soffrire la sensazione di soffocamento. Ogni cultura poi ha adattato e contestualizzato questo mito arcaico in qualcosa di significativo senza ‘conoscerne’ chiaramente le ragioni. Potremmo andare a Cocullo negli Abruzzi per ammirare la tradizionale “festa dei serpari” che ha appunto come protagonisti i serpenti. Se interessati è il primo maggio. Per ora dobbiamo aspettare.

E logicamente lo ritroviamo, questo ‘serpente’, anche negli scritti della storia ebraica. Gesù era di quella cultura così come i suoi discepoli. Nicodemo era maestro nel tempio. E Gesù usa un racconto preso dal libro dei Numeri (21:4) per condividere con lui una esperienza di vita e i cammini della storia dello spirito. Lo spirito umano nel suo lunghissimo cammino evolutivo di cui prende gradualmente e faticosamente coscienza, nasconde nel suo ‘profondo’ significati archetipi che vivono nei miti e nelle tradizioni culturali. Sentiamo che c’è un bagliore di verità, ma non sappiamo come decifrare “ … la dottrina che s’asconde sotto ‘l velame de li versi strani” (Purgatorio VII, vv. 19-21). La viviamo nel sottobosco della nostra memoria culturale e spirituale, ed emerge nelle tradizioni e, come nel nostro caso oggi, nella nostra fede. Sentiamo che Gesù è fonte di salvezza e che la stessa croce è immagine di morte, ma anche di vita che si rinnova, che emerge dalla paura e dalla realtà non sempre limpida della vita. Papa Francesco ne parlò in termini semplici, come sa fare lui, il 15 marzo del 2016 a Santa Marta.

Il libro della Sapienza ce lo ricorda nel cap. 16: 7… “… chi si voltava a guardare il serpente di bronzo, era salvato non dalla statua, ma solo da te che sei il salvatore di tutti…”. Non sono le statue o, aggiungo io: gli amuleti, le candele, gli ornamenti, le feste patronali o gli oggetti d’oro nel tempio…, a salvare l’umanità. Solo la contemplazione di colui che ci indica una strada nuova da percorrere salva la storia umana. Ma contemplare non è un guardare devoto. È entrare nel suo mondo e farsi luogo della presenza del maestro. Pestilenze, guerre, ingiustizie, tradimenti… sono la polvere dolorosa dei cammini umani. Ma il messaggio “divino” che raccoglie le nostre speranze e nel quale “crediamo” prevarrà e salverà il suo popolo. Il profeta Geremia che mi sta aiutando a condividere queste ‘riflessioni’ ci dice: “Non abbiate paura… poiché Io sono con voi”. Come il serpente cambia la pelle che lo soffoca… riflettiamo: quante cose ci portiamo appresso e che soffocano il respiro dell’anima impedendo una vita libera?

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