A Messa non dobbiamo solo “andare” (1)
Di Gianni Carparelli
Nota della Direzione
Incominciamo all’inizio di questa estate – un tempo che nei nostri Paesi forse troppo sazi, certo spesso privati di speranza, di senso autentico dell’esistenza, vede tra gli altri fenomeni di “distrazione” un abbandono accentuato della partecipazione al culto – la pubblicazione di una significativa riflessione, destinata ad essere presto raccolta in un libro, sul significato della Messa nella nostra vita e, soprattutto, della vita cristiana nutrimento chiamato a farsi testimonianza di vicinanza e servizio ai fratelli. Ne è autore don Gianni Carparelli, da tempo firma importante di Sosta e Ripresa.
SMETTIAMOLA di ANDARE a MESSA
A tutti coloro che sono stanchi di guardare
senza entrare nel mistero
e che non si scandalizzano delle parole
prima di addentrarsi nel cammino
dove si rischia di incontrare
la luce che illumina il matrimonio tra Umano e Divino

1. SMETTIAMOLA di andare a Messa.
Sì, e non scandalizzatevi. Io sono decenni che “andavo e vado” ancora… osservavo… non capivo… sentivo però che ero immerso in un clima diciamo spirituale… Adesso non “vado” più. Quando celebro, sono sacerdote, cerco di immergermi in quello che diceva il Card. Martini: “l’Eucarestia è comunione di vita con l’essere e con tutti gli esseri, è il luogo in cui il creato e la sua storia passano dal sesto al settimo giorno della creazione, quando Dio sarà tutto in tutti”. Qualcosa è scattato nel mio “sentire” la fede mentre ripeto gesti e riti secolari. Non mi basta più farli a dovere come prescritto. Perché giustamente molti potrebbero dire: ma a cosa serve? E mi sono lasciato andare dentro questi pensieri che si affollavano di immagini, di storie di vita, di opere d’arte (come quella di Raffaello nelle stanze dei musei Vaticani, la disputa sul Santissimo Sacramento o meglio detta: il trionfo della Chiesa. Poi mi veniva agli occhi interiori il dipinto di Hans Memling, Visione di San Giovanni a Pathmos, dove Giovanni ammira in visione il Regno di Dio che è sempre in av-venire… mi ritrovavo in mezzo ai tanti missionari sparsi per il mondo che ho avuto modo di conoscere (Uganda, Amazzonia, Ecuador e Colombia, El Salvador, Korea del Sud e India…) e la mia stessa personale esperienza quando mi trovavo nell’Amapà del Brasile, a Oyapoque con le visite in barca agli indigeni della zona… Il cercare di aiutare a capire quello che facevamo nelle cerimonie liturgiche ha aiutato me a maturare, a entrare di più dentro il mistero di questo dialogo-incontro tra me e il creato (l’umanità, la natura, gli esseri viventi di ogni tipo…). Sentivo che in realtà noi non stiamo “andando” in un luogo comunitario per guardare cosa succede attorno a un altare, che sia prezioso o solo una cassapanca nel bosco. Noi ci stiamo immergendo dentro il mistero della vita e della storia. In quel momento di “riposo” da tutto, è il settimo giorno di cui parla il Card. Martini, noi ci collochiamo sull’altare dell’universo e ci prepariamo a trasformarci in “dono gradito” con una vita personale e comunitaria degna di presentarsi davanti al suo Signore. Ecco: non andiamo più in un luogo illuminato da candele, ma siamo disposti a diventare altare, dono, sacrificio…? Per incontrare la Luce e il Fuoco della vita.

2. Smettiamola di andare…
Ve la sentite di fare questo cammino dentro le apparenze delle nostre cerimonie, anche se sono belle agli occhi? La Chiesa riunita nel Concilio Vaticano II, ha dato uno spazio privilegiato al tema della Liturgia. E il Papa emerito Benedetto XVI, ne è stato uno dei protagonisti. Quando Ratzinger dice: “IL VERO RINNOVAMENTO della Liturgia è CONDIZIONE FONDAMENTALE PER IL rinnovamento della Chiesa” (Introduzione al volume 11 ‘Teologia della Liturgia’ – Opera omnia, 11 luglio 2015) non credo proprio che intendesse parlare di come è fatto l’Altare, dove lo mettiamo, quanti candelabri ci debbono essere, quale lingua usare e come ricevere la Comunione… o cose del genere. “La Chiesa è in pericolo quando Dio non appare più nella Liturgia e così nella vita” (Ib. Introduzione). La mia domanda si fa pressante: quando è che Dio non appare più nella liturgia e così nella vita”? Facciamo un salto indietro nelle riflessioni dei profeti e presenti nei salmi che sono un po’ come il filo rosso che guida i cammini delle comunità di fede e quindi dei nostri. Intanto Liturgia non è qualcosa di separato dalla vita. É un tutt’uno. Quando entriamo in una Chiesa per pregare non possiamo lasciare fuori la nostra vita e la storia del mondo. Entrano con noi. Se siamo onesti la nostra onestà entra con noi. Così anche se siamo disonesti e non veri. Questo ci fa capire meglio il senso della Liturgia e perché si usa questa espressione. Liturgia non è solo la S. Messa, anche se questa è certamente “fonte e culmine dell’azione