CONCLUSIONE

Queste sono le mie chiacchiere finali, mettendo sotto sopra una biblioteca, per condividere un cammino che dura da anni e che ancora prosegue.

Dove mi sono messo a nuotare per cercare di capire meglio i segreti della Liturgia, perché me ne sto innamorando e mi spiace vederla maltrattata anche se formalmente perfetta.

Dopo anni di frequentazione e di “dire” Messa, mi trovavo a fare cose per abitudine, ma non riuscivo a nuotarci dentro. E mi rendevo conto che la gente davanti a me non era in posizione troppo diversa. Sentivo vagamente un certo fascino, ma troppo impolverato di cose fatte senza entrarci dentro. Nel frattempo, anche girando il mondo e vedendo forme diverse di “unirsi” al mistero della vita e di “Dio”, adattandomi alle circostanze, come avete letto a Simiatug e altrove quando “dicevo” Messa tra giovani della strada, sbandati, assenti a certi discorsi… piano piano ho sentito il bisogno di liberarmi delle forme dette canoniche (che hanno un senso comunque profondo) e inventare nel rispetto della sostanza. Ma quale sostanza? Ho letto tanto, scritto anche, discusso, parlato con amici…. Qui mi permetto di scrivere queste cose, non per invogliarvi a fare lo stesso cammino, ma solo per condividere il fatto che ho cercato di “camminare” rispettando il senso delle cose, ma anche rendendomi aperto a chi fa e segue senza sapere, senza sentire, spesso senza vivere la fede espressa nel culto ma non fatta propria. E qui la mia perenne domanda: ma se non capiamo, se non viviamo quello che diciamo di fare… perché farlo? Perché… c’è una risposta.

Le prime riflessioni, lo ricordo bene, furono durante il Concilio Vaticano II, che il tema della Liturgia lo prese veramente a cuore.  Il 4 dicembre 1963 viene pubblicato la “Sacrosanctum Concilium” sulla sacra liturgia. Lo lessi e lo rilessi, ma le sensazioni provate, anche per le persone e studiosi coinvolti, sconvolsero le abitudini ma non in profondo.

Alcuni hanno affermato che il Concilio aveva “ripulito il cattolicesimo da ogni forma di trascendenza” (Michel Onfray in “Vivere secondo Lucrezio” – Ponte alle grazie, 2021 in francese e 2023 in italiano. Molti la pensano come lui). Mi permetto di dissentire. Stiamo attraversando un “rubicone” culturale e spirituale. Il sacro non è più visto nell’aldilà e visibile nei fumi dell’incenso o nella incomprensibilità delle cerimonie.  Il “SACRO” o “luminoso” come direbbe Rudolph Otto, si intreccia con la polvere umana, casa del sacro non sempre rispettato e amato.

È il cosmo intero con tutti i suoi abitanti, anche se apparentemente inanimati, che deve essere rispettato, curato e amato come sacro. Fu in quel periodo che mi avvicinai di più agli studi di Romano Guardini e leggendo il suo “Il Signore”.

Joseph Ratzinger
Joseph Ratzinger

Non potevo ignorare i suoi studi e riflessioni sulla Liturgia che tanta influenza avevano avuto sul Concilio e sul giovane Ratzinger, sul cardinale di Bologna e il suo ausiliare: il cardinale Giacomo Lercaro e il vescovo Luigi Bettazzi, emerito e ancora vivo (questo testo è stato scritto prima della morte di Bettazzi, il 16 luglio 2023, n.d.r.) tra l’altro amico di monsignor Dante Bernini. Entrava nei miei interessi in quei tempi la figura di Teilhard de Chardin, i cui lavori venivano sconsigliati alla lettura dei giovani seminaristi e teologi. Ho molti dei suoi studi e mi seguivano dove andavo, ma sempre superficialmente come interesse e ricerca. Il su “Inno dell’universo” (1961 in francese e 1972 in italiano) mi affascinava, anche se ancora non riuscivo a collocarlo dentro un contesto significativo. Il fenomeno umano e la ‘Evoluzione’, la sua Cosmogenesi verso il punto “omega” faceva fatica a scrollarmi di dosso troppi anni di cerimonie ben fatte ma spesso formali. Cerimonie cultuali, ma forse prive della presenza del Signore attraverso la mia vita.

Nei passi dentro una spiritualità più vicina alla realtà mi aiutarono le riflessioni di Padre Arturo Paoli, che poi incontrai due volte in Canada negli anni 80, e fratel Carlo Carretto con il suo “deserto nella città”. Ratzinger non ancora Benedetto XVI mi affascinò con il suo “Introduzione al Cristianesimo” che conobbi in Germania. Poi letture sul suo pensiero nella Liturgia le approfondii con il testo “Joseph Ratzinger, life in the Church and living Theology” di Maximilian Heinrich Heim (Ignatius, 2005). Quando divenne Papa le sue riflessioni il mercoledì, erano un cammino privilegiato dentro il pensiero della Chiesa. Nella sua Opera Omnia il vol. XII è dedicato alla Liturgia, dove troviamo la celebre espressione: “Se non c’è un rinnovamento della Liturgia, non ci sarà rinnovamento nella Chiesa”. Questa espressione ancora mi sfida e mi fa pensare, perché abbiamo visto e vediamo tanti cambiamenti nei banchi, nei vestiti e suppellettili… ma un vero cambiamento ancora è da venire. Leggere il suo “Heart of the Christian life – Thoughts on Holy Mass, Ignatius 2010) è un bagno nel mistero della Liturgia, ma fuori dalle cerimonie.

