5. Dio non abita fuori di noi

La vita e la storia sono la sua casa. La liturgia è “il tempo di Dio, lo spazio di Dio, la nube di Dio che ci avvolge tutti”, così diceva Papa Francesco ai pellegrini nella Cappella di Santa Marta il 10 febbraio 2014. Aveva già detto: non è per andare a vedere il Papa…. Ma per entrare nel mistero di Dio, lasciarsi portare al mistero ed essere nel mistero… (ib.). Vogliamo imparare qualcosa?

Andiamo a meditare gli Insegnamenti sulla Liturgia del Papa Francesco, dal 2013 al 2018. Chi ha un minimo di familiarità con le ricerche on line fa presto a trovarle. Oppure chiedete ai vostri nipoti… le troveranno subito. La S. Messa non è una parata o uno spettacolo da vedere. È un mistero nel quale immergersi. È cercare di “sentire” una presenza che ci spinge a vivere meglio. Santa Teresa d’Avila diceva che “… pregare equivale ad amare. Non una recita verbale ripetuta, meccanica, mnemonica, ma l’espressione intima a Dio dei nostri sentimenti personali”. E la preghiera ci trasforma, quando non è solo ripetizione verbale. Come San Francesco. Tommaso da Celano racconta che “alla fine Francesco non pregava più, era diventato preghiera”. Era diventato incontro. Era un tutt’uno con il mistero della sua fede. Era diventato come Gesù, maestro di preghiera e di vita… è, questo, un cammino non facile ma che dovremmo tenere davanti agli occhi. Se andando a Messa ci preoccupiamo del tempo, di chi celebra, degli addobbi e delle luci… noi non stiamo celebrando. Stiamo solo andando a passare del tempo… per questo dobbiamo smettere di “andare” a Messa. Dobbiamo cercare, e non è facile, di buttarci a nuoto, spiritualmente, nel silenzio di Dio, accompagnati per mano da Gesù e da coloro che cercano di seguirlo. Quando entriamo per quella porta lasciamoci prendere da tutto quello che l’arte ha disegnato per aiutare gli occhi a camminare nella bellezza della fede. Molte Chiese trasudano di fede. Altre no. Ma anche in questo caso non sono le mura e i banchi. Facciamoci noi chiesa, casa di Dio. Agostino scriveva che la verità abita dentro di noi…”in interiore hominis habitat veritas…”.

6. Cerchiamo di “FARE” … Creando

Guayasamin (Maternidad, Quito)Ed eccoci al “FATE QUESTO in MIA MEMORIA…”. Quando gli Apostoli e i discepoli si ritrovarono senza il maestro, certamente ricordarono tra di loro l’ultimo incontro e le ultime parole durante la cosiddetta “Ultima Cena”. L’Apostolo Giovanni ne fa una narrazione spiritualmente profonda. Dal cap. 13 al 17 del Vangelo che porta il suo nome, troviamo come un testamento lasciato a chi avrebbe dovuto continuare il cammino da lui iniziato e suggerito per tanto tempo. Gesù riassume, o sembra almeno, il suo insegnamento: amore, umiltà, rispetto, ascolto, attenzione, servizio, unità, sacrificio… quando spezza il pane e lo consegna, non sta dando loro da mangiare, ma sta consegnando loro la sua vita. Mangiare Gesù è alimentarsi di Lui, affinché la nostra vita si trasformi in quella sua. Mangiare tutto quello che lui ha detto e fatto mentre camminavano insieme per le strade del mondo e della vita. Noi forse non ci pensiamo e ci fermiamo davanti all’ostia come fosse un amuleto di salvezza che protegge. Ma non è così. In quella ostia noi veneriamo quel momento passato insieme nella cena osservandolo e ascoltandolo e immergendoci nella sua vita. E riviviamo quel momento, lo vediamo nel “pane-ostia e nel vino” che sono ora incarnati nel corpo della Chiesa. Ma l’ostia non è Gesù “fisicamente”. Se l’ostia cade, non è Gesù che cade. Se si spezza, Gesù non viene spezzato. Se rubano l’ostia, pensando di usarla per chissà quale maleficio nascosto, quello che stanno rubando non è Gesù, ma solo la loro povera schiavitù mentale che capisce solo quello che non capiscono. Forse qui qualche devoto troppo devoto potrebbe pensare che io non credo nella presenza del Signore nella Eucarestia. Non è così. Credo nella Sua presenza. Ma dovesse crollare la Chiesa, mi preoccuperei prima delle persone che della pisside o delle statue.

La vera Eucarestia non è solo l’ostia, ma la vita del mondo, la storia delle persone. Lo ripeto: dovessero bombardare una chiesa durante la Messa, io prima dell’ostensorio mi preoccuperei delle genti, che sono la vera Eucarestia della presenza di Dio. È nella vita delle persone che si consuma la presenza del mistero. È umiliando le persone e abusando di esse che si frantuma la presenza di Dio.

È violentando la natura e i suoi abitanti che calpestiamo la presenza di Dio. Il mondo e coloro che lo abitano sono il vero ostensorio da venerare e rispettare. E’ il mondo che dobbiamo incensare come segno di rispetto e di amore… “Fate QUESTO in mia memoria”…

(Continua)

 

 

 

 

Condividi