della Chiesa” come dice la costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, Vaticano II, n. 10. Lo ritroviamo nel Catechismo della Chiesa Cattolica al n.218. Espressione, Liturgia, già nota ad Atene nell’antica Grecia dove aveva il significato di: servizio pubblico in favore del popolo, lavoro e servizio comunitario. Non ci sentiamo il senso che poi si è andato modificando all’interno della comunità di fede? Liturgia è molto di più delle definizioni da vocabolario: complesso di riti e di cerimonie di un culto religioso. C’è stato un percorso, diciamo semantico, di approfondimento. É il popolo dei credenti che uniti in un solo corpo, vede in questo corpo la presenza di Dio attraverso il figlio Gesù. La Chiesa fa di tutto questo un solo “corpo”, il “corpo di Cristo”. Quando ci incontriamo, la domenica, celebriamo quello che siamo anche tutti gli altri giorni: noi il “corpo di Cristo” che si offre sull’altare della vita per diventare, come già detto, offerta gradita perché pura. Almeno nel desidero e nell’impegno. Nella S. Messa, nei Sacramenti, nella preghiera CELEBRIAMO il “Fate questo in mia memoria…”. Per cui non “andiamo”, ma “Siamo… o cerchiamo di essere”. (Continua)
Nato a Viterbo nel 1942. Studi classici a Viterbo. Specializzazione in Teologia presso il Laterano e in Scienze della Educazione presso l’Università Salesiana a Roma. Negli anni 1970-75: Insegnante di psicologia e pedagogia nel Seminario Regionale de La Quercia, di Religione presso l’ITIS di Viterbo, e di Etica Sociale e Deontologia presso la scuola di specializzazione per Fisioterapisti a Villa Immacolata di San Martino al Cimino (Vt). Nel 1975 parte per il Brasile dove ha svolto il suo servizio nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima e nella baraccopoli (favela) di San Carlos. Nello stesso tempo fu invitato (visiting professor) a insegnare Etica Sociale e Introduzione al Cristianesimo nel biennio universitario della Università Cattolica (PUC) di Rio de Janeiro, e come terapeuta presso l’Istituto INFA, sempre a Rio de Janeiro. Ha passato mesi nella missione di Oyapoque in Amapà, sostituendo un padre del PIME malato di malaria. Dal Brasile fu invitato ad aiutare la comunità Italiana a Offenbach on Main (Germania) e poi in Canada (Toronto, Montreal. Vancouver), dove iniziò un programma di Comunità terapeutica per giovani con problemi di dipendenza da sostanze. Il programma è conosciuto come caritas.ca/school of Life. Per le persone affette da problemi di salute mentale o doppia diagnosi diede vita al programma Mens Sana, e per le ragazze, insieme alle suore passioniste, al programma Mater Dei, ora conosciuto come “sister carmelina’s home for women”. Ha anche prestato servizio pastorale in diverse parrocchie multilingue: italiano, inglese, portoghese e spagnolo. Il suo lavoro di terapia delle dipendenze “High on Life”, è stato pubblicato con la collaborazione di Michael Tibollo, ministro della sanità (per le dipendenze e la salute mentale) in Ontario-Canada. Il lavoro delle sue organizzazioni ha ricevuto diverse onorificenze e riconoscimenti sia dal governo canadese che quello italiano.
È autore di più di 40 pubblicazioni in italiano, inglese e portoghese su temi come: pedagogia dell’intervento terapeutico, racconti e favole, poesie, manuali educativi per le famiglie, temi di spiritualità e religiosi. Editorialista, con centinaia di articoli, sulla stampa italo-canadese: il cittadino (Montreal nel Quebec), Il Corriere Canadese (Toronto e Ontario); ospite regolare di programmi radio (CHIN) e televisione (OMNI e Telelatino). Hanno presentato i suoi libri: i cardinali Loris Capovilla e Fortunato Frezza, i vescovi di Viterbo Dante Bernini e Lorenzo Chiarinelli, Don Luigi Ciotti, padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp., il vescovo Pedro Casaldaliga in Brasile, il vescovo ausiliare di Toronto John Boissoneau.
Ha passato periodi più o meno lunghi in territori di missione: Uganda con amici medici del CUAMM, India (Kolkata, nelle missioni di Madre Teresa), Ecuador a Simiatug con Padre Sandro Chiecca e i Quechua, Seong- nam (Corea del Sud) nell’opera di Padre Vincenzo Bordo (Anna’s House). Infine è stato con Migrantes in Inghilterra, nella missione Italiana di Enfield.
Attualmente vive a Viterbo, dove ha prestato servizio pastorale a Canepina (Vt) e presentemente opera a Castel d’Asso (zona etrusca di Viterbo), dove segue una piccola ma attiva comunità alla ricerca di vivere il messaggio cristiano oltre le abitudini devote. Don Gianni continua a pubblicare lavori, anche provocatori, sulla Liturgia che dovrebbe essere il luogo del cambiamento della Chiesa e della sua presenza nel mondo, come scrive Benedetto XVI.
È collaboratore abituale di Sosta e Ripresa per la quale ha curato per diversi mesi la rubrica Spezzare la Parola.
