La guerra che sta devastando l’Ucraina ha il volto delle donne. Sono donne, insieme con i bambini, la quasi totalità dei profughi che ci mostrano telegiornali e servizi giornalistici nei Paesi in cui arrivano. Sono donne la gran parte delle vittime, come sempre accade nelle guerre, spesso dimenticate od ignorate dalla nostra opinione pubblica, che ormai da almeno un secolo non si combattono più tra eserciti, ma contro le popolazioni.

Mamme, nonne, ragazze, adolescenti sono il volto di un’assurda quanto feroce vicenda. E bambine che non diventeranno mai donne, perché le bombe si sono presa la loro vita. Madri e spose le cui giornate trascorrono, in Ucraina come in Russia, nell’angoscia per la sorte dei loro cari.

Donne Ucraina

Vittime, dunque, di una follia che abbiamo imparato da sempre a declinare al maschile. Ma ormai in molti casi, anche costrette a partecipare a questa follia attivamente, come quelle adolescenti impegnate a preparare molotov per quella che sentono comunque una difesa della patria.

Solo due aspetti non vedono protagoniste le donne: le scelte di guerra, tra offensive e rifornimenti di armi, ed i tavoli delle trattative per cercare di ripristinare la pace, quella condizione che in tutto il mondo le donne sanno curare e costruire nelle loro società, forse meglio degli uomini, anche dei migliori, anche dei più determinati a ripudiare il conflitto, a percorrere le vie del dialogo.

Questa carica vitale delle donne, questo istinto naturale verso la vita, si esprime con una determinazione che supera l’orrore dei bombardamenti e delle devastazioni, come in quella mamma costretta a fuggire, lasciando indietro il marito che combatte, e arrivata fino a Como, per dare alla luce la propria bambina.

Ieri, 8 marzo, sono state festeggiate, se così si può dire, è stato riconosciuto a loro l’impegno la tenacia la forza determinante e costruttiva, esempio di pace. Ma non c’è nulla da festeggiare.

Felicita Pistilli, Ucraina

Infine ci sono le donne che tutto questo raccontano, le giornaliste che stanno documentando al mondo questo conflitto che ci riporta indietro di anni.

Papa Francesco
Papa Francesco, Angelus

Ce lo ha ricordato Papa Francesco dopo l’Angelus in piazza San Pietro domenica scorsa: “Vorrei anche ringraziare i giornalisti che hanno messo a rischio la propria vita per fornire informazioni. Grazie fratelli e sorelle per questo servizio! Un servizio che ci permette di essere vicini al dramma di quella popolazione e ci permette di valutare la crudeltà di una guerra. Grazie, fratelli e sorelle”.

Foto tratte dal web

Condividi