Spezzare la Parola, pH Laura Ciulli

La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. In questo anno liturgico (A) incentrato soprattutto sul Vangelo di Matteo,

Padre Ubaldo Terrinoni pH Laura Ciulli
Padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp

ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione esprime gratitudine per questo ulteriore servizio.

Domenica 15 ottobre 2023, XXVIII domenica del tempo ordinario – Anno A

IL BANCHETTO REGALE Mt 22, 1-14

 

Nelle antiche culture orientali, il partecipare a un banchetto era il segno evidente di una profonda comunione di colui che rivolgeva l’invito con i suoi più intimi amici. Dio nel messaggio biblico ha scelto il banchetto come segno della bella intesa e della comunione che vuole stabilire con noi. Anche Gesù ha varcato spesso la soglia di case di amici e più spesso ancora di peccatori, per pranzare con loro e vivere insieme l’esperienza della cordiale amicizia. Dove entra Gesù porta l’amore misericordioso del Padre, porta il perdono e la liberazione dai vincoli del male.

In questa parabola è un re che imbandisce un fastoso banchetto per le nozze del figlio e sollecita gli amici con un duplice invito come prevedeva il protocollo nuziale. I predestinati al banchetto erano tutte persone di riguardo, di alto rango. Ma…, strano a dirsi, gli invitati si dimostrano molto scortesi e rispondono con un netto rifiuto. Allora il re amaramente addolorato, rivolge l’invito alla gente che incontra per la strada e sono proprio questi che riempiono la sala del banchetto.

La parabola letta in chiave storica offre una precisa indicazione di via: il popolo d’Israele era l’invitato d’obbligo, il destinatario privilegiato dell’annuncio messianico in quanto era legato con vincoli di sangue ai patriarchi, ai profeti e a Cristo stesso (Rom 9,1-5). Perciò era a loro che andava rivolto per primi l’invito. Ma purtroppo essi lo hanno disatteso e si sono autoesclusi dal regno e, in definitiva, dal banchetto. “Mentre i pagani, raffigurati dagli invitati di riserva, avendo risposto positivamente alla chiamata divina, sono entrati a far parte del nuovo popolo di Dio” (G. Barbaglio).

Però era ed è d’obbligo una precisazione! Per far parte del banchetto della salvezza finale non basta accettare l’esaltante annuncio evangelico con la festa nel cuore senza far seguire impegni concreti; non basta aver ricevuto il battesimo e gli altri sacramenti; non basta farsi presente qualche volta nei momenti di preghiera. Questo di certo non ci garantisce un posto assicurato in Paradiso. Si richiedeva e si richiede oggi l’impegno di compiere fedelmente la Volontà di Dio ogni giorno, di alimentare continuamente le virtù della fede e della carità con l’assidua partecipazione agli incontri di comunione fraterna, alle celebrazioni liturgiche e ai servizi di carità. Ritengo che a questo particolare aspetto si riferisca il simbolo dell’abito da cerimonia che uno degli invitati non indossa nel racconto della parabola. Occorreva allora e occorre oggi rimediare efficacemente a un serpeggiante e pericoloso lassismo morale.

La Chiesa è madre ed è anche comunione di fratelli e invita tutti i suoi figli, nessuno escluso, al banchetto eucaristico. Là è presente il Cristo come cibo e come capo del Corpo mistico che unisce a sé tutte le membra. In quella mensa “noi diventiamo quel che riceviamo” come afferma sant’Agostino. Tutti diventiamo “lui”, e siamo “uno” tra noi. E la Didachè aggiunge: “Se comunichiamo al pane celeste, come non comunicheremo al pane terreno?”.

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