9. Nella sua vera “dimora”
Adesso si… stiamo imparando a navigare nell’oceano dell’infinito con le nostre mani. Dio da solo non potrebbe fare nulla. Almeno questo è la realtà che osserviamo. Se la PACE non la costruiamo noi, la guerra non finirà. Se la povertà non la combattiamo noi, i poveri continueranno a essere poveri. Se la giustizia e correttezza sociale non la promuoviamo noi, avremo sempre quello che abbiamo, anche se osannato sui media e festeggiato nelle ville del potere…. E che c’entra questo con la Messa? Beh, se ancora hai dei dubbi, suggerirei di tornare a leggere quanto detto e scritto. Se cercherò di farti vedere e meditare quanto dirò sui singoli segmenti o tasselli, come di mosaico, del rito della Messa, è solo per invitarti a vederli tutti insieme e poi di visitarli uno per uno. La nostra mente e forse prima ancora il nostro spirito, dovrebbero affollarsi delle immagini di vita reale, ma tutte colorate da un sentimento quasi indescrivibile… ci sentiamo immersi nell’oceano di un “Dio” fonte di energia che spinge a vivere e a creare la vita che è sempre in costruzione? Da quando ci dicono che siamo “sapiens” ci siamo illusi di essere arrivati. Non è così. Il “Sapiens” continua a crescere e a evolversi. Dove arriverà? Questo non lo so. Ma se le montagne cambiano e i ghiacciai si sciolgono e le piante si adattano al nuovo clima…. Anche gli altri esseri viventi si stanno evolvendo. Anche noi. Sapiens ancora più Sapiens?… Ai posteri l’ardua sentenza. Noi cerchiamo solo di non fermarci. Anche la fede si evolve ed entra meglio nel mistero delle cose. E di conseguenza anche l’espressione esterna della fede, le religioni, non possono fermarsi arroccate su quello che poteva andare bene cento anni fa… ma che comincia a traballare nella mente e nelle mani di chi nasce oggi e nascerà domani. “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” (Gaudium et Spes , n. 1). Nella S. Messa sono queste le acque nelle quali respiriamo lo Spirito che dagli inizi ci conduce verso i confini… tutti da costruire ancora. La fede non può restare congelata dentro il tempio. Deve uscire e abitare il vero tempio della vita e della storia. Deve viverla, prenderla in mano, soffrirla, amarla, guidarla… con il rischio di inciampare e anche di cadere? Certo…. Siamo tutti contenitori fragili. Non dico magari di essere come don Abbondio “vaso di terracotta costretto a viaggiare con molti vasi di ferro” che non reggeva all’urto (Promessi Sposi di Manzoni), ma di non scoraggiarsi delle nostre fragilità e prenderle umilmente in mano per stare attenti e, se necessario, riparare i danni. Perché in fondo portiamo un “tesoro dentro vasi di coccio…” (2Cor 4:7). Amiamo e salviamo il tesoro, che siamo noi, la Chiesa intera alla ricerca di Dio in un mondo sempre più ostile. Aiutiamoci a far vedere il “tesoro”.
Nel rito, antico di secoli, ricco di fede e di cammini nella storia, ci sono alcuni passaggi che, come detto sopra, a volte ci sfuggono nel ripetersi abitudinario del rito, un significante che significa oltre il rito… I passaggi? Mi fermo di nuovo ai principali perché dentro ognuno ci sono tanti dettagli e finezze che andrebbero prese in mano e nell’anima. Intanto c’è un INCONTRARSI nella diversità dei cammini di vita. E ci vuole tanta finezza d’animo e umiltà per non perderli di vista. Ogni persona che arriva ed entra per celebrare insieme, ha una storia e noi non la conosciamo tutta. Per questo va salutata, guardata con affetto e rispetto, mai giudicata o, Dio non voglia, emarginata o sottovalutata. Mai. Segue poi una PREGHIERA che unisce o dovrebbe unire (detta: appunto COLLETTA) e l’ASCOLTARE quella parola che da sempre ci parla attraverso il creato, la natura in ogni sua forma, gli avvenimenti della storia umana e del cosmo in continua, non sempre gentile, evoluzione, il cercare di individuare in mezzo anche alle parole storte della storia, i cammini della vita e della saggezza (L’ OMELIA o riflessione dovrebbe servire a questo). Segue l’OFFERTORIO e la CONSACRAZIONE, dove i doni non sono cose ‘doro e d’argento’… il vero dono è una vita gradita a Dio. Se non cerchiamo di vivere correttamente, non saremmo dono e sull’altare ci sarebbe un calice e una patena vuoti. Trasformare la nostra vita perché risorga dalle tenebre per vivere nella luce della giustizia e del bene, è la vera transustanziazione. E la COMUNIONE? Non è mettere una ostia in bocca o sulle mani. É “mangiare e bere Gesù”, cioè: alimentarsi della sua vita, del suo esempio, della sua