13. C’E’ ANCHE UNA LITURGIA… DIFFUSA  

Questo pensiero me lo sono riservato quasi alla fine. E chiedo a chi mi considera un rivoluzionario di seguire il filo del pensiero. Non sto proponendo di cambiare in nulla quanto il direttorio liturgico stabilisce e per la celebrazione della nostra S. Messa quotidiana o domenicale. Certe norme che la Chiesa suggerisce e alle quali siamo abituati vanno rispettate e celebrate con dignità, semplicità, correttezza. Il Papa Francesco ce lo ricorda nella sua “Desiderio Desideravi” del 2022. Quello che a volte dimentichiamo è che la presenza di Dio non la si vive solo dentro un edificio-Chiesa e che tutto il creato è canto di liturgia … è come se l’universo (tutto il mondo, non solo il nostro mappamondo) intero si trasformasse in “altare, agnello e sacrificio”. Allora… seguitemi. Ci sono “luoghi liturgici” non presenti nei direttori e documenti canonici, ma ai quali non manca troppo per essere testimonianza del “Fate Questo in mia memoria…”.

La comunità cristiana ha nei secoli codificato un modo di celebrare che deve essere rispettato, senza sciatterie e senza sfoggi che distraggono. Ci si incontra come credenti e uno stile si impone. Ma se andiamo a “vedere il dentro” e cercare di vivere i vari segmenti che costituiscono la rete o mosaico potremo allargare lo sguardo e scoprire che il mistero della fede lo si può celebrare anche in altri modi e vedere: accoglienza, preghiera, silenzi, ascolto rispettoso, cercare di capire, offerta della propria vita che deve trasformarsi in dono gradito a Dio, comunione non solo di cose ma di vita dedicata al bene di tutti e di tutto, silenzio per sentire la presenza di chi ci guida con l’esempio, e poi andare a costruire quello che crediamo e speriamo… questo “rituale” non si celebra solo dentro una Chiesa.

Questa ricchezza di cammino verso il Regno di Dio, facendo il tutto in memoria del Maestro affinché continui a essere presente con e nella nostra vita per trasformarla in Regno-di-Dio… la possiamo vivere e attuare sempre e non solo “crederla” durante la S. Messa liturgia tradizionale. Nel mio vagare cercando di capire sempre meglio il “mistero della nostra fede” mi sono incontrato con esperienze dove ho “sentito” presente la ricchezza liturgia, dico così, diffusa, non codificata dalle norme, ma quasi pitturata, musicata, declamata dal quotidiano in cui siamo immersi. Solo: ci vogliono occhi nuovi e liberi per captare la presenza del mistero.

Ho partecipato recentemente come membro organizzatore, il 16 giugno 2023, di un Evento che mentre si snodava davanti a tanti presenti, mi faceva sentire dentro la bellezza della presenza di Gesù mentre pregava: “Padre, che tutti siano una cosa sola, come tu padre sei in me e io in te…” e lo pregava durante l’ultima cena, madre di ogni liturgia (Gv 17:20-26). L’incontro di cui parlo è stato “celebrato” nell’unità, presso la casetta dove è cresciuto il Beato Domenico Barberi da Viterbo, al casale… strada Sammartinese. C’eravamo tutti o quasi: buddisti, cristiani di diverse denominazioni soprattutto della Chiesa Anglicana, mussulmani, c’erano anche tra i presenti credenti o poco credenti, ma interessati, gente semplice e gente colta e professionisti… Mi domando: ma non stavamo rispondendo a quella preghiera “Fate Questo in mia memoria? Non era una celebrazione della sua presenza e guida? Non era una Liturgia dove i riti liturgici venivano vissuti in una forma diversa, ma dove erano tutti presenti? Io ho vissuto quell’incontro come se fosse una Messa diversamente liturgica. E qui allargo lo sguardo. Tutto può trasformarsi in Liturgia, dipende da come viviamo la vita e la storia. La forma canonica che, ripeto, va rispettata almeno per ricordarci cosa dovremmo fare nella vita, che lo riporta alla coscienza… o dovrebbe. La liturgia non è una cerimonia ben fatta e in rispetto alle norme canoniche. La liturgia è un incontro-dialogo con Dio attraverso Gesù, luce e guida, via verità e vita.

