Nota della direzione: pubblichiamo in questo Sabato Santo, unico giorno senza liturgia, tre riflessioni sul Triduo pasquale del sacerdote che ci sta accompagnando nella preparazione alla partecipazione alla Santa Messa festiva in questo anno liturgico.

Di don Gianni Carparelli 

Giovedì Santo

Fate QUESTO in memoria di me

Sento in queste parole il messaggio più vero di quella cena che ha coronato la storia della fede. “QUESTO”? Non penso che Gesù avesse in mente solo il pane e il vino o che volesse che andassimo a Messa per poi vivere la vita di sempre. Matteo, Marco e Luca concordano nel citarlo. Giovanni invece no. Ma credo che per capire “QUESTO” dobbiamo leggerlo tenendo in mente e nello spirito quello che ci dice Giovanni dal cap. 13 in poi. “QUESTO” è tutto quello che Gesù significa: la sua vita, i suoi esempi, la sua fatica, i suoi insegnamenti, il suo invito alla unità e carità e amore reciproco, il suo senso di servizio umile… È tutto quello che la storia della fede attraverso le figlie e i figli migliori ci sta rivelando nella vita dei credenti, della Chiesa. C’è anche tanta miseria nella vita dei credenti, della Chiesa, ma pretendere la perfezione da chi non è perfetto è non capire la storia. Che va cambiata. Con le mie mani e la mia vita. Anche con la tua. Noi siamo il vino e il pane da offrire sull’altare della vita. Con la nostra vita. È un GIOVEDÌ SANTO che non termina mai.

Venerdì Santo

Il silenzio davanti al dolore

La Pietà, pH Laura Ciulli
Scriveva Alda Merini:

“… ho solo bisogno di silenzio

tanto ho parlato, troppo,

è arrivato il tempo di tacere

di raccogliere i pensieri

allegri, tristi, dolci, amari,

ce ne sono tanti dentro di noi”.

…..

Quando il celebrante a nome di tutti entra in Chiesa e nel silenzio si stende a terra in preghiera, è come tornare a contemplare gli inizi della esistenza e della storia. “… la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque” (Genesi 1).  Da quel silenzio in cui “… tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto” (Romani 8:18-26), inizia una storia. Il credente la legge come un cammino verso la resurrezione. E qui nutre la sua fede e la sua speranza. E cerca di dare un senso alla vita. Qualcuno potrebbe dire che è tutta una fantasia generata da un credere senza fondamenta. Forse. Ma non è più creatrice una fede che desidera creare un mondo migliore, di una non-fede che si consuma nel breve trascorrere degli anni? Però, deve essere fede a servizio di quello che crediamo. E ci sono anche coloro che pur non credendo, CREDONO.

Sabato Santo

Sentire e vivere la storia come letta dalla fede

Luce fede

La Liturgia inizia con la benedizione del fuoco. Poi si entra in Chiesa accendendo la nostra candela (simbolo della nostra vita) dalla vera ‘LUCE’: “… sono venuto a portare un fuoco sulla terra e vorrei davvero che fosse già acceso…” (Luca 12: 49). Gesù è come una scintilla che ha avviato il cammino di una vita accesa, di un incendio senza fine. La Vigilia di Pasqua ripercorre la storia dell’umanità credente attraverso i simboli. Se non la si può celebrare con calma, semplicità e attenzione, cercando di capirla prima per poterla poi vivere, è meglio non rovinarla. Non riduciamola a cerimoniale dovuto, lungo e noioso. In quella ‘Liturgia’, incontro-dialogo tra umano e divino c’è tutta la vita secondo la fede cristiana, colorata e incendiata dalla fede. Gesù scintilla di fuoco. Il cammino della Chiesa perché il fuoco continui acceso e diventi incendio. Per illuminare, riscaldare la storia. Bruciando tutto ciò che è scoria di povertà umana. Dando vita alle tante lingue di fuoco che lo mantengono vivo. Queste ‘lingue di fuoco’ sono la vita di chi vive la fede e la speranza. È la vita dei buoni, dei semplici. Dei santi che sono seminati ovunque. Che non conoscono confini, né barriere, né bandiere, né tradizioni religiose, né orientamenti di vita… conoscono solo il desiderio di essere luce e calore e fuoco di vita. Tutto questo già vive nella scintilla. Ha solo bisogno di bruciare nell’incendio.

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