testimonianza… affinché la nostra vita cambi e si trasformi nella sua. Gesù, lo ripeto ancora, vive risorto nella vita dei cedenti che credono veramente. La sua presenza nel pane è sacramentale, non fisica. Si arriva poi alla conclusione del rito, ma non del cammino. Glorifichiamo il Signore con la nostra vita. E la vita esce con i nostri piedi e vive con le nostre mani purificate e disposte a creare un mondo migliore. Ripeto spesso queste idee affinché entrino nel nostro meditare quotidiano e poi nella nostra vita. Qui non stiamo discutendo in una sala universitaria… stiamo ripetendo, così come ogni domenica partecipiamo alle stesse cose e stessi riti. Così come nella preghiera del Rosario. Sono sempre le stesse “Ave Maria”, ma potrebbero diventare preghiere nuove dentro una vita che cerca di rinnovarsi sull’esempio della Madonna e del figlio nostro maestro e nostra luce. (Continua)
Nato a Viterbo nel 1942. Studi classici a Viterbo. Specializzazione in Teologia presso il Laterano e in Scienze della Educazione presso l’Università Salesiana a Roma. Negli anni 1970-75: Insegnante di psicologia e pedagogia nel Seminario Regionale de La Quercia, di Religione presso l’ITIS di Viterbo, e di Etica Sociale e Deontologia presso la scuola di specializzazione per Fisioterapisti a Villa Immacolata di San Martino al Cimino (Vt). Nel 1975 parte per il Brasile dove ha svolto il suo servizio nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima e nella baraccopoli (favela) di San Carlos. Nello stesso tempo fu invitato (visiting professor) a insegnare Etica Sociale e Introduzione al Cristianesimo nel biennio universitario della Università Cattolica (PUC) di Rio de Janeiro, e come terapeuta presso l’Istituto INFA, sempre a Rio de Janeiro. Ha passato mesi nella missione di Oyapoque in Amapà, sostituendo un padre del PIME malato di malaria. Dal Brasile fu invitato ad aiutare la comunità Italiana a Offenbach on Main (Germania) e poi in Canada (Toronto, Montreal. Vancouver), dove iniziò un programma di Comunità terapeutica per giovani con problemi di dipendenza da sostanze. Il programma è conosciuto come caritas.ca/school of Life. Per le persone affette da problemi di salute mentale o doppia diagnosi diede vita al programma Mens Sana, e per le ragazze, insieme alle suore passioniste, al programma Mater Dei, ora conosciuto come “sister carmelina’s home for women”. Ha anche prestato servizio pastorale in diverse parrocchie multilingue: italiano, inglese, portoghese e spagnolo. Il suo lavoro di terapia delle dipendenze “High on Life”, è stato pubblicato con la collaborazione di Michael Tibollo, ministro della sanità (per le dipendenze e la salute mentale) in Ontario-Canada. Il lavoro delle sue organizzazioni ha ricevuto diverse onorificenze e riconoscimenti sia dal governo canadese che quello italiano.
È autore di più di 40 pubblicazioni in italiano, inglese e portoghese su temi come: pedagogia dell’intervento terapeutico, racconti e favole, poesie, manuali educativi per le famiglie, temi di spiritualità e religiosi. Editorialista, con centinaia di articoli, sulla stampa italo-canadese: il cittadino (Montreal nel Quebec), Il Corriere Canadese (Toronto e Ontario); ospite regolare di programmi radio (CHIN) e televisione (OMNI e Telelatino). Hanno presentato i suoi libri: i cardinali Loris Capovilla e Fortunato Frezza, i vescovi di Viterbo Dante Bernini e Lorenzo Chiarinelli, Don Luigi Ciotti, padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp., il vescovo Pedro Casaldaliga in Brasile, il vescovo ausiliare di Toronto John Boissoneau.
Ha passato periodi più o meno lunghi in territori di missione: Uganda con amici medici del CUAMM, India (Kolkata, nelle missioni di Madre Teresa), Ecuador a Simiatug con Padre Sandro Chiecca e i Quechua, Seong- nam (Corea del Sud) nell’opera di Padre Vincenzo Bordo (Anna’s House). Infine è stato con Migrantes in Inghilterra, nella missione Italiana di Enfield.
Attualmente vive a Viterbo, dove ha prestato servizio pastorale a Canepina (Vt) e presentemente opera a Castel d’Asso (zona etrusca di Viterbo), dove segue una piccola ma attiva comunità alla ricerca di vivere il messaggio cristiano oltre le abitudini devote. Don Gianni continua a pubblicare lavori, anche provocatori, sulla Liturgia che dovrebbe essere il luogo del cambiamento della Chiesa e della sua presenza nel mondo, come scrive Benedetto XVI.
È collaboratore abituale di Sosta e Ripresa per la quale ha curato per diversi mesi la rubrica Spezzare la Parola.