Partecipiamo allora e celebriamo bene la domenica, ma ricordiamo che il “giorno dopo il sabato” (Giorno Ottavo) è il giorno della Resurrezione che stiamo costruendo nella vita, non solo tra i banchi e i candelabri di lusso.

14. Quando il “VINO NUOVO non SPACCA GLI OTRI VECCHI…

Avete mai letto in Luca (5:36-39) la parabola del vino nuovo… della toppa nuova su vestiti vecchi? La si può leggere in tanti modi. Io l’adatto al mio discorso e riflessione sulla Liturgia che ha bisogno di essere rinnovata nell’anima non nei banchi e canti, pur mantenendo con dignità la struttura che conosciamo da secoli. Perché la mia meditazione non è sugli schemi delle strutture, ma sull’animo con il quale viviamo la nostra esperienza di preghiera e dialogo con Dio. Ma questo rispetto per la forma non ci faccia dimenticare la possibilità di adattarsi secondo le circostanze e soprattutto di non vedere che il “vino nuovo” può anche restare vestito di riti diciamo vecchi, purché il “vecchio” sia umilmente aperto a dare spazio a nuovi sapori e lasciare entrare aria nuova che regali profumi nuovi.

Ce.IS san Crispino Viterbo

E, come sopra ho parlato della esperienza a Simiatug (cap. n. 12) e della liturgia diffusa nell’Incontro interreligioso a Viterbo (cap. n. 13), per terminare vorrei condividere con voi l’esperienza che abbiamo vissuto il 24 di giugno 2023 a La Quercia presso il CeIS San Crispino, fondato e diretto da don Alberto Canuzzi. È iniziata con l celebrazione della S. Messa presieduta dal vescovo diocesano Orazio Francesco Piazza, assistito dal vescovo emerito Lino Fumagalli, sacerdoti e amici. Partecipavano tanti: giovani residenti delle strutture, le famiglie e i figli, gli educatori e volontari, autorità pubbliche: comunali, provinciali, nazionali. Il clima era di gioia e di speranza. Non tutti erano forse credenti allo stesso modo, ma tutti eravamo uniti da un sentimento profondo: cosa possiamo fare per aiutare chi incontra cammini difficili? L’inizio della celebrazione ha visto tanti e tante salutarsi e abbracciarsi. Il Vescovo e don Alberto, erano riusciti con il loro buon umore, a diffondere uno spirito di simpatia e accoglienza poi le letture lette dai residenti, la presentazione di due giovani ai sacramenti, la riflessione del Vescovo, le preghiere, l’offertorio dove si sentiva il dono della propria vita dei presenti, la consacrazione che invita a diventare presenza di Gesù nel mondo del disagio, la comunione che unisce le persone profondamente e non solo formalmente, l’invito finale ad andare come messaggeri di un mondo nuovo… e poi i saluti delle autorità, tra le quali quello di un amico politico che ha saputo trasmettere il senso profondo di un futuro in arrivo perché noi desideriamo costruire le strade. Celebrazione ritualmente perfetta.

Ma non è stata per me la solita Messa alla quale si è presenti ma che non si sente propria. L’ho vissuta come presenza del Signore che trasuda tra i riti e le preghiere. Questo spirito lo si vedeva sui volti dei presenti. Eravamo tutti attorno alla mensa del Signore che ci ricordava… Fate questo in mia memoria. Non solo per consumare una cena, ma per vivere il “banchetto” del Regno di Dio. Dove tutti siamo invitati, senza distinzione, senza emarginare con uno stigma negativo, cercando la forza e il coraggio di essere presenti per prevenire e nel caso stendere quella mano per stringere quella che chiede aiuto, come aveva detto il Vescovo nella sua riflessione. Una Messa celebrata e vissuta con questo spirito, non è più una cerimonia, ma è celebrazione della vita nuova e risorta. Allora l’ “Andare… a Messa” ha un senso liturgico e non solo cerimoniale.  (Continua)

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