La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. In questo anno liturgico (A) incentrato soprattutto sul Vangelo di Matteo, ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione esprime gratitudine per questo ulteriore servizio.
Domenica 11 giugno 2023, Santissimo Corpo e Sangue di Cristo – Anno A
EUCARISTIA CIBO PER NOI Gv 6, 51-58
Nella sinagoga di Cafarnao Gesù impartisce un insegnamento qualificato, unico e misterioso e impegna tutta la sua credibilità con una solenne affermazione: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna” (v.54). Nell’antropologia semitica, carne e sangue erano i due componenti essenziali che esprimevano l’esistenza concreta di una persona; mangiare e bere evidenziavano ed evidenziano anche per noi il segno dell’assimilazione dell’alimento che sostenta la vita dell’uomo. Cristo dunque si dà in cibo per un’intima, misteriosa e vitale comunicazione con noi. Attraverso il nutrimento eucaristico, coloro che vi partecipano entrano in profonda comunione con lui e sono immersi nel mistero della vita divina.
L’effetto di questo ammirabile “cibo” sta nel “dimorare” del fedele in Gesù (v.56), stabilendo un’esaltante intimità e comunione di vita con lui, che è “il Vivente” e la sorgente prima di ogni segno di vita sulla terra. La consolante verità per ogni credente è che resta sempre imbandita per lui la mensa di un Pane fragrante e di un Vino inebriante, perché Gesù vuole partecipare ad ognuno il suo corpo, la sua vita, il suo amore, la sua gloria e la sua pace.
Ed è precisamente questo Pane che fa la Chiesa e le conferisce stabilità e solidità. Pertanto, se l’eucarestia è Gesù Cristo, allora è lui che fa la Chiesa. “La costruzione di un’autentica comunità cristiana – recita il Concilio Vaticano II – ha come radice e come cardine la celebrazione della santa Eucarestia” (PO,6). Perciò, resta confermato, che la Chiesa non si realizza per il semplice fatto che ci si riunisca tra noi per un’esperienza di fraternità, no; la nostra fraterna unione e comunione coinvolge sempre lui, Gesù, pane spezzato per noi. Egli è e deve essere la ragione del nostro convenire, del nostro pregare e del nostro amare.
È in questa singolare “mensa” che si effettua la fusione di vita: ci si unisce al Cristo e a tutto ciò a cui egli è unito, cioè a tutti i fratelli. Quindi, nell’Eucaristia, nulla è individuale, ma tutto è comunitario, tutto è ecclesiale. Ognuno esce dal proprio isolamento per unirsi ai fratelli a cantare e a pregare e celebrare con loro. Ed è ben giusto affermare che, a livello di celebrazione, è la Chiesa che fa l’Eucarestia, è l’assemblea, la sancta convocatio, che intorno all’altare insieme al sacerdote, che presiede in persona Christi, fa l’Eucaristia.
In questo mistero eucaristico, Gesù si dona generosamente ad ognuno di noi per renderci capaci di farci “dono” a nostra volta. Il pane è la sua carne immolata per la vita del mondo, affinché chi ne mangia possa diventare “dono” per ogni uomo che incontra sulle strade del mondo. Per avere la forza di donarci e immolarci per il prossimo abbiamo bisogno di nutrirci della carne e del sangue dell’Agnello immolato per noi.