Altri lavori che mi hanno aiutato, e li cito senza troppe parole, sono stati: Scott Hahn, The Lamb’s Supper – the Mass as Heaven on Earth (Doubleday, 1999); a Londra conobbi un libretto gioiello che ricevetti dall’autore, il cardinale arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols, “Promise of future glory” (1997) tradotto in italiano dal futuro cardinale Fortunato Frezza, mio carissimo amico, nel 1999. Un altro bellissimo trattato, non credo adatto per la nostra gente, è “The Eucharist” di Lawrence Feingold (Emmaus Academy, 2018). Una bellissima conferenza l’ho trovata in Carmelo Basile: “Provocazione per la spiritualità missionaria e comboniana” (in: Quaderni di limone, n. 4, dove c’è la citazione di Martini e Parente che ho messo al cap. 1). Mentre invece letture più alla mano dove lo scrittore mette in luce il cammino spirituale sapendo scoprire il cammino della liturgia nella vita quotidiana e nelle persone le ho intraviste in: “Led by a thread” di David Forrester; in “Ma foi comme une histoire” di Henri J. Nouwen (Novalis, 1999), dove l’autore noto per i suoi scritti spirituali e membro de l’Arche a Richmond Hill (Toronto – Canada) dove l’ho conosciuto, nel servire una persona gravemente disabile, Adam, morto nel febbraio 1996 (Nouwen morirà poi nel settembre 1996) aveva scoperto il vero senso del servizio liturgico e dell’incontro con Dio attraverso Gesù presente e vivo nei malati e nei sofferenti. La lettura de “Il silenzio della parola” del cardinale Carlo Maria Martini, scritto da Damiano Modena suo assistente (San Paolo 2013) mi ha dato la pennellata finale.

Sento meglio ora che la vera Liturgia si celebra nella vita quotidiana. Nella celebrazione nelle chiese – e quante volte nelle missioni ho dovuto celebrare come capitava… con le tribù Karipunas (Tupi Guaranì) nell’alto dell’Amapà amazzonica; tra i Quechua a Simiatug come ho raccontato; tra i giovani che cercavano di tornare a una vita “risorta” nelle comunità terapeutiche in Italia (CeIS-Viterbo) e Canada (caritas.ca/school of life) –  mi sentivo spinto a preoccuparmi meno delle regolette rituali e cercare di aiutarmi e aiutare a immergersi nel mistero di una vita che  incontra nei simboli, nelle metafore, nell’arte, nella musica, nella poesia, nello scambiarsi dubbi e speranze… il miglior modo di “celebrare” il mistero. Ne ho anche fatto oggetto di riflessioni mie scritte in “Se ha ancora una senso andare a Messa” (Londra-Viterbo 2014); “La scintilla e l’incendio” (Viterbo 2021);  “Nuotando nella Luce” (Viterbo, 2022)…

Chiesa di Santa Maria di Castel d'AssoMeditiamo queste cose nella mia comunità di Castel d’Asso (Mater Amabilis) con il desiderio di non andare più a vedere la messa, ma a “celebrarla” per poi portare il mistero e la misericordia di Dio, di cui Gesù è immagine vivente ora nella sua Chiesa (Corpus Christi), per le strade della storia e della vita. Il cammino della Chiesa, di tutti noi credenti e faticosamente praticanti, deve condurci a costruire il Regno di Dio in mezzo alla vita tutta compresa quella umana.

Un Regno di casa che si consuma qui, dove viviamo e operiamo. Il Regno dei Cieli è la terra che si trasforma in Cielo. Celebrare la Messa è guardare il progetto finito, anche se con immagini simboliche come potete ammirare nel dipinto di Hans Memling, Visione di Giovanni Evangelista a Pathmos, (Bruges 1474-1479), e affrontare i drammi belli e meno belli della storia, per condurli al sogno della Rivelazione, come intuiamo nel libro detto dalla Apocalisse o libro della Rivelazione. È stato presentato alla Chiesa una lettera Apostolica del Papa il 29 giugno 2022, la “Desiderio desideravi”, documento meraviglioso, inviato ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate e ai fedeli laici sulla formazione liturgica del popolo di Dio. Ne avete mai sentito parlare?… ecco cosa intendo dire quando dico: ma perché tanti documenti se poi la gente non li conosce e non li assapora?

Andrebbe studiato, meditato e pregato per almeno un anno, per poi tirarne fuori una pastorale rinnovata, ricca di Dio e di Gesù presente “vivente” nella sua Chiesa come detto sopra: la Chiesa è il Corpo di Cristo. Troviamo in questa lettera riassunta la dottrina sulla Liturgia. Al n. 41, citando Leone Magno (sermone XII: de Passione III,7) dice: “…la nostra partecipazione al Corpo e al Sangue di Cristo non tende ad altro che a farci diventare quello che mangiamo”.

È la sintesi, la fonte e il culmine della nostra celebrazione.

Se non tendiamo a questo, non stiamo celebrando, ma solo andando.

 

Per questo

DOBBIAMO SMETTERE di ANDARE,

(Il mistero e la fede camminano con la nostra vita)

e VIVERE questa LITURGIA

(incontro e purificazione)

su tutti gli altari della vita

(Ascoltiamo: la nostra storia è la vera Chiesa)

trasformando l’universo e i suoi abitanti

(offertorio e consacrazione)

in una dimora degna di essere dono gradito.

(comunione)

E la VITA si trasforma in PREGHIERA

(Glorifichiamo il Signore con la nostra vita)

(Fine)

Nella foto del titolo, Pericle Fazzini: Resurrezione (Aula Paolo VI, Città del Vaticano)

 

 

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