La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

Sosta e Ripresa per le quattro domeniche di Avvento ha deciso di affidare tale riflessione ad altrettanti sacerdoti della diocesi di Viterbo, in attesa di pubblicare a Natale l’omelia del vescono Lino Fumagalli.

Per questa domenica 13 dicembre, questo servizio ci è offerto da don Flavio Valeri.

Don Flavio Valeri
Don Flavio Valeri

TERZA DOMENICA DI AVVENTO Anno B

Le cinque voci, che annunciano il Signore, e ci invitano alla gioia

Dai quattro testi che la liturgia della Chiesa proclama in questa domenica, potremmo far risaltare cinque voci che risuonano nelle pagine bibliche e ci coinvolgono come discepoli dell’Emmanuele.

La prima, è quella di Isaia, meglio del «Terzo Isaia» come lo chiamano gli studiosi, ossia di quel profeta anonimo vissuto durante la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme (dal 520 a.C. in avanti), al quale sono riferiti gli ultimi capitoli (dal 56 al 66) del libro del grande profeta dell’VIII sec. La sua voce è un «vangelo», un lieto annuncio rivolto al popolo in esilio in Babilonia; è la proclamazione di un giubileo, dell’anno di misericordia del Signore – che Israele nella sua patria celebrava ogni cinquanta anni – un tempo di liberazione, di condono, di pace in favore del popolo di Dio che sta per fare ritorno nella «terra santa».

Cinque secoli dopo, nella sinagoga di Nazaret, quelle stesse parole le pronunciò Gesù. «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21), aveva aggiunto, mentre «gli occhi di tutti erano fissi su di lui». È la seconda voce, che percepiamo in questa domenica: la profezia si è compiuta, il «Dio con noi» inaugura il tempo della salvezza e della definitiva liberazione dal male.

La terza voce è quella di Giovanni il Battista, che ascoltiamo risuonare nel testo evangelico, una voce che grida (cf Is 40,3) per «dare testimonianza alla luce», per indicare all’umanità la presenza risolutiva del Cristo, il Figlio e l’Agnello di Dio! Giovanni, però, è colui che annuncia; solo Gesù è colui che salva. È il Salvatore che deve crescere, l’annunciatore diminuire. È la missione di ogni discepolo, anche la nostra in un tempo in cui c’è ancora tanto bisogno di salvezza.

Quella dell’apostolo, infatti, è la quarta voce che ascoltiamo in questa domenica. Nel primo testo scritto del Nuovo Testamento, Paolo si rivolge alla chiesa greca di Tessalonica. A quei cristiani, chiamati ad essere testimoni nel loro territorio, egli propone un codice di comportamento: «Siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie…Non spegnete le Spirito…Astenetevi da ogni specie di male».

Solo con una simile esistenza si potrà innalzare l’ultima voce, quella della Chiesa, che nel Salmo proclama le parole della prima credente, Maria: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore».

È la domenica della gioia, che i testi biblici ispirano. Gioia di essere salvati, gioia che viene dall’incontro col Signore e che dà senso alla vita, gioia di cui oggi noi siamo i testimoni. Non lasciamoci rubare la gioia. Custodiamola, difendiamola, perché anche attraverso di noi si incontri la gioia vera, quella che solo Gesù può dare.

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