Don Alberto Canuzzi

Tendi la tua mano al povero” è il tema della Giornata mondiale dei poveri, che si celebra domani, 15 novembre. Tendere la mano, sempre e in particolare in questo tempo reso più difficile dalla pandemia del Covid-19, significa  agire, accogliere, accettare, ascoltare, significa abbattere le barriere dell’indifferenza e dello scarto, come ci dice  con fermezza Papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata.

Papa Francesco Giornata Mondiale Poverta
IV Giornata Mondiale dei Poveri 2020

Se ne è parlato ieri nel programma di approfondimento sociale  “Siamo Noi” di Tv2000, l’emittente della Conferenza episcopale italiana.

Gabriella Facondo
Gabriella Facondo

Tra i numerosi ospiti della conduttrice Gabriella Facondo, 

Don Francesco Soddu
Don Francesco Soddu

compreso don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, c’è stato  in collegmento da Viterbo don Alberto Canuzzi, presidente del Ce.Is San Crispino.

Il Ce.IS (Centro Italiano di Solidarietà), fondato alla fine degli anni ’60 a Roma da don Mario Picchi per  affrontare i problemi derivanti dall’emarginazione e dal disagio giovanile e familiare, puntò all’inizio i suoi sforzi sulla sensibilizzare dell’opinione,pubblica sui temi delle guerre, della fame, della povertà e appunto del disagio giovanile. Ma proprio sotto questo aspetto ben presto si trovò ad affrontare  la diffusione del consumo di droghe giunta a livelli allarmanti ed è oggi conosciuto soprattutto per la sua azione di recupero di quanti precipitano nella tossico dipendenza.

La struttura di Viterbo nacque negli anni ’80  per volontà dell’allora vescovo Fiorino Tagliaferri che ne affidò la guida appunto a don Alberto Canuzzi. Nel suo intervento nel programma televisivo, il sacerdote viterbese ha spiegato il senso di un quarantennale impegno accanto a questo particolare tipo di povertà, per accogliere, supportare, guidare quanti la droga ha privato della loro libertà.

Don Alberto Canuzzi
Don Alberto Canuzzi

«Quando il vescovo si rese conto di come fosse  un tipo di povertà la perdita di sé attraverso gli stupefacenti  – ha detto don Alberto –  mi disse di creare qualcosa. Da quel momento in questa struttura centinaia, di migliaia di ragazzi che avevano perduto la loro libertà, la povertà più più terribilie che un uomo possa avere, la stanno riacquistando. Quindi è un cammino che loro fanno, nel quale riacquistare quello che avevano perduto attraverso le sostanze, attraverso il gioco d’azzardo, attraverso varie dipendenze per cui non erano più liberi liberi».

In questa comunità , quindi, tendere la mano a questi ragazzi significa «sentirli poveri, significa amare queste persone che hanno bisogno di riacquistare quello che avevano perduto – sottolinea don Alberto -. Quando usciranno da questa porta, troveranno quel sorriso in quella libertà di prima, quindi è un dono e noi diamo loro l’opportunità di acquistarlo».